(Da "L'estate addosso")
  • Cultura
  • mercoledì 14 Settembre 2016

Cinque cose su “L’estate addosso”

È il nuovo film di Gabriele Muccino, nei cinema da oggi: parla di quattro adolescenti e di un viaggio dopo la maturità

(Da "L'estate addosso")

L’estate addosso è il decimo film di Gabriele Muccino: sarebbe dovuto uscire il 15 settembre ma è in alcuni cinema già da oggi, per aderire all’iniziativa Cinema2Day che ogni secondo mercoledì del mese permetterà di pagare 2 euro i biglietti di molti film. L’estate addosso è scritto e diretto da Muccino e la colonna sonora è di Jovanotti, autore anche della canzone che ha lo stesso titolo del film ed era nell’album Lorenzo 2015 CC, uscito più di un anno fa.

L’estate addosso è un film on the road girato tra Roma e l’America: a seconda dei siti e dei giornali che ne parlano è descritto come un film drammatico o una commedia. È un film che parla di un viaggio fatto dopo la maturità ed è il primo di Muccino in italiano dopo due in inglese, Quello che so sull’amorePadri e figlie, del 2013 e del 2015. Nel cast di L’estate addosso ci sono attori giovani e non molto noti – Brando Pacitto, Matilda Anna Ingrid Lutz, Taylor Frey e Joseph Haro – e il film è costato circa 5 milioni di euro, molto meno dei precedenti di Muccino, che ha detto: «Avevo da tempo desiderio di realizzare un film piccolo, senza le responsabilità dei grandi budget, su un momento di importanti scelte esistenziali come quello che segue l’esame della maturità».

L’estate addosso è un film molto “alla Muccino”: protagonisti – romani e benestanti – che non sanno bene chi sono, dove vanno e cosa vogliono dalla vita e che si urlano frasi uno contro l’altro, inquadrature dall’alto e frasi come “tutto era così perfettamente imperfetto. E quei pochi centimetri d’imperfezione erano la cosa che ci faceva sentire completi e felici”.

La trama di L’estate addosso (senza SPOILER)

Il protagonista è Marco (interpretato da Pacitto), un ragazzo di 18 anni che ha finito il liceo ma non sa cosa fare da grande. Nel frattempo per un paio di casualità riesce a fare un viaggio estivo a San Francisco, in California. Per un’altra serie di casualità Marco si trova a viaggiare con Maria (Lutz), che frequentava il suo stesso liceo e con cui non va d’accordo: la chiama “la suora” e la considera bigotta e noiosa. Una volta a San Francisco, Maria e Marco incontrano Matt (Frey) e Paul (Haro), una coppia gay con cui faranno un viaggio. Parlando della trama di L’estate addosso, Muccino ha detto: «Le estati a volte ci definiscono per le cose che accadono e per gli incontri che si fanno: per questo ci restano addosso, specie negli anni dell’adolescenza. È l’idea di un’esperienza catartica, completa, unica, a volte irreversibile e spesso irritrovabile, che ci cambia per sempre».

Gabriele Muccino prima di L’estate addosso

Muccino ha 49 anni e negli ultimi dieci ha girato solo un film in italiano: Baciami ancora, il seguito del 2010 di L’ultimo bacio, del 2001. Sono i due suoi film italiani che parlano di trenta-quarantenni in crisi. Il primo film di Muccino è Ecco Fatto – del 1998, su due ragazzi che cercano di passare l’esame di maturità – e l’anno dopo uscì il film con cui è diventato famoso: Come te nessuno mai, con protagonista il fratello Silvio che interpreta un liceale romano. Gabriele Muccino ha diretto anche Ricordati di me, un film in cui ci sono entrambe le generazioni: i liceali adolescenti e i loro genitori (in crisi), interpretati in questo caso da Fabrizio Bentivoglio e Laura Morante.

Grazie agli ottimi incassi italiani dei suoi film, nella seconda metà degli anni Duemila Muccino ha diretto anche due film di Hollywood con Will Smith come protagonista: La ricerca della felicità e Sette anime, nel 2006 e nel 2008. Gli altri due film statunitensi di Muccino sono stati la commedia Quello che so sull’amore (grande cast ma scarsi risultati di incassi e brutte recensioni) e Padri e figlie, un film che racconta una storia lunga 25 anni, con Russell Crowe, Amanda Seyfried, Aaron Paul, Diane Kruger, Octavia Spencer e Jane Fonda.

La colonna sonora di L’estate addosso 

L’ha curata tutta Jovanotti, che è amico di Muccino e che già in passato aveva composto canzoni per i suoi film. È stata pubblicata il 2 settembre, distribuita da Universal Music; durante il Festival di Venezia ha vinto il premio per la miglior colonna sonora. Tra le canzoni del film ci sono anche “Full of Life” – una versione in inglese di “Pieno di vita”, un’altra canzone di Lorenzo 2015 cc – e “Welcome to the world”, una canzone composta da Jovanotti e interpretata da Jack Jaselli, che ha collaborato alla scrittura del testo. A Venezia Muccino ha spiegato che, in pratica, è stata la canzone a fargli venire voglia di fare un film, a cui però pensava già da qualche tempo.

Cosa dice Muccino del suo film

In un’intervista di luglio al Corriere della Sera ha detto che il film nasce dal suo viaggio di maturità del 1991: «Da quando faccio il regista ho sempre voluto narrare quella vacanza, in un’età che ancora non conosce tormenti, o meglio, trasforma le piccole cose in tormenti, senza mezze misure». Ha però spiegato che a parte il contesto e il tema generale non ci sono molte cose davvero autobiografiche: «Non più di quanto lo siano gli altri, ma ha radici più lontane. Prende spunto da qualcosa di mio ma è universale: le spinte emotive dell’ingresso nell’età adulta non cambiano. I tormenti di tutti i giovani Werther sono gli stessi». Parlando di Jovanotti ha detto: «Siamo sentimentali, condividiamo l’idea che la vita sia fatta di palpiti e accelerazioni. Ci piacciono tante cose diverse, non ci spaventa il popolare. Ha creato l’intero score del film. Un conto è scrivere una canzone per un film, un altro accompagnarlo con il commento sonoro. Ha lavorato di getto, sentirete sonorità diverse». Muccino ha parlato del suo film anche con Sky Cinema, da Venezia.

Cosa dicono i critici di L’estate addosso

MyMovies ha scritto che il film si può paragonare a Tutti vogliono qualcosa, il film di Richard Linklater (quello di Boyhood) che in Italia è uscito a giugno: entrambi provano a «restituire narrativamente l’ebbrezza di un mondo in cui i giovani possano, e debbano, sentirsi invincibili e compiere il maggior numero possibile di cazzate senza pagarne col sangue le conseguenze». Sul Sole 24 Ore Andrea Chimento ha scritto che L’estate addosso è il «classico racconto di formazione che cerca di rappresentare metaforicamente il passaggio dall’adolescenza all’età adulta» ma è «piuttosto insipido e che sa molto di già visto» perché è «incapace di sviscerare opportunamente i tanti spunti messi in campo»:

Davvero troppa la carne al fuoco e del tutto scarso l’approfondimento psicologico di personaggi con cui si fatica tremendamente a empatizzare. I giovani attori s’impegnano ma non basta, mentre la colonna sonora firmata da Jovanotti risulta più invadente che efficace: non sempre le canzoni si sposano adeguatamente con immagini scandite da un montaggio poco brillante e non in grado di dare il giusto ritmo al viaggio di Marco e Maria.

Su Wired Claudia Catalli ha scritto: «Nulla di nuovo, tutto già visto. C’è un guizzo di attualità nel presentare una coppia omosessuale e il travagliato percorso di coming out e emancipazione dalla famiglia, senz’altro la parte più interessante del film, ma è solo una parentesi narrativa che (s)cade presto nella superficie fino a svanire in un bacio etero». Il film non è piaciuto nemmeno a MoviePlayer e in genere è praticamente impossibile trovare un critico che ne abbia parlato davvero bene (qualcuno ha apprezzato certe scelte di regia, praticamente nessuno la storia raccontata):

Dalla visione che emerge da L’estate addosso, oggi Muccino sembra frequentare poco gli adolescenti nostrani e al tempo stesso il suo sguardo sulla società americana sembra quello di uno straniero che ne ha colto i tratti essenziali in modo grossolano, senza averla compresa fino a fondo. Distante da entrambe queste realtà, il regista preferisce rifugiarsi nella memoria ricreando un’estate ideale, perfetta nella sua lontananza, costellata di amici che tutti vorremmo incontrare e di esperienze che tutti sogniamo di vivere. In questa direzione va anche la confezione, molto curata, che mette in scena una situazione troppo appagante per toccarci davvero.