Il candidato repubblicano Jeb Bush, il 14 luglio a Merrimack, nel New Hampshire (Kayana Szymczak/Getty Images)
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  • venerdì 24 Luglio 2015

Quanto servono i sondaggi fatti un anno prima delle elezioni

Poco se si vuole sapere chi vincerà, molto per influenzare finanziatori e opinione pubblica, scrive Bill Schneider su Reuters riguardo alle prossime presidenziali statunitensi

Il candidato repubblicano Jeb Bush, il 14 luglio a Merrimack, nel New Hampshire (Kayana Szymczak/Getty Images)

Il giornalista statunitense Bill Schneider ha scritto un articolo su Reuters in cui ha sostenuto che i sondaggi sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, che saranno l’8 novembre 2016 e decideranno chi prenderà il posto di Barack Obama, non sono efficaci nel prevedere l’esito elettorale. Secondo Schneider si tratta di una cosa che riguarda tutti i sondaggi, non solo quelli svolti negli Stati Uniti: i sondaggi raramente riescono a prevedere chi vincerà le elezioni, scrive Schneider, ma sono comunque molto importanti perché influenzano l’opinione pubblica e determinano le scelte e i comportamenti dei politici. Quello che non possono fare è prevedere cosa succederà in futuro e come quello che succederà influenzerà le opinioni degli elettori.

Le persone vogliono una previsione accurata di quello che succederà l’anno prossimo. I sondaggi non sono fatti per questo. I sondaggi servono a fornire un’istantanea di come stanno le cose in questo momento. Li si può usare come previsione di quello che succederà tra un anno solo assumendo che non cambierà nulla.

Nel corso di un anno ci sono molte cose che cambiano, scrive Schneider: lo ha dimostrato per esempio il caso delle primarie del Partito Democratico nel 2008 vinte da Barack Obama, quando l’anno precedente i sondaggi davano per favorita Hillary Clinton. I sondaggi del 2011 sulle primarie del Partito Repubblicano che si sarebbero tenute l’anno successivo erano stati ancora più confusi, visto che davano un favorito diverso quasi ogni mese: a maggio la favorita era Michele Bachmann, del Minnesota; ad agosto Rick Perry, l’allora governatore del Texas; a ottobre Newt Gingrich, ex presidente della Camera. Le primarie repubblicane del 2012 furono invece vinte da Mitt Romney, che non era mai stato dato per favorito fino a quando vinse le primarie in New Hampshire, nel gennaio 2012.

Seppur poco attendibili sul lungo termine, i sondaggi elettorali sono però utili nel breve periodo, spiega Schneider. Aiutano i finanziatori a decidere su quale candidato investire i loro soldi e aiutano gli elettori molto schierati a favore di un partito (più che di una persona) a decidere quale candidato sostenere. Nei prossimi giorni i sondaggi diventeranno importanti anche per un altro motivo: a breve ci sarà il primo importante dibattito delle primarie repubblicane e i candidati sono al momento 17, troppi per poter partecipare a un dibattito televisivo. Fox News,  che il 6 agosto ospiterà il primo dibattito, ha già detto che inviterà i dieci candidati con la più alta percentuale di favori nei sondaggi elettorali: una differenza di pochi decimi deciderà quindi chi avrà accesso all’importante confronto televisivo. Schneider scrive che «possiamo star certi i candidati esclusi protesteranno sonoramente».

Francesco Costa spiega nel suo blog che i sondaggi elettorali hanno un altro grosso problema: «Misurano soprattutto la notorietà dei candidati». È per questo motivo che un candidato come Donald Trump – molto conosciuto ma con ben poche possibilità di vincere le primarie – è al momento molto in alto nei sondaggi ed è davanti a Jeb Bush, che ha molte più possibilità di vincere. Ed è lo stesso motivo per cui Hillary Clinton ha per ora un margine di vantaggio molto grande sui suoi sfidanti: è probabile però che il suo vantaggio si ridurrà nei prossimi mesi, in cui gli altri candidati democratici inizieranno a farsi conoscere dagli elettori. Nel frattempo, spiega Francesco Costa:

Gli unici sondaggi che vale la pena leggere almeno fino a settembre sono quelli che interpellano gli elettori sulle qualità dei candidati, perché dicono qualcosa dei loro punti di forza e di debolezza: quelli che chiedono cose come “Pensi che Clinton sia affidabile?”, “Pensi che Rubio abbia abbastanza esperienza?”, “Pensi che Bush abbia buone idee in politica estera?”

Seppur poco utili per capire chi vincerà le elezioni del novembre 2016, i sondaggi sono quindi importanti per capire cosa pensa l’opinione pubblica dei candidati. Un altro motivo sta nell’interesse delle persone: a prescindere dalla loro attendibilità, i sondaggi piacciono e appassionano. «I media sono spesso accusati di trattare le elezioni come se fossero una corsa di cavalli», scrive Schneider: «In realtà è proprio così: è una corsa di cavalli. Le persone non mi chiedono di parlargli delle posizioni politiche dei candidati, mi chiedono dei sondaggi».