Barack Obama con il presidente cinese Xi Jinping alla Casa Bianca il 25 settembre 2015 (Mark Wilson/Getty Images)
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  • venerdì 22 Gennaio 2016

Wargames (tra Cina e Stati Uniti)

Entro il 2030 la Cina avrà il controllo militare del Mar Cinese Meridionale e gli Stati Uniti, da anni, non sono stati in grado di controbilanciare la sua crescita

di Simon Denyer – Washington Post
Barack Obama con il presidente cinese Xi Jinping alla Casa Bianca il 25 settembre 2015 (Mark Wilson/Getty Images)

Entro il 2030 la Cina avrà così tante portaerei nel Mar Cinese Meridionale – un’enorme porzione dell’oceano Pacifico, grande circa 3.500.000 km² – da trasformarlo “virtualmente in un lago cinese”: lo sostiene un recente studio americano, secondo cui gli Stati Uniti starebbero perdendo influenza nella regione dell’Asia-Pacifico, un’area del mondo che è stata al centro dell’attività diplomatica degli Stati Uniti – il cosiddetto “pivot to Asia” – soprattutto negli anni in cui la diplomazia americana è stata guidata da Hillary Clinton.

Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS), nel frattempo, la strategia di “riequilibro di potere” perseguita dal presidente Obama in Asia non è stata illustrata in modo sufficientemente chiaro, né sostenuta da risorse adeguate per contrastare le minacce crescenti provenienti da Cina e Corea del Nord. Gli Stati Uniti dovrebbero sostenere e aumentare la loro presenza nella regione dell’Asia-Pacifico, e accelerare gli sforzi per rafforzare i loro partner e alleati, sostiene il rapporto.

Lo studio è stato condotto in seguito alla richiesta al Pentagono da parte del Congresso degli Stati Uniti di valutare in modo indipendente la strategia americana nella regione dell’Asia-Pacifico: conclude che la strategia di “riequilibrio” di Obama necessita di maggiori risorse e attenzione, soprattutto a fronte dell’intensificazione delle “attività coercitive” e della costruzione di isole nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale da parte della Cina, e dello sviluppo di capacità nucleare e missilistica della Corea del Nord. «Le azioni di Cina e Corea del Nord mettono continuamente in discussione la credibilità degli impegni di sicurezza degli Stati Uniti e, allo stato attuale della capacità americana, l’equilibrio di potere sta per pendere a sfavore degli Stati Uniti», si legge nel rapporto. Secondo lo studio entro il 2030 la Cina avrà diverse portaerei nella regione, che le permetteranno di intimidire altre nazioni senza nemmeno dover agire in modo dichiaratamente minaccioso.

L’anno scorso la Cina ha annunciato ufficialmente la costruzione di una seconda portaerei, e di altre ancora nei prossimi anni. «Per le nazioni rivali che contendono alla Cina il controllo del Mar Cinese Meridionale, questo cambia le carte in tavola», dice il rapporto. «Ci sarà sempre una flotta di portaerei cinesi in acque contese o a mezza giornata di navigazione». Sia che la Cina conquisti un territorio, o negozi un accordo di condivisione delle risorse con altre contendenti, «Il Mar Cinese Meridionale sarà virtualmente un lago cinese, come i Caraibi o il Golfo del Messico sono oggi per gli Stati Uniti», ha detto il CSIS. Questo renderà qualsiasi operazione navale americana nel Mar Cinese Meridionale un’impresa rischiosa, se non per mezzo di sottomarini.

Il riequilibrio di potere nella regione avrebbe dovuto rappresentare una delle priorità di Obama in politica estera. Altre crisi internazionali – tra cui il conflitto in Medio Oriente, l’ascesa dello Stato Islamico, ma anche le tensioni con la Russia – hanno tuttavia assorbito gran parte dell’attenzione dell’amministrazione. Il rapporto potrebbe alimentare le critiche secondo cui l’amministrazione Obama avrebbe trascurato le minacce rappresentate dall’ascesa della Cina e dalla belligeranza nordcoreana. Il CSIS ha individuato tre obiettivi principali nella regione per gli Stati Uniti – la protezione dei cittadini e degli alleati americani, la promozione delle opportunità commerciali ed economiche, e la promozione della democrazia – sottolineando però con preoccupazione come la politica di riequilibrio di potere «potrebbe non essere sufficiente a garantire questi interessi».

Il rapporto sostiene che fissare un tetto alle spese militari secondo i livelli di bilancio imposti dal Budget Control Act – una legge federale proposta da Obama nel 2011 che, tra le altre cose, introduceva tagli alla spesa pubblica – «limiterebbe seriamente l’attuazione della politica di riequilibrio». Il rapporto invita il congresso a «siglare un accordo bipartisan a lungo termine per finanziare la difesa ai livelli più alti su cui è possibile ottenere un largo consenso» e sottolinea inoltre come a Washington e nella regione dell’Asia-Pacifico non ci sia chiarezza sulla politica di riequilibrio e preoccupazione circa la sua attuazione, in parte a causa dell’assenza di dichiarazioni ufficiali per illustrare la strategia. «Per fare chiarezza, l’esecutivo dovrà sviluppare una strategia puntuale e coerente e discuterla con il congresso e con gli alleati e i partner mondiali degli Stati Uniti», suggerisce il rapporto.

Gli Stati Uniti, tuttavia, dovrebbero anche rafforzare la capacità dei loro alleati e partner nella regione di rispondere alle crescenti sfide. «Le minacce alla sicurezza stanno superando in misura sempre maggiore le capacità degli stati in prima linea nella regione».

© The Washington Post 2016