ROMAIN LAFABREGUE/AFP/Getty Images
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  • giovedì 2 luglio 2015

Il caldo più caldissimo che c’è

Ma caldissimo caldissimo, da morire di supercaldissimo: Michele Serra sui vuoti allarmismi del meteogiornalismo

ROMAIN LAFABREGUE/AFP/Getty Images

Chi frequenta i giornali italiani ha una certa familiarità col tono allarmista ed esagerato dell’informazione, soprattutto nei titoli dei giornali e dei tg. Quando si parla di questioni meteorologiche, poi, questo atteggiamento viene ancora più esasperato: vi ricordate di “Big Snow” e delle “bombe d’acqua”? Nella sua rubrica di oggi su Repubblica, Michele Serra parla di un frequente tic giornalistico legato all’estate: quello degli allarmismi sul caldo, del caldo africano che soppianta il caldo record e che, dice Serra, potrà essere a sua volta superato solo dal caldo marziano. Allarmismo dopo allarmismo dopo allarmismo sempre più grande.

Volendo, ieri un italiano poteva anche passare la giornata aspettando che il “caldo record” degli ultimi giorni lasciasse il posto al “caldo africano” annunciato entro sera. Sempre volendo, poteva anche chiedersi come implementare, di qui a Ferragosto, l’escalation dei lanci meteo, sempre appassionatamente votati all’ansia e alla catastrofe. Se un caldo già record può essere soppiantato da un caldo africano, che genere di caldo potrà farci poi rimpiangere quello africano? Un caldo marziano, tra i sessanta e i centoventi gradi centigradi? Un caldo da altoforno, attorno ai mille gradi? Voglio dire (e non è un problema che riguarda solo il meteo), come farà il linguaggio mediatico a tenere sempre alta la soglia del “mamma mia che impressione”, se già ai primi di luglio si è giocato l’Africa, come è noto il continente più caldo (in Africa il caldo è quasi sempre africano)?

(Continua a leggere l’articolo di Repubblica sul sito del Corriere della Sera)

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