La senatrice Monica Cirinnà del PD. (LaPresse)

La legge sulle unioni civili è a rischio?

Se lo chiedono in molti dopo che Grillo ha detto che i senatori del M5S avranno "libertà di coscienza": ma l'approvazione in Senato del ddl Cirinnà sembra piuttosto sicura

La senatrice Monica Cirinnà del PD. (LaPresse)

Sabato 6 febbraio Beppe Grillo ha annunciato un po’ a sorpresa sul suo blog che i senatori del Movimento 5 Stelle avranno libertà di coscienza sul voto per il ddl Cirinnà, la legge che propone di introdurre per la prima volta in Italia le unioni civili ed è attualmente in discussione al Senato. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, da sempre contrario alla legge, ha accolto positivamente la decisione di Grillo, scrivendo su Twitter che ora sulla Cirinnà, la cui approvazione era data per certa fino a qualche giorno fa, «si riapre la partita». Nel pomeriggio ha chiesto formalmente al PD di eliminare la norma sulla stepchild adoption dal testo del ddl.

In realtà i numeri complessivi e le intenzioni di voto dei senatori M5S sembrano rendere ancora oggi molto probabile l’approvazione della legge. La maggioranza necessaria è di 161 senatori. Secondo le ultime notizie, il testo attuale dovrebbe avere i voti di tutti o quasi i 112 senatori del PD. A questi vanno aggiunti circa 15 senatori che appartengono al gruppo misto e provengono da SEL, dal M5S e da Scelta Civica. In teoria, dovrebbero votare a favore anche i 19 senatori di ALA, il gruppo creato dall’ex senatore di Forza Italia Denis Verdini e che vota spesso a sostegno del governo, oltre a diversi senatori di Forza Italia di area liberale a cui Silvio Berlusconi ha lasciato libertà di coscienza, dopo essersi personalmente espresso a favore della legge (dovrebbero essere almeno cinque). In tutto fanno circa 150 voti, undici in meno della maggioranza necessaria a far approvare la legge.

A questi numeri, però, vanno aggiunti tutti i senatori del M5S che decideranno di votare la legge, cioè quasi certamente la maggioranza del gruppo, composto da 35 senatori. In queste ultime ore è circolato molto tra gli account Twitter dei senatori del M5S l’hashtag #iovotosì per segnalare il proprio appoggio al ddl Cirinnà. Secondo le indiscrezioni pubblicate sui giornali italiani, almeno 30 senatori sui 35 iscritti al gruppo voteranno la legge portando così i favorevoli a quota 180 voti, molto al di sopra della soglia dei 161. Questa settimana lo stesso numero di senatori favorevoli hanno votato contro la pregiudiziale di costituzionalità della legge avanzata dalle opposizioni, e quindi a favore della legge.

Il voto segreto potrebbe effettivamente rendere più facile ad alcuni esponenti cattolici del PD di votare contro la legge senza esporsi alle critiche: anche il PD ha lasciato libertà di voto ai suoi senatori, ma in una riunione interna poche settimane fa il gruppo ha approvato all’unanimità il testo della legge che sta per essere votato. Secondo molti, però, il voto segreto potrebbe danneggiare anche NCD, il partito guidato da Angelino Alfano. Alcuni ipotizzano che una decina dei senatori di NCD potrebbe sfruttarlo per votare la legge in modo da assicurare la tenuta del governo di cui fanno parte.

Riassumendo: se tutti i senatori del M5S votassero contro, la legge potrebbe essere respinta. Ma questo sembra uno scenario molto lontano: almeno quindici senatori del M5S hanno già detto che voteranno sì e a loro bisognerà a aggiungere i cosiddetti “franchi tiratori” di NCD che decideranno di appoggiare il governo. Anche se ci saranno defezioni di cattolici dal PD, il DDL sembra avere ancora una maggioranza relativamente sicura, intorno ai 180 voti.