(AP Photo/Burhan Ozbilici)
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  • domenica 11 ottobre 2015

Sei cose sull’attentato ad Ankara

Cosa sappiamo dell'attentato più grave della storia della Turchia e un po' di contesto sulla crisi politica che da mesi coinvolge i curdi e il partito del presidente Erdoğan

(AP Photo/Burhan Ozbilici)

Ieri durante una manifestazione per la pace ad Ankara, la capitale della Turchia, due bombe sono esplose uccidendo 95 persone e ferendone altre 245 in quello che è stato il più grave attacco terroristico nella storia del paese. Le due esplosioni sono avvenute vicino alla stazione centrale di Ankara, poco prima dell’inizio di una manifestazione organizzata da sindacati e ONG, a cui partecipavano diversi partiti d’opposizione. La maggior parte dei partecipanti erano curdi e simpatizzanti dell’HDP, il principale partito curdo che alle scorse elezioni ha ottenuto un risultato storico diventando il terzo partito del paese. Sabato sera migliaia di persone hanno marciato per Ankara in solidarietà con le vittime dell’attentato.

1. Chi è stato?
Nessuno ha ancora rivendicato l’attentato, ma ci sono già molte ipotesi e accuse incrociate. Ahmet Davutoğlu, primo ministro turco e leader dell’AKP, il partito di maggioranza relativa, ha detto che i responsabili più probabili potrebbero appartenere al PKK, un movimento politico militare che combatte per una maggiore autonomia della minoranza curda in Turchia; all’ISIS (o Stato Islamico); oppure ad alcune formazioni terroristiche di estrema sinistra. Davutoğlu ha detto che diversi indizi indicano come l’attentato sia stato compiuto da due terroristi suicidi. Il leader dell’HDP e moltissimi attivisti curdi accusano invece lo “stato profondo”, un termine che raggruppa le frange estreme dei servizi segreti che, secondo i curdi, collaborano con i nazionalisti di estrema destra e con i gruppi jihadisti come l’ISIS. È difficile stabilire davvero cosa sia successo, in mancanza di una rivendicazione, anche per le pressioni che il governo turco esercita sui media locali.

2. La guerra
I manifestanti protestavano contro i combattimenti che vanno avanti da luglio tra polizia ed esercito turchi e PKK. Gli scontri hanno interrotto una tregua iniziata nel 2013 che aveva messo fine a una guerra durata quasi 30 anni e che aveva provocato decine di migliaia di morti. Gli scontri sono ricominciati dopo che un attentato ha ucciso decine di attivisti curdi a Suruc, una città del sud della Turchia al confine con la Siria. Il PKK ha accusato il governo di complicità nell’attacco e ha ucciso tre poliziotti turchi per rappresaglia. Il governo turco ha risposto con una campagna di bombardamenti delle basi del PKK e i miliziani curdi hanno iniziato a colpire poliziotti e militari turchi con attacchi anche all’interno delle grandi città.

3. Chi sono i curdi
Sono una minoranza linguistica presente in Siria, Iraq, Iran e soprattutto in Turchia, dove costituiscono circa il 20 per cento della popolazione. I curdi a volte vengono chiamati “il più grande popolo senza stato del mondo”. Sono divisi in molti gruppi politici e militari a volte in lotta tra di loro. Negli ultimi anni di instabilità del Medio Oriente alcuni di questi, come i curdi iracheni e quelli siriani, sono riusciti a ritagliarsi ampi spazi di autonomia. I due principali gruppi politici in cui si dividono i curdi turchi sono il PKK, illegale in Turchia e considerato un gruppo terroristico da Europa e Stati Uniti, e l’HDP. Quest’ultimo ha spesso svolto la funzione di mediatore con il governo turco e il cessate il fuoco del 2013 è stato raggiunto anche grazie agli sforzi dei leader dell’HDP.

4. L’HDP
La Turchia ha una legge elettorale unica: la soglia di sbarramento è fissata al 10 per cento, il livello più alto di tutto il mondo. Secondo storici ed analisti, lo scopo di questo sbarramento era tenere fuori dal parlamento i partiti curdi. Alle elezioni dello scorso giugno l’HDP è stato il primo partito curdo a riuscire a superare lo sbarramento ed è diventato il terzo partito al Parlamento nazionale. L’HDP è un partito di sinistra radicale, imparentato con Syriza, che correrà anche alle prossime elezioni anticipate fissate per il primo novembre. I sondaggi danno l’HDP tra il 12 e il 13 per cento, in leggero calo rispetto a giugno, ma comunque sopra la soglia di sbarramento.

5. Le elezioni di giugno
Lo straordinario risultato ottenuto dall’HDP a giugno ha rappresentato una sconfitta per l’attuale presidente Recep Tayyip Erdoğan, ex leader dell’attuale partito di maggioranza relativa, l’AKP. Da anni Erdoğan vorrebbe far approvare dal parlamento turco una riforma costituzionale che trasformi il paese in una repubblica presidenziale di tipo francese (secondo i suoi avversari il suo obiettivo è diventare un presidente autoritario come Vladimir Putin). Tutte le opposizioni sono contrarie alla riforma di Erdoğan che ha bisogno di una maggioranza molto netta per essere approvata. A giugno, per la prima volta da un quindicennio, Erdogan non è riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta dei voti e ha mancato questo risultato proprio a causa dello straordinario risultato ottenuto dall’HDP.

6. Le elezioni anticipate
Secondo molti commentatori Erdoğan ha fatto fallire appositamente i colloqui per formare un governo di coalizione condotti dal primo ministro Davutoğlu in modo da andare il più in fretta possibile alle elezioni anticipate e tentare nuovamente di ottenere una maggioranza assoluta dei voti. Dopo il fallimento dei colloqui le elezioni sono state fissate per il primo novembre. I critici accusano Erdoğan di aver inasprito il conflitto con i curdi in modo da sottrarre voti all’estrema destra nazionalista e recuperare il consenso necessario a ottenere una nuova maggioranza alle prossime elezioni.

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