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  • sabato 2 luglio 2016

Guida minima a Theresa May

Da qualche giorno è la favorita a diventare il capo dei conservatori britannici (e quindi il nuovo primo ministro): ha 59 anni, è apprezzata anche a sinistra ed era per il "Remain"

Il ministro dell’Interno del Regno Unito Theresa May, il 27 giugno 2016 (AP Photo/Matt Dunham)

Da qualche giorno la politica britannica Theresa May è diventata la candidata principale a sostituire David Cameron come leader del Partito Conservatore e di conseguenza nuovo primo ministro del paese, dato che nel sistema politico britannico il capo del partito di maggioranza diventa automaticamente premier. May è diventata la favorita dopo che l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, uno dei politici più visibili della campagna del “Leave” al referendum, ha deciso di non candidarsi: secondo il Guardian 91 dei 330 parlamentari conservatori hanno dichiarato che la sosterranno alle primarie del partito, contro i 21 che appoggeranno Stephen Crabb, ministro del Lavoro, i 20 per il ministro della Giustizia Michael Gove, i 17 per il ministro dell’Energia Andrea Leadsom e i 7 che sostengono Liam Fox, ex ministro della Difesa.

Nei prossimi giorni (a partire dal 5 luglio) i parlamentari conservatori dovranno ufficialmente votare i cinque candidati, riducendo la lista a due soli potenziali leader, che saranno poi votati dagli iscritti al partito: il processo si concluderà entro il 9 settembre, ma c’è anche la possibilità che May diventi primo ministro prima di quella data, dato che gli altri potrebbero decidere di ritirarsi nel caso di un ottimo risultato di May.

Nonostante i recenti consensi e la sua carica attuale – è l’attuale Segretario di Stato degli affari Interni, l’equivalente del ministro degli Interni – May non è molto conosciuta al di fuori del Regno Unito: non si è fatta conoscere nemmeno nella campagna per il referendum, durante la quale ha preso una posizione molto defilata.

Theresa May (il cui nome completo è Theresa Mary May, nata Brasier) è inglese, ha 59 anni ed è ministro degli Interni dal 2010: è la persona che ha ricoperto questo ruolo più a lungo negli ultimi sessant’anni. È figlia di un pastore anglicano, ha studiato all’Università di Oxford ed è stata eletta in parlamento per la prima volta nel 1997. È sposata e non ha figli. Nel 2002 è diventata la prima donna a ricoprire il ruolo di segretario generale del Partito Conservatore. È considerata molto ambiziosa e Nick Clegg, ex leader del partito dei Liberal Democratici ed ex vice-primo ministro del Regno Unito, l’aveva soprannominata “la Vergine di Ghiaccio” per via del suo carattere poco alla mano. Dopo che si è candidata per prendere il posto di Cameron, il quotidiano di sinistra Independent ha pubblicato un editoriale intitolato La noiosa e competente Theresa May è ciò che serve alla nazione dopo lo shock del voto su Brexit.

Nel discorso con cui ha presentato la sua candidatura il 30 giugno, May ha detto di non essere uno di quei politici “che si fanno notare” e di non fare pettegolezzi sugli altri parlamentari. Il punto principale del suo discorso però è stato quello riguardo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: «Brexit significa Brexit (…) Non dovrà esserci nessun tentativo di rimanere all’interno dell’UE o di rientrarci dall’ingresso sul retro». Durante la campagna prima del referendum comunque May era per il “Remain“, ovvero per fare restare il Regno Unito nell’Unione Europea, seppure in molti l’abbiamo accusata di aver tenuto una posizione un po’ ambigua.

Per ottenere il favore di chi ha votato per far uscire il Regno Unito dall’Unione Europea, May ha scelto Chris Grayling, un importante sostenitore della campagna del “Leave” per guidare la sua campagna elettorale, e promettendo di creare un dipartimento per la negoziazione dell’uscita dall’UE.

Durante gli anni da ministro dell’Interno Theresa May si è impegnata molto per ridurre la corruzione all’interno del corpo di polizia e ne ha tagliato le spese riuscendo al contempo a impedire che il numero di crimini commessi nel paese aumentasse. Nel 2014, davanti a una platea composta esclusivamente da agenti di polizia, ha fatto un discorso elencando una serie di gravi e noti casi di cattiva condotta e abuso di potere che hanno riguardato la polizia inglese negli ultimi anni, sottolineando come questi abbiano fatto crollare la fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine: alla fine del discorso nessuno ha applaudito. In quell’occasione May promise che avrebbe tagliato i finanziamenti pubblici al sindacato della polizia (l’equivalente di circa 235.000 euro all’anno) visto che un’indagine aveva mostrato che il sindacato disponeva di circa 30 milioni di sterline (circa 37 milioni di euro) distribuiti in diversi conti “secondari”.

May ha anche vietato l’uso dei tre idranti acquistati in Germania per la polizia londinese da Boris Johnson ai tempi in cui era sindaco di Londra, cosa per cui fu molto preso in giro. I tre idranti erano costati in totale di 200mila sterline e l’1 luglio il nuovo sindaco di Londra Sadiq Khan ha detto che li venderà per finanziare dei progetti per i giovani. Fra le altre cose notevoli di questi anni, May si è anche opposta all’estradizione negli Stati Uniti dell’hacker scozzese Gary McKinnon, che fu accusato di essersi introdotto illegalmente in 97 server militari degli Stati Uniti e della Nasa tra il 2001 e il 2002.

May è nota per avere delle posizioni abbastanza intransigenti sull’immigrazione: negli scorsi mesi ha detto di essere contraria alle quote di migranti siriani che i paesi dell’Unione Europea avrebbero dovuto accogliere. A settembre aveva detto che è importante aiutare le persone che vivono nelle zone di guerra, ma non quelle “abbastanza forti e ricche per venire in Europa”. Nel discorso con cui ha presentato la sua candidatura a presidente del Partito Conservatore, May ha detto che è necessario avere più controllo del numero di persone che arrivano nel Regno Unito dall’Europa.

Il 30 giugno May ha anche messo su Facebook un discorso sul suo programma come candidata alla guida del Partito Conservatore.

In uno dei passaggi più rilevanti, May spiega:

«Crediamo nel capitalismo e nel libero mercato perché la storia ha dimostrato che sono il modo migliore per diffondere le opportunità e migliorare la mobilità sociale. Ma questo non significa che il capitalismo, indipendentemente dalla sua forma, sia sempre perfetto. Quando non aiuta a creare opportunità per tutti, quando perde il sostegno pubblico, quando ci sono gravi abusi di potere, in questi casi dobbiamo riformarlo».

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