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  • domenica 26 luglio 2015

Cosa succede con i curdi in Turchia

Dopo gli attacchi aerei turchi contro il PKK la situazione è sempre più tesa: ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia a Istanbul e due militari sono stati uccisi nel sud

Sabato e domenica centinaia di attivisti curdi e dell’estrema sinistra turca si sono scontrati con la polizia nel distretto di Gezi, a Istanbul durante le proteste contro gli attacchi aerei e gli arresti che il governo turco ha compiuto nei confronti del PKK, un’organizzazione che per decenni ha combattuto per ottenere l’indipendenza dei curdi che abitano in Turchia. Gli scontri sono continuati anche domenica pomeriggio.

I manifestanti hanno lanciato fumogeni e bombe incendiarie contro la polizia, che a sua volta ha risposto con cariche e idranti. È possibile che domenica si verificheranno altri scontri dopo che il governo ha vietato una “marcia per la pace” organizzata dai gruppi che si oppongono alle operazioni militari contro il PKK.

La situazione è ancora più tesa nel sudest del paese, dove si trova la maggioranza dei circa 20 milioni di curdi che abitano in Turchia. Un’autobomba è esplosa nella città di Diyarbakir uccidendo due militari turchi e ferendone altri quattro. Secondo l’esercito, l’attacco è stato compiuto dal PKK. Il 25 luglio la polizia ha compiuto altri arresti, oltre a quelli del giorno precedente, e l’aviazione turca ha compiuto circa 150 attacchi aerei nel nord dell’Iraq contro il PKK. I militanti del PKK si trovano in Iraq dal 2013, quando hanno firmato una tregua con il governo turco. Una delle condizioni del documento era che i miliziani del PKK abbandonassero la Turchia stabilendosi in Iraq. In cambio il governo turco avrebbe dovuto portare avanti alcune riforme costituzionali. Da allora il processo di pace non ha fatto molti progressi.

Il governo turco accusa l’ala militare del PKK di non aver abbandonato la Turchia e di continuare ad usare la violenza per ottenere una migliore posizione nelle negoziazioni, mentre i curdi accusano il governo di non essersi impegnato a sufficienza nell’aiutare i curdi nella guerra in Siria e di appoggiare i jihadisti che li combattono. Nel corso degli anni ci sono stati molti incidenti e sparatorie tra le due parti. Alla fine del 2014 l’aviazione turca attaccò alcuni campi del PKK come rappresaglia per un’azione di guerriglia dei curdi e almeno un’altra volta in passato i ribelli curdi hanno annullato unilateralmente il cessate il fuoco. Nelle ultime settimane la situazione è rapidamente peggiorata.

Il 20 luglio 32 attivisti curdi sono stati uccisi in un attentato suicida rivendicato dall’ISIS nella città turca di Suruc. Dopo l’attentato l’ala militare del PKK ha deciso di avviare una rappresaglia contro il governo turco, accusato di non essere abbastanza duro nei confronti dell’ISIS, e un commando del partito ha ucciso due poliziotti turchi nella città di Celanpinar. Il governo turco sostiene che gli attacchi di questi giorni sono una rappresaglia per quelle uccisioni.

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