Perché si riparla di Italicum?

Alle amministrative il M5S ha vinto 19 ballottaggi su 20: ora la nuova legge elettorale, che prevede un ballottaggio tra i partiti più votati, a qualcuno non sembra più una buona idea

L’ex sindaco di Torino Piero Fassino ha raccontato a Repubblica quelle che secondo lui sono le ragioni della sua sconfitta a sorpresa a Torino, dove ha perso contro Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle. Fassino dice che il risultato nella sua città è stato causato più dal clima politico nazionale che dalla sua amministrazione, e aggiunge: «Se nel ballottaggio il secondo e il terzo si coalizzano, anche senza dichiararlo, il primo soccombe». Quando il giornalista gli ha domandato se dopo questa scoperta non sia il caso di cambiare l’Italicum, la nuova legge elettorale che prevede un ballottaggio se nessuna forza politica ottiene il 40 per cento al primo turno, Fassino ha risposto: «è una riflessione da fare».

Diversi commentatori ed esponenti politici da domenica dicono che è il caso di modificare la legge elettorale, il cosiddetto Italicum. La ragione è quella che ha detto Fassino: il Movimento 5 Stelle ha dimostrato di riuscire in modo quasi sistematico a raccogliere i voti delle formazioni che non hanno passato il primo turno. Il caso di Torino è esemplare: al primo turno è Fassino era in vantaggio di più di dieci punti, tanti quanti a Roma separavano Virginia Raggi da Roberto Giachetti. Al secondo turno Appendino ha recuperato circa 20 punti e ha battuto Fassino con quasi dieci punti di scarto. Una cosa del genere aveva portato all’elezione di Federico Pizzarotti a sindaco di Parma. A Roma quest’anno Virginia Raggi ha quasi raddoppiato i voti ottenuti al primo turno, doppiando il risultato del suo avversario Giachetti.

Quando nei prossimi giorni saranno diffuse le prime analisi dei flussi elettorali, cioè su come si sono spostati gli elettori tra primo e secondo turno, sapremo dire con maggior esattezza quali voti sono riusciti a raccogliere i candidati del Movimento 5 Stelle al secondo turno, ma già oggi il quadro sembra piuttosto chiaro. Su 20 comuni in cui era arrivato al secondo turno, il Movimento ne ha vinti 19: 11 contro il centrosinistra e 8 contro il centrodestra, perdendo solo nel comune di Alpignano, in provincia di Torino, contro una coalizione di liste civiche. Come ha scritto il Centro studi elettorale dell’università Luiss (CISE): «il vero “Partito della Nazione” in questo momento in Italia è il M5S», perché «grazie alla sua natura di movimento trasversale [è] in grado di raccogliere consensi in elettorati collocati su posizioni opposte lungo la dimensione sinistra-destra».

È una situazione che può avere conseguenze facili da immaginare in caso di elezioni con l’Italicum, la legge elettorale voluta dal governo Renzi e approvata nel maggio 2015, il cui meccanismo fondamentale è il ballottaggio tra i due partiti più votati, nel caso in cui nessuno riesca a raggiungere almeno il 40 per cento dei voti. Il vincitore del ballottaggio ottiene il 55 per cento dei seggi alla Camera, cioè 340 seggi in tutto. Questo premio viene assegnato al singolo partito. È un meccanismo unico al mondo, dove di solito il ballottaggio avviene tra due candidati, non tra due partiti o liste. L’Italicum vale solo per la Camera e sarà applicato soltanto in caso di approvazione della riforma del Senato, che trasforma la seconda camera in un organo eletto in maniera indiretta.

La ragione del meccanismo del ballottaggio era introdurre un sistema che assicurasse in ogni circostanza una maggioranza alla Camera. Con questo sistema, indipendentemente dalla frammentazione del panorama politico, ci sarà sempre e comunque maggioranza netta in parlamento, anche in caso di scenari estremi. Se per assurdo ipotizziamo un risultato elettorale con cinque diverse forze politiche, ognuna con il 20 per cento dei consensi, l’Italicum produrrà comunque una maggioranza del 55 per cento, perché il premio di maggioranza sarà assegnato alla forza che vincerà il ballottaggio. Quando l’Italicum era in discussione, molti scrissero che era un sistema che potenzialmente poteva consegnare una maggioranza di governo al M5S e i ballottaggi di domenica sembra che lo abbiano confermato.

Politicamente, almeno in teoria, tanto al centrodestra quanto al centrosinistra converrebbe modificare la legge elettorale, in modo da evitare un ballottaggio che sembra così favorevole al M5S. Ma c’è la possibilità concreta che la legge elettorale vada cambiata in ogni caso. Lo scorso febbraio infatti il tribunale di Messina ha inviato l’Italicum all’esame della Corte costituzionale. Il tribunale di Messina ha accolto e inviato alla Corte sei delle tredici eccezioni di incostituzionalità formulate dai ricorrenti (un gruppo di avvocati guidato dall’ex senatore DS Felice Carlo Besostri, autore del ricorso che portò alla bocciatura parziale della precedente legge elettorale, il cosiddetto “porcellum”).

Alcuni esperti dicono che è probabile che alcune delle sei eccezioni verranno accolte, perché sono simili a quelle della vecchia legge elettorale già bocciata dalla Corte. In particolare, la Corte bocciò il “Porcellum” perché non prevedeva una soglia minima per ottenere il premio di maggioranza: l’Italicum cerca di aggirare questa decisione indirettamente, prevedendo un secondo turno. La Corte potrebbe decidere anche di bocciare la presenza dei “capilista bloccati”, che farà sì che gran parte dei parlamentari, soprattutto nelle formazioni di opposizione, saranno scelti dai partiti e non eletti con le preferenze: il Porcellum fu bocciato anche perché prevedeva liste completamente bloccate. Infine, la Corte potrebbe decidere di bocciare la possibilità di fare candidature multiple, cioè di candidarsi in più di un collegio (una pratica usata spesso dai leader di partito per assicurarsi l’elezione). La Corte esaminerà la legge elettorale il prossimo 4 ottobre: una data molto vicina al referendum sulla riforma della Costituzione.

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