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  • sabato 25 luglio 2015

La Turchia ha attaccato anche il PKK in Iraq

Oltre ad avere bombardato per la seconda notte consecutiva l'ISIS in Siria: intanto il partito dei curdi ha annunciato la fine della tregua firmata con il governo turco nel 2013

(AP Photo/Selcan Hacaoglu)

Per la seconda notte consecutiva la Turchia ha compiuto degli attacchi aerei contro postazioni dello Stato Islamico (o ISIS) in Siria. Gli aerei da guerra turchi hanno anche attaccato nel nord dell’Iraq alcuni campi dei miliziani del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), partito curdo che per decenni ha combattuto per creare uno stato autonomo per i curdi e che è stato dichiarato fuorilegge in Turchia. Gli attacchi contro il PKK sono andati avanti fino a mezzogiorno ora locale.

È uno dei primi attacchi compiuti dai turchi contro il PKK dalla tregua del marzo 2013, che era stata annunciata dal leader del PKK Abdullah Ocalan e che metteva fine alla lotta armata del gruppo in Turchia. L’ala militare del PKK (l’HPG) ha annunciato che considera terminato la tregua. Contemporaneamente la polizia turca ha arrestato circa 590 persone sospettate di essere attivisti del PKK o sostenitori dell’ISIS. Il governo turco ha avvertito che questa sera potrebbero esserci “provocazioni” e “incidenti” ad Istanbul e diversi attivisti hanno annunciato che ci saranno dimostrazioni contro il governo in città.

La decisione della Turchia di prendere parte più attivamente alla guerra contro l’ISIS è stata collegata da molti analisti all’attacco suicida del 20 luglio scorso al centro culturale della città turca di Suruc, al confine con la Siria: nell’attacco, rivendicato poi dall’ISIS, sono rimaste uccise almeno 32 persone, soprattutto giovani attivisti curdi. Quello che è successo a Suruc ha provocato altri episodi di violenze: per esempio qualche giorno dopo alcuni miliziani curdi hanno ucciso due poliziotti turchi nella città di Celanpinar, accusandoli di avere collaborato con l’ISIS. Da allora la tensione tra il governo turco e il PKK è aumentata di nuovo, fino agli attacchi nel nord dell’Iraq di questa notte.

Fino ad oggi la Turchia aveva mantenuto un ruolo molto marginale nella guerra contro l’ISIS, nonostante i suoi alleati della NATO le avessero chiesto una maggiore partecipazione. La collaborazione del governo turco, che possiede il secondo esercito più numeroso della NATO, è molto importante nella lotta all’ISIS. È dal confine tra Siria e Turchia che passano molti dei cosiddetti “foreign fighters”, coloro che vanno in Siria per combattere la guerra contro il regime di Bashar al Assad o per unirsi all’ISIS. Inoltre il governo turco ha concesso alla coalizione che combatte contro l’ISIS l’uso di due basi aeree militari, molto più vicine alla Siria e alle basi dello Stato Islamico rispetto a quelle che vengono utilizzate oggi e che si trovano soprattutto nei paesi del Golfo Persico. La Turchia è considerata uno dei paesi che forniscono più aiuti ai ribelli siriani e molti esperti ritengono che parte del materiale inviato dall’intelligence turca in Siria sia finito nelle mani dei ribelli estremisti o dell’ISIS. Il governo turco considera il regime siriano uno dei suoi principali avversari in tutta la regione.

Negli ultimi due giorni diversi analisti si stanno chiedendo se le ultime decisioni del governo turco si possano considerare un cambio di strategia nei confronti dell’ISIS e se sia sostenibile per l’esercito combattere su due fronti: contro lo Stato Islamico in Siria e contro il PKK in Iraq. La maggior parte degli esperti crede che sarà molto difficile per gli strateghi militari turchi perseguire una guerra su due fronti, anche per le enormi differenze che esistono tra l’ISIS e il PKK. Come scrive Guney Yildiz su BBC, sono diverse le tattiche usate. L’ISIS usa degli attentatori suicidi contro i civili, come è successo a Suruc per esempio, mentre il PKK è un’organizzazione che ha molti sostenitori nelle regioni curde della Turchia e della Siria.

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