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  • Venerdì 6 novembre 2015

Tempi duri per i sondaggisti

In Turchia hanno sbagliato di molto, così come in Israele e nel Regno Unito: la rivista Quartz cerca di capire cosa non sta funzionando

(AP Photo/Sergei Grits)
(AP Photo/Sergei Grits)

Il magazine online Quartz ha elencato le previsioni dei sondaggi sulle più importanti elezioni politiche del 2015, mostrando quanto abbiano sbagliato e facendo qualche considerazione sulla loro affidabilità.

Nelle scorse settimane, ricorda Quartz, diversi sondaggisti e giornali turchi hanno previsto che le elezioni anticipate previste per l’1 novembre in Turchia si sarebbero concluse con un risultato simile a quelle di giugno: quattro partiti sopra lo sbarramento, poca voglia del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) di fare una coalizione e un buon risultato del Partito Democratico del Popolo, filo-curdo e molto ostile al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

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Le previsioni sono state ampiamente disattese: l’AKP è andato benissimo ottenendo più del 49 per cento dei voti – e guadagnandone quasi cinque milioni in più rispetto a giugno – mentre tutti gli altri partiti hanno avuto un calo di consensi; l’HDP ha superato di pochissimo la soglia di sbarramento, fissata al 10 per cento. Nelle prime ore dello spoglio uno dei commenti più frequenti dei giornalisti che si stavano occupando delle elezioni turche era: caspita, quanto poco ci hanno preso i sondaggi.

Il problema non sembra limitarsi alla sola Turchia. A marzo, quattro giorni prima che si tenessero le elezioni parlamentari in Israele, l’ultimo sondaggio diffuso prima del voto aveva previsto che il Likud – il principale partito di centrodestra israeliano – avrebbe ottenuto 4 seggi in meno dell’Unione Sionista, la coalizione di centrosinistra. Quattro giorni dopo il Likud ha vinto le elezioni ottenendo 30 seggi, mentre l’Unione Sionista ne ha ottenuti ben sei in meno. A maggio i sondaggisti britannici – solitamente affidabili, bisogna dire – prevedettero che il Partito Conservatore se la sarebbe giocata con il Partito Laburista, e che al massimo avrebbe avuto nuovamente bisogno dei voti dei Liberal-Democratici per formare un governo. I Conservatori di Cameron hanno stravinto e sono tornati a governare senza i voti dei Lib-Dem.

Quartz scrive che dopo risultati del genere «qualsiasi altro settore scientifico sarebbe in crisi. Eppure i sondaggi continuano a essere realizzati e le persone continuano ad aspettarseli». I problemi dei sondaggi sono noti da tempo: i sondaggisti più cauti spiegano da anni che i sondaggi “fotografano il momento” e quindi in qualche modo hanno un legame molto fragile coi risultati finali e concreti di un voto, e che in generale è necessario fidarsi solo degli istituti più seri e affidabili. Quartz però chiude l’articolo con una recente allarmata considerazione sui sondaggi scritta da Nate Silver, statistico e fondatore del sito di news FiveThirthyEight, famoso fra le altre cose per aver predetto correttamente il risultato finale in tutti e 50 stati durante le elezioni presidenziali americane del 2012.

Forse è solo un periodo sfortunato, per i sondaggisti. Ma ci sono altri motivi per preoccuparsi dello stato del business dei sondaggi. Per esempio sta diventando molto più difficile contattare gli elettori, specialmente via telefono. I sondaggi online stanno diventando sempre più comuni, ma alcuni non rispettano la regola storica di mantenere equilibrato il proprio campione. Negli Stati Uniti, inoltre, alcuni sondaggisti sono stati accusati di non diffondere i sondaggi che mostrano risultati molto diversi da quelli compiuti da altri istituti. Forse saranno ancora tempi duri, per i sondaggisti.