Ignazio Marino si è dimesso

Il sindaco di Roma lascia il suo incarico, dopo polemiche che vanno avanti da mesi e richieste che arrivano ormai un po' da tutte le parti

Ingazio Marino a Roma, 7 ottobre 2015 (Vincenzo Livieri - LaPresse)

Ignazio Marino ha annunciato le sue dimissioni da sindaco di Roma nel tardo pomeriggio di oggi: «Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine». E ancora: «Esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni».

Da tempo Marino era criticato per diverse questioni, anche dall’interno del Partito Democratico; a circa due anni dalle elezioni aveva cambiato la giunta per tre volte, poiché aveva perso, per dimissioni spontanee o richieste, otto assessori su dodici. Marino ha presentato le dimissioni precisando di sapere che «possono per legge essere ritirate entro venti giorni» e dicendo che non si tratta di un’astuzia politica: «Non è un’astuzia la mia, è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche».

Ignazio Marino – che è del PD ed è stato eletto nel 2013 con una coalizione di centrosinistra – è criticato da molto tempo per diverse questioni, sia dall’opposizione che all’interno del Partito Democratico. Marino non è mai stato coinvolto nelle inchieste giudiziarie sul ruolo della mafia in città ma è stato criticato per una sua generale inadeguatezza e anche per episodi nei quali c’entrava poco o con motivazioni pretestuose, come le improbabili polemiche sulla sua Panda. È capitato anche che lo stesso Marino abbia involontariamente aiutato i suoi critici con un atteggiamento non proprio conciliante. L’ultimo episodio riguarda una serie di accuse di scarsa trasparenza riguardo alcune spese di modesta entità da lui sostenute con la carta di credito del Comune.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nei mesi scorsi più volte ha commentato la crisi di consensi e credibilità di Marino dicendo che il sindaco di Roma avrebbe dovuto dimostrare di «essere in grado di governare» la città. Durante un Consiglio dei ministri convocato alla fine di agosto era stato deciso che il prefetto Franco Gabrielli “affiancasse” Marino nell’amministrazione del Comune. Peraltro tra soli due mesi a Roma inizierà un Giubileo straordinario, cosa che rende una decisione da parte del PD ancora più urgente, e la situazione in generale ancora più precaria. Diversi giornali scrivono che proprio Franco Gabrielli potrebbe essere la persona a cui affidare il compito di gestire Roma fino alle elezioni del 2016.

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