Andrea Leadsom e Theresa May (BEN STANSALL,NIKLAS HALLE'N,CHRIS J RATCLIFFE/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 7 luglio 2016

Il prossimo primo ministro del Regno Unito sarà una donna

Andrea Leadsom e Theresa May sono le due candidate ancora in corsa per prendere il posto di Cameron come leader dei Conservatori (e quindi come primo ministro)

Andrea Leadsom e Theresa May (BEN STANSALL,NIKLAS HALLE'N,CHRIS J RATCLIFFE/AFP/Getty Images)

Dopo i primi turni di votazioni all’interno del partito Conservatore del Regno Unito per decidere chi sarà il prossimo segretario restano in corsa solo due donne: Theresa May – che ha 59 anni ed è l’attuale ministro dell’Interno – e Andrea Leadsom, che ha 53 anni ed è l’attuale ministro dell’Energia. Questo vuol dire che, in base alla consuetudine britannica per cui  il leader del partito di maggioranza è automaticamente anche il primo ministro, il prossimo primo ministro del Regno Unito dopo le annunciate dimissioni di David Cameron sarà una donna.

In questo momento il partito di maggioranza del Regno Unito è quello dei Conservatori, che però non ha un capo: il primo ministro David Cameron – che era leader dei Conservatori – ha detto che si dimetterà entro ottobre, come conseguenza del referendum con cui il Regno Unito aveva deciso di uscire dall’Unione Europea. Cameron aveva proposto il referendum per ottenere aperture e nuove concessioni da parte della Unione Europea, e dopo averle ottenute aveva fatto campagna a favore del Remain (l’opzione che ha perso, quella per restare nell’Unione Europea). Poco dopo il referendum e l’annuncio delle dimissioni di Cameron è iniziato il complicato processo che serve per eleggere un nuovo leader di partito, e quindi un nuovo primo ministro. Ora – dopo la rinuncia di Boris Johnson a candidarsi e dopo che una serie di candidati sono stati via via esclusi da successive votazioni – restano candidate solo May e Leadsom. L’unica donna primo ministro del Regno Unito era stata Margaret Thatcher, in carica dal 1979 al 1990.

Il processo per l’elezione del leader dei Conservatori del Regno Unito è un meccanismo un po’ complicato, “a eliminazione”: a ogni votazione viene “eliminato” il candidato con meno voti. Le prime votazioni sono fatte dai parlamentari Conservatori e l’ultima – quella decisiva – è fatta dagli iscritti al partito. Nel tardo pomeriggio del 7 luglio c’è stata l’ultima votazione dei parlamentari: May ha preso 199 voti, Leadsom ne ha presi 84, il terzo candidato  è Michael Gove, con 46 voti. Il voto in cui gli iscritti del partito Conservatore sceglieranno il nuovo leader e primo ministro del Regno Unito sarà il 9 settembre.

Theresa May è la favorita per la vittoria, almeno da quando Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra e uno dei politici più visibili della campagna del “Leave”, ha deciso di non candidarsi. Nonostante i recenti consensi e la sua carica attuale – è l’attuale Segretario di Stato degli affari Interni, l’equivalente del ministro degli Interni italiano – May non è molto conosciuta al di fuori del Regno Unito: non si è fatta conoscere nemmeno nella campagna per il referendum, durante la quale ha preso una posizione molto defilata. May è ministro degli Interni dal 2010: è la persona che ha ricoperto questo ruolo più a lungo negli ultimi sessant’anni. È figlia di un pastore anglicano, ha studiato all’Università di Oxford ed è stata eletta in parlamento per la prima volta nel 1997. È sposata e non ha figli. Nel 2002 è diventata la prima donna a ricoprire il ruolo di segretario generale del Partito Conservatore.

May considerata molto ambiziosa e Nick Clegg, ex leader del partito dei Liberal Democratici ed ex vice-primo ministro del Regno Unito, l’aveva soprannominata “la Vergine di Ghiaccio” per via del suo carattere poco alla mano. Dopo che si è candidata per prendere il posto di Cameron, il quotidiano di sinistra Independent ha pubblicato un editoriale intitolato La noiosa e competente Theresa May è ciò che serve alla nazione dopo lo shock del voto su Brexit. May si è impegnata molto per ridurre la corruzione nella polizia britannica ed è nota per avere delle posizioni abbastanza intransigenti sull’immigrazione: negli scorsi mesi ha detto di essere contraria alle quote di migranti siriani che i paesi dell’Unione Europea avrebbero dovuto accogliere. A settembre aveva detto che è importante aiutare le persone che vivono nelle zone di guerra, ma non quelle “abbastanza forti e ricche per venire in Europa”.

Andrea Leadsom è nata a Aylesbury, in Inghilterra, ed è in parlamento dal 2010. È stata segretario del Tesoro dall’aprile 2014 fino al maggio 2015, quando è diventata ministro dell’Energia. Durante la campagna precedente al referendum era a favore del Leave, per cui ha fatto attivamente campagna. Leadsom ha studiato Scienze politiche all’università di Warwick, dove si laureò nel 1987. Ha poi iniziato una carriera nel settore finanziario, lavorando per molti anni per la divisione di Barclays che si occupa di investimenti. Parlando della sua candidatura ha detto di «credere veramente nelle opportunità che si sono aperte dopo il referendum» e che la sua assoluta priorità sarà fare tutto ciò che serve per rendere effettiva la decisione presa nel referendum: «Non si tratta di lasciare qualcosa [l’Unione Europea], si tratta di re-impegnarsi con il resto del mondo». Di lei l’Independent ha scritto: «Si è fatta strada durante la campagna per il referendum. È dietro a May nella scala gerarchica ma ha un tocco di acciaio alla Thatcher».

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