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  • martedì 2 febbraio 2016

I primi voti sulle unioni civili

Il Senato ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità e le questioni sospensive al ddl Cirinnà, poi è cominciata la discussione generale

Monica Cirinnà al Senato, gennaio 2016 (Fabio Cimaglia / LaPresse)

Aggiornamento delle 17,30: È ripresa oggi alle 16,30 la discussione in Senato sul disegno di legge 2081, il cosiddetto “ddl Cirinnà” (la senatrice Monica Cirinnà del PD è la prima firmataria), e di altre tredici proposte di legge sulle unioni civili. Oggi dovevano essere votate le questioni pregiudiziali di costituzionalità e quelle sospensive, presentate nella seduta di giovedì 28 gennaio: la questione pregiudiziale è uno strumento parlamentare con cui uno o più parlamentari chiedono che la discussione di un provvedimento non abbia luogo per ragioni costituzionali o di merito; la questione sospensiva è lo strumento con cui uno o più parlamentari chiedono che la discussione di un provvedimento sia sospesa fino a una certa data. Il Senato le ha respinte tutte ed è successivamente cominciata la discussione generale sul disegno di legge.

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La diretta della discussione in Senato

Le questioni pregiudiziali e sospensive devono essere discusse e votate prima della discussione generale. I primi voti saranno palesi e riguarderanno le tre sospensive e le otto pregiudiziali di costituzionalità presentate dai senatori Sacconi (NCD), Gasparri (FI), Giovanardi, Quagliariello, Compagna e Augello (ex NCD e attualmente di Idea, movimento nato lo scorso novembre e acronimo di “Identità e Azione”), Bonfrisco (Conservatori e Riformisti), Stefani (Lega). Il Corriere della Sera ha fatto un po’ di calcoli: i contrari alla legge – e dunque a favore delle pregiudiziali – dovrebbero essere 103, dunque non sufficienti a fermarla. I voti contro le pregiudiziali e le sospensive dovrebbero essere tra i 214 e i 217: quelli del PD, del M5S che ha dichiarato il proprio voto favorevole, del gruppo Misto-SEL, dei deputati delle Autonomie e probabilmente dei verdiniani di Ala.

Dopo le prime votazioni di oggi, ci sarà una lunga discussione generale senza votazioni. Le votazioni più attese e importanti (quelle all’articolo 3 sui diritti e doveri della coppia e quelle all’articolo 5 che parla di stepchild adoption) cominceranno martedì 9 febbraio. Il calendario del Senato dice che l’esame del ddl proseguirà fino all’11 febbraio, ma diversi giornali scrivono che si potrebbe andare anche oltre.

Nell’esame del ddl saranno fondamentali i voti segreti. Non si sa ancora quanti e quali saranno, né se sarà palese o segreto il voto finale: la decisione spetta al presidente del Senato, Pietro Grasso, che non potrà decidere fino a quando non sarà chiaro quali saranno effettivamente gli emendamenti presentati al testo. Al ddl Cirinnà erano stati infatti presentati circa seimila emendamenti: circa cinquemila dalla Lega Nord, in gran parte studiati soltanto per fare ostruzionismo, circa trecento da Forza Italia e 60 dal PD. La scorsa settimana al Senato era stato però raggiunto un patto politico tra i capigruppo di PD, Lega e Forza Italia per tagliare drasticamente il numero degli emendamenti (circa il 90 per cento) e consentire un ampio dibattito sul testo. Repubblica scrive che oggi la Lega ritirerà i suoi cinquemila emendamenti e Andrea Marcucci del PD ritirerà l’emendamento “canguro” all’articolo 1, che se approvato o respinto potrebbe determinare l’approvazione o la respinta di molti altri emendamenti simili. A quel punto si saprà quali saranno le modifiche che arriveranno in aula e quali potranno essere oggetto di eventuali scrutini segreti.

Alcuni emendamenti vorrebbero cancellare la stepchild adoption – la possibilità di adottare il figlio del partner – sostituendola con l’affido rinforzato, che durerebbe solo fino a che il ragazzo o la ragazza compiono 18 anni. Altri ancora, temendo che la stepchild adoption favorirebbe la surrogazione di maternità che in Italia in base alla legge 40 è illegale, vorrebbero trasformare la gestazione per altri fatta all’estero in un reato. Ci sarebbe anche un emendamento presentato dal capogruppo della commissione giustizia Giuseppe Lumia (PD) che stabilisce che il giudice del tribunale dei minori potrà disporre “verifiche e indagini” dopo la richiesta di adozione inoltrata da parte dell’unione civile di persone dello stesso sesso (non ci sarà insomma alcun automatismo). I senatori del Movimento 5 Stelle hanno fatto sapere che se dal testo sarà modificata la stepchild adoption non voteranno a favore del progetto di legge.

Giovedì 4 febbraio l’ufficio di presidenza del gruppo del Partito democratico si riunirà per decidere su quali emendamenti sarà concessa la libertà di voto: quasi sicuramente sarà incluso l’articolo 5, quello che parla di stepchild adoption.

Il ddl è diviso in due capi: il primo capo, all’articolo 1, introduce nell’ordinamento italiano l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso «quale specifica formazione sociale, ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione». Il testo stabilisce la netta separazione semantica tra “nuove” unioni e matrimonio, secondo le richieste di diversi cattolici del PD: cancella ogni riferimento al matrimonio e di conseguenza qualsiasi riferimento all’articolo 29 della Costituzione. La nuova legge introdurrà di fatto un nuovo istituto di diritto di famiglia, distinto dal matrimonio. All’articolo 2 si prevedono la costituzione dell’unione civile davanti all’ufficiale dello stato civile, la possibilità di scegliere un «cognome comune» e si dice che la registrazione dell’unione stessa può avvenire fra gli altri atti dello stato civile: non sarà quindi istituito uno speciale registro. Gli articoli 3 e 4 estendono alle unioni civili alcuni diritti e i doveri del matrimonio che hanno ad esempio a che fare con i rapporti patrimoniali: la reversibilità delle pensioni, gli sgravi fiscali, i permessi di lavoro per motivi di famiglia e così via.

Nell’articolo 5 si parla di stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio del partner. Viene esclusa l’applicabilità dell’istituto dell’adozione legittimante: per le coppie dello stesso sesso unite civilmente non sarà possibile, quindi, adottare bambini che non siano già figli dell’altro o altra componente della coppia. Il capo II del ddl si occupa di convivenza di fatto, sia eterosessuale che omosessuale, e recepisce nell’ordinamento legislativo «le evoluzioni giurisprudenziali già consolidate nell’ambito dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi». Il testo prevede anche alcune deleghe affidate al governo per intervenire e apportare correzioni entro 24 mesi dalla data di approvazione, «per mezzo di decreti correttivi».

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