Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la moglie Emine a un seggio elettorale a Istanbul. (AP Photo/Emrah Gurel)
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  • sabato 31 Ottobre 2015

In Turchia si è votato il nuovo Parlamento

I seggi hanno chiuso alle 15 ora italiana, i primi risultati arriveranno in giornata: i sondaggi danno il partito di Erdoğan in vantaggio, ma potrebbe non bastare per formare un governo

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la moglie Emine a un seggio elettorale a Istanbul. (AP Photo/Emrah Gurel)

Oggi si è votato in Turchia per le elezioni parlamentari anticipate. I seggi sono rimasti aperti dalle otto di mattina e hanno chiuso alle 17 (in Italia erano le 15: il governo turco ha ritardato l’adozione dell’ora solare per non confondere gli elettori turchi). Si è votato con un sistema proporzionale per eleggere i 550 parlamentari della Meclis, la camera unica del Parlamento turco. Le elezioni sono state indette dopo che le ultime politiche tenute a giugno non avevano portato a una maggioranza parlamentare: il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) – il partito conservatore e filo-islamico dell’attuale presidente Recep Tayyip Erdoğan, che governava da solo ininterrottamente dal 2002 – non aveva i voti necessari per governare di nuovo da solo e non era riuscito a formare una coalizione di maggioranza.

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I risultati delle elezioni di giugno, in un grafico del Guardian

Le elezioni anticipate sono arrivate in un periodo molto delicato nella storia recente della Turchia. Attualmente il paese è in guerra sia con i curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un gruppo politico considerato terrorista da molti paesi occidentali con cui in estate sono fallite delle importanti trattative di pace, sia con l’ISIS, che controlla diversi territori nel nord-est della Siria, vicino al confine con la Turchia. Al momento l’ISIS è anche il gruppo che si sospetta sia responsabile dell’attentato del 10 ottobre a una manifestazione pacifica ad Ankara. L’attentato ad Ankara è stato il più grave nella storia della Turchia: sono morte 102 persone e più di 400 sono rimaste ferite. Nonostante non se ne sia parlato molto in campagna elettorale, la Turchia ospita attualmente circa due milioni di rifugiati siriani, ed è in trattative con l’Unione Europea per cercare di moderare il flusso che questa estate ha portato decine di migliaia di loro nell’Europa occidentale attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”.

A questi problemi si aggiunge il fatto che l’economia turca sta rallentando – nel 2015 dovrebbe crescere “solo” del 3,5 per cento, mentre nel 2011 il tasso di crescita era vicino al 9 per cento – e che la situazione potrebbe peggiorare con un eventuale calo del turismo dovuto alle nuove violenze.

Secondo diversi analisti, il risultato finale delle elezioni di domenica non sarà molto lontano da quello ottenuto in giugno, quando l’AKP vinse con un distacco di circa quindici punti sul Partito Popolare Repubblicano (CHP), il principale partito di centrosinistra. Le nuove violenze di queste settimane potrebbero però spingere molti più elettori a votare per l’AKP, che ha sempre avuto una retorica molto intensa su temi legati alla sicurezza e alla pace sociale.

Quali sono i partiti principali
Anche a questo giro il partito favorito per la vittoria finale è l’AKP del primo ministro ad interim Ahmet Davutoğlu, ma soprattutto del controverso presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdoğan, spesso accusato in questi anni di avere tenuto un atteggiamento autoritario e accentratore, e a volte bizzarro (una delle ultime polemiche sul suo conto riguarda un enorme palazzo presidenziale da più di mille stanze fatto costruire ad Ankara).

Dopo tre mandati da primo ministro, nel 2014 Erdoğan si è candidato alla carica di presidente della Repubblica – un incarico principalmente cerimoniale – nelle prime elezioni in cui il presidente è stato eletto direttamente dal popolo (grazie una riforma voluta dallo stesso Erdoğan). Secondo molti suoi critici, fino a pochi mesi fa il suo obiettivo era quello di riuscire a ottenere i due terzi dei seggi del Parlamento necessari per approvare una riforma costituzionale che vorrebbe trasformare la Turchia in una specie di repubblica presidenziale. Al momento, sempre secondo i suoi critici, Erdoğan si “accontenterebbe” di un governo unitario dell’AKP su cui avere una grossa influenza. L’AKP si rivolge prevalentemente a un elettorato conservatore e islamico: in una delle dichiarazioni più originali fatte nella recente campagna elettorale, Davutoğlu ha promesso che in caso di vittoria dell’AKP il governo si occuperà di trovare «un lavoro, una casa e un coniuge» per tutti i turchi. Alle ultime elezioni l’AKP ha ottenuto 258 seggi, 18 in meno rispetto alla maggioranza necessaria per governare stabilita a 276.

Il secondo partito più popolare della Turchia è il CHP, che ha posizioni di sinistra moderata ed è dichiaratamente laico. È il partito fondato da Mustafa Kemal Atatürk, primo presidente della Turchia e considerato il padre fondatore del paese. In campagna elettorale il capo attuale del CHP, Kemal Kılıçdaroğlu, ha puntato molto sull’onestà della sua figura, ma negli anni il partito non è mai riuscito ad andare oltre il sostegno delle élite urbane e dei turchi filo-occidentali. Il CHP si è detto disponibile a formare un governo di coalizione assieme all’AKP in caso di una situazione simile a quella di giugno, ma i due partiti sono molto diversi che un’ipotesi del genere sembra complicata. Alle ultime elezioni il CHP ha ottenuto il 29,6 per cento dei voti, equivalenti a 132 seggi.

Alle ultime elezioni ha superato per la prima volta l’altissimo sbarramento del 10 per cento il Partito Democratico del Popolo (HDP), il più importante partito filo curdo. L’ingresso in Parlamento dell’HDP è stato un momento storico per il movimento per il riconoscimento dei curdi, un popolo molto discriminato in Turchia. In questi mesi l’HDP è stato nuovamente accusato di avere legami col PKK ed è stato sostanzialmente ignorato dalle principali televisioni del paese. È però probabile che nell’elezione di domenica l’HDP ottenga un risultato simile a quello di giugno, quando prese il 13,12 per cento pari a 80 seggi. L’HDP è un partito di sinistra radicale, e per questo è difficile immaginare che entrerà in una eventuale coalizione con l’AKP.

Il terzo partito in Turchia è il Partito del Movimento Nazionalista (MHP), un partito di estrema destra che si è opposto alle trattative di pace coi curdi e a una eventuale coalizione con l’AKP. Secondo Bloomberg le cose potrebbero però cambiare se l’AKP decidesse di inasprire ancora di più il suo atteggiamento verso i movimenti filo-curdi. Alle ultime elezioni il MHP ha ottenuto il 16,29 per cento dei voti, pari a 80 seggi.

Cosa dicono i sondaggi
Che tutti i principali partiti otterranno più o meno gli stessi voti presi in giugno: il risultato da tenere d’occhio, oltre a quello dell’AKP, sarà quello dell’HDP, che secondo alcuni migliorerà i risultati di giugno (anche se secondo alcuni sondaggi anche il CHP otterrà un risultato leggermente migliore). Il Guardian ha pubblicato un grafico che mostra una media dei sondaggi più recenti, che di fatto conferma le ipotesi degli analisti su un risultato simile a quello di giugno.

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