Alcuni poliziotti sulla strada che porta al Palazzo Dolmabache di Istanbul, in Turchia. (AP Photo/Emrah Gurel)
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  • mercoledì 19 Agosto 2015

I due attacchi di mercoledì in Turchia

Due uomini armati hanno sparato fuori dal famoso Palazzo Dolmabahçe di Istanbul, otto soldati sono stati uccisi nella provincia sudorientale di Siirt

Alcuni poliziotti sulla strada che porta al Palazzo Dolmabache di Istanbul, in Turchia. (AP Photo/Emrah Gurel)

Mercoledì mattina in Turchia ci sono stati due attacchi, uno a Istanbul e uno nella provincia sud-orientale di Siirt.

Nel primo attacco due uomini armati hanno lanciato una piccola bomba e poi hanno sparato contro i gabbiotti della polizia di fronte al Palazzo Dolmabahçe, che si trova nel quartiere di Besiktas, nella parte europea di Istanbul. Il Palazzo, oltre ad avere grande importanza storica ed essere una popolare meta turistica, è anche la sede dell’ufficio del primo ministro in città. Al momento dell’attacco, comunque, il primo ministro turco Ahmet Davutoglu si trovava ad Ankara, la capitale della Turchia. Il quotidiano turco Hurriyet ha scritto che un poliziotto è rimasto lievemente ferito. I due uomini che hanno sparato sono stati arrestati poco dopo dalla polizia mentre andavano in direzione del consolato tedesco.

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Il secondo attacco è stato compiuto nella provincia turca di Siirt, a circa 140 chilometri dal confine con la Siria. Otto soldati turchi sono rimasti uccisi in un’esplosione avvenuta lungo l’autostrada, proprio al momento del passaggio di un mezzo militare. Nessuno ha rivendicato l’attacco, ma in molti accusano i militanti curdi del PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Non è chiaro se ci sia un legame tra i due attacchi.

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Da circa un mese la situazione in Turchia è molto tesa. Il 20 luglio lo Stato Islamico ha rivendicato un attentato nella città turca di Suruc, in cui sono rimaste uccise 28 persone. Come reazione all’attacco, la Turchia ha cominciato a bombardare alcune postazioni dell’ISIS al di là del confine, in territorio siriano. Allo stesso tempo i curdi del PKK, con cui la Turchia aveva stabilito una tregua due anni fa, hanno cominciato ad accusare il governo turco di essere responsabile dell’attentato e di non avere fatto abbastanza per fermare l’ISIS. Nell’ultimo mese le autorità turche hanno arrestato centinaia di persone con l’accusa di essere coinvolte nelle attività dell’ISIS o del PKK.

L’ultimo episodio di violenza prima di oggi risale al 10 agosto, poco più di una settimana fa, quando nello stesso giorno c’erano stati due attacchi a Istanbul – uno al consolato americano e un altro di fronte a una centrale di polizia nel quartiere Sultanbeyli – e degli scontri tra soldati dell’esercito turco e miliziani curdi nel sud della Turchia, nella provincia di Sirnak (a Sirnak erano morti anche quattro agenti di polizia per un’esplosione).