Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. (AP Photo/Depo Photos)
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  • giovedì 20 agosto 2015

In Turchia si torna a votare

Probabilmente il primo novembre, ha detto il presidente Erdogan: il paese è senza governo da giugno

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. (AP Photo/Depo Photos)

Aggiornamento 21 agosto – Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha detto che intende portare il paese alle elezioni anticipate il prossimo primo novembre. La decisione sarà presa ufficialmente nei prossimi giorni ma lo scenario era già considerato molto probabile e dopo la dichiarazione di Erdogan nessuno ha dubbi sul fatto che si torni effettivamente a votare. La Turchia è senza un governo dalle ultime elezioni del 7 giugno, quando nessuna delle principali forze politiche turche era riuscita a ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento.

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Il comitato elettorale della Turchia ha proposto la data del primo novembre per tenere le elezioni anticipate che dovranno rinnovare il Parlamento nazionale. La Turchia è senza un governo dalle ultime elezioni del 7 giugno, quando nessuna delle principali forze politiche turche era riuscita a ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento. Dopo il fallimento dei colloqui tra il partito attualmente al governo – il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, l’AKP – e il primo partito d’opposizione – il Partito Popolare Repubblicano, CHP – l’unica soluzione rimasta è un nuovo voto. La data del primo novembre è stata presentata ai partiti politici turchi e non è ancora definitiva. Si tratta comunque di un momento molto difficile per la Turchia: all’instabilità politica si sono aggiunti nelle ultime settimane i grossi problemi di sicurezza interna e una perdita significativa di valore della lira turca, la moneta nazionale.

Le elezioni anticipate
La scorsa settimana il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu aveva annunciato la necessità di andare ad elezioni anticipate. Erano infatti falliti i colloqui per formare un governo provvisorio tra il suo partito (l’AKP, conservatore e di ispirazione islamica) e il CHP di Kemal Kılıçdaroğlu (di orientamento repubblicano, laico e kemalista, in riferimento all’uomo considerato il padre della repubblica turca, Mustafa Kemal Atatürk, e vicino all’esercito).

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, ricevuta comunicazione del fallimento dei colloqui, aveva deciso di non dare l’incarico di formare un governo al CHP, come previsto dalla Costituzione, ma di proseguire sulla strada delle elezioni anticipate (l’incarico di Davutoğlu per provare a formare un governo scade il 23 agosto, tra tre giorni). Erdoğan, che fa parte dell’AKP, aveva già mostrato la volontà di andare ad elezioni anticipate, nella speranza che il suo partito possa ottenere un numero di seggi in Parlamento sufficiente per poter cambiare la Costituzione turca (almeno la maggioranza).

Prima delle elezioni anticipate ci sarà comunque un’altra data molto importante per l’AKP, il partito che domina la politica turca da oltre 10 anni: il congresso per eleggere il nuovo leader. L’attuale leader dell’AKP è il primo ministro Davutoğlu, che negli anni del governo Erdoğan ricoprì il ruolo di ministro degli Esteri (di lui si parlò molto per le nuove linee di politica estera che propose, descritte con l’espressione “zero problemi con i vicini”). Davutoğlu fu eletto leader dell’AKP il 27 agosto 2014, durante un congresso straordinario che si tenne pochi giorni dopo l’elezione di Erdoğan a presidente della Repubblica. Il giorno successivo, il 28 agosto, venne nominato primo ministro. Una eventuale vittoria di Davutoğlu, che non sembra essere in discussione, potrebbe rafforzare la sua posizione dopo un naturale indebolimento causato dal fatto di non essere riuscito a formare un governo.

I problemi della sicurezza
La situazione in Turchia è molto tesa da circa un mese. In sintesi le cose sono cominciate a peggiorare il 20 luglio, dopo l’attentato nella città turca di Suruc rivendicato dallo Stato Islamico (o ISIS). Come reazione, la Turchia ha cominciato a bombardare prima alcune postazioni dell’ISIS al di là del confine, in territorio siriano, e poi anche i curdi del PKK, con cui la Turchia aveva stabilito una tregua due anni prima (il PKK a sua volta aveva accusato il governo turco di essere responsabile dell’attentato a Suruc per non avere fatto abbastanza per combattere l’ISIS). Nell’ultimo mese ci sono stati anche diversi attentati nel sud-est della Turchia, per i quali il governo accusa il PKK, e alcuni episodi violenti a Istanbul, l’ultimo dei quali è avvenuto ieri, il 19 agosto.

Il quotidiano turco Hurriyet scrive che il prossimo 2 settembre si riunirà il Consiglio sulla sicurezza nazionale, l’organo che in Turchia si occupa di sicurezza nazionale. Il Consiglio è presieduto dal presidente Erdoğan e ci partecipano sia leader civili che militari. Per la prima volta ci saranno anche i nuovi capi delle Forze armate turche che sono stati nominati ad agosto.

I problemi della lira turca
L’instabilità politica e i grossi problemi di sicurezza hanno avuto delle conseguenze significative anche sulla stabilità della lira turca. In particolare mercoledì è stata una giornata molto negativa sia per l’annuncio di Erdoğan di elezioni anticipate sia per la notizia di due attentati, di cui uno al famoso e turistico Palazzo Dolmabahçe di Istanbul. Nella giornata di mercoledì la lira turca ha perso l’1,5 per cento del suo valore, raggiungendo il valore più basso di sempre nello scambio con il dollaro. Le cose comunque andavano male da qualche giorno: mercoledì è stato il quinto giorno consecutivo in perdita per la lira turca. Anche l’indice principale della Borsa turca ha perso lo 0,7 per cento e i rendimenti dei bond del governo con scadenza a due anni sono passati al 10,71 per cento dal 10,68.

Dall’inizio del 2015 la lira turca ha perso il 26 per cento del suo valore di scambio con il dollaro, diventando la seconda valuta con il peggiore andamento tra i paesi emergenti (il peggiore è stato il real brasiliano). La svalutazione della moneta sta rischiando di rendere vani gli sforzi per rallentare l’inflazione. Gli economisti temono che il mancato intervento della Banca centrale turca porterà a dovere alzare i tassi d’interesse, come quelli imposti nel gennaio 2014, che potrebbero portare l’economia turca a fermarsi.

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