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  • Martedì 21 luglio 2026

Burnham ha fretta di mostrarsi diverso

Il nuovo primo ministro britannico sta provando a distanziarsi da Starmer e dal suo programma, ma è ancora lunga

Andy Burnham gira un video per i social durante la visita a un'associazione che assiste persone senzatetto, a Londra il 20 luglio
Andy Burnham gira un video per i social durante la visita a un'associazione che assiste persone senzatetto, a Londra il 20 luglio (Christopher Furlong/Pool Photo via AP)
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Andy Burnham, che da lunedì è il nuovo primo ministro britannico, si sta affrettando a mostrarsi in discontinuità con il suo predecessore Keir Starmer. Sono entrambi Laburisti e l’operazione ha senso perché Starmer era diventato così impopolare, persino dentro il partito, da non riuscire quasi più a governare. La questione ora è quanto Burnham sarà disposto a discostarsi dal programma con cui i Laburisti avevano stravinto le elezioni nel 2024, e che alla fine è il programma di Starmer, dato che al tempo era lui il leader.

La volontà di Burnham di fare le cose in modo diverso si è già vista in almeno due aspetti: i primi provvedimenti annunciati e la composizione del governo, da cui sono stati cacciati tutti i ministri più vicini a Starmer.

Burnham ha deciso di puntare parecchio sul contrasto al carovita, che da mesi ha soppiantato l’immigrazione come principale priorità per gli elettori. Una delle sue prime misure è stata togliere per un anno l’IVA dalle bollette dell’elettricità, in modo da ridurle in media dell’equivalente di 53 euro all’anno a famiglia. È una misura onerosa per il governo, dato che costa quasi un miliardo di euro. Ma va in controtendenza col governo di Starmer, ricordato per un impopolare taglio dei sussidi ai pensionati per le bollette invernali, che alla fine era stato costretto a rimangiarsi.

La prima riunione del governo di Burnham, il 21 luglio a Londra

La prima riunione del governo di Burnham, il 21 luglio a Londra (Eddie Mulholland-WPA Pool/Getty Images)

Burnham ha concluso il primo discorso da primo ministro – fatto a braccio e parlando direttamente alle telecamere, invece che dal tradizionale leggio di legno – promettendo di azzerare il numero di persone senzatetto. Lunedì, prima della nomina, aveva visitato un’associazione che assiste i senzatetto a Londra, dicendo che gli serviva per restare in contatto con la realtà. Da sindaco dell’area metropolitana di Manchester, l’incarico a cui deve la sua popolarità, aveva fatto promesse simili: negli ultimi anni il numero di senzatetto nella città è aumentato, ma è comunque più basso rispetto a prima dell’inizio del suo mandato, nel 2017.

Un’altra novità, rispetto alla porosità con cui le notizie politiche arrivano ai media, è stata la segretezza quasi assoluta che lo staff di Burnham è riuscito a mantenere su chi avrebbe fatto parte del nuovo governo, e con che ruolo. Ancora venerdì una parlamentare Laburista raccontava che «il prossimo ministro degli Esteri, in questo momento, non sa ancora di esserlo». La composizione del governo è cambiata profondamente rispetto a quello di Starmer.

Sono stati allontanati tutti i fedelissimi di Starmer, a partire dall’ex ministra delle Finanze, Rachel Reeves. I ministri che sono stati riconfermati (una minoranza) sono quelli che hanno avuto un ruolo nella cacciata di Starmer, facendo pressioni affinché si dimettesse. Tra loro i principali sono Ed Miliband, diventato ministro degli Esteri, e Shabana Mahmood, confermata come ministra dell’Interno.

La scelta di Mahmood segnala che Burnham ne condivide le politiche molto dure contro l’immigrazione. Quella di Miliband implica un approccio diverso in politica estera, soprattutto sul Medio Oriente: è sensibile alla causa palestinese e recentemente Burnham si è scusato per la posizione, cauta e che era costata voti a sinistra, dei Laburisti sull’occupazione israeliana della Striscia di Gaza. Anche lì, è ricordata un’intervista del 2023 in cui Starmer sostenne che Israele avesse il diritto di bloccare le forniture di acqua ed energia alla Striscia.

Un’altra parte del governo è fatta di ex ministri allontanati da Starmer, oppure che si erano dimessi in polemica con lui. Tra i primi c’è Angela Rayner, paladina dell’ala sinistra, che torna all’Edilizia. Tra i secondi ci sono Wes Streeting, uno dei principali rivali interni di Starmer che aveva appoggiato Burnham in cambio di una nomina ed è stato ricompensato con il ministero della Difesa, e John Healey, il nuovo ministro delle Finanze, cioè la figura più importante del governo dopo il primo ministro.

La scelta di Healey è ritenuta molto oculata.

Shabana Mahmood ed Ed Miliband, di spalle, arrivano insieme a Downing Street, il 20 luglio: i loro staff hanno spiegato che era stata una coincidenza, mentre di solito i futuri ministri arrivano uno alla volta

Shabana Mahmood ed Ed Miliband, di spalle, arrivano insieme a Downing Street, il 20 luglio: i loro staff hanno spiegato che era stata una coincidenza, mentre di solito i futuri ministri arrivano uno alla volta (Chris J. Ratcliffe/Bloomberg)

Scegliendolo Burnham ha aggirato le tensioni sui nomi che circolavano per quel posto: proprio Miliband e Mahmood. Healey è un politico esperto e rispettato ma, a differenza loro, non gli vengono attribuite ulteriori ambizioni o trame tra le correnti dei Laburisti. Non rischia di sottrarre attenzione a Burnham con le sue iniziative e si pensa che eseguirà le indicazioni, che soprattutto sulla spesa pubblica saranno dolorose (ci arriviamo tra poco).

Nel Regno Unito è un classico la contrapposizione tra primo ministro e ministro delle Finanze, che peraltro risiedono nella stessa via, al numero 10 e 11 di Downing Street. La concordia o meno tra i due può condizionare parecchio le politiche di un governo, specie perché il ministro delle Finanze deve trovare i fondi per finanziarle tra i vari ministeri, finendo sempre per scontentare qualcuno. La nomina di Healey è funzionale a una certa subalternità del ministero delle Finanze al primo ministro, rispetto al passato.

– Leggi anche: Che primo ministro sarà Andy Burnham

Lo spazio di manovra di Healey, e dunque di Burnham, però è molto limitato e non è stato ancora chiarito come finanzieranno i provvedimenti promessi. Per esempio hanno detto che i fondi per lo sconto sulle bollette arriveranno dalla rinuncia a sviluppare un sistema di identità digitale, ma Darren Jones (un sottosegretario di Starmer che non è stato riconfermato) ha obiettato che non erano ancora stati stanziati soldi per quel progetto.

Healey stesso si era dimesso a giugno, quand’era ministro della Difesa, perché riteneva che Starmer non facesse sul serio sull’aumento della spesa militare. Portarla al 3 per cento del PIL entro il 2030 (dall’attuale 2,6 per cento), come voleva Healey, comporterebbe inevitabilmente tagliare altre voci del bilancio pubblico. Non è facile, neppure per un leader accompagnato da grande entusiasmo come Burnham, se si ricorda che la prima vera ribellione dei parlamentari affrontata da Starmer era stata proprio contro i tagli al welfare proposti da lui e da Reeves.

Su questo Burnham dovrà presto decidere se restare fedele alle promesse del 2024, ossia all’impegno di non alzare le tasse lasciando invariate le tre principali: quella sul reddito, i contributi della previdenza sociale e l’IVA. Più in generale, Burnham dovrà decidere se limitarsi a portare avanti il programma dei Laburisti che ha ereditato o se costruirne uno autonomo, a costo di discostarsi dai vecchi impegni.

Non è una decisione secondaria, per una leadership costruita sulla promessa di un cambiamento radicale. Burnham parte da idee piuttosto affini a quelle di Starmer, cosa che si è vista anche nella diagnosi dei problemi del paese fatta nel discorso di lunedì, e durante la campagna elettorale gli è stato spesso rinfacciato. Il meme sopra recita una cosa come dimmi che non sarai un altro centrista noioso con gli occhiali (come Starmer).

Quello che abbiamo visto in questi primi due giorni – lo stile diretto, la comunicazione, la composizione del governo e l’approccio concreto dei primi provvedimenti – va nella seconda direzione: dimostrare di non essere un altro centrista noioso con gli occhiali.