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  • venerdì 6 febbraio 2015

Chi inventa i nomi come “Big Snow”?

Gli stessi che negli anni scorsi si sono inventati "Scipione" e "Caronte", con grande successo mediatico e qualche polemica

Da qualche tempo genera discussioni e battute la pratica adottata da un famoso sito italiano di previsioni meteorologiche, IlMeteo.it, di assegnare un nome ad alcuni fenomeni meteorologici che interessano estese parti d’Italia. Nel 2012 un certo anticiclone venne soprannominato “Lucy”, un altro “Scipione”, un altro ancora “Caronte” e così via. La perturbazione che sta interessando da giorni il nord Italia è stata soprannominata da IlMeteo.it “Big Snow”: e il nome è stato immediatamente adottato da tantissimi giornali e telegiornali italiani (il nome “Big Snow” era già stato usato dallo stesso sito per una nevicata prevista per il febbraio 2013).

IlMeteo.it ha iniziato ad assegnare questi nomi dal 2012. Il sito è stato aperto nel 2001 da Antonio Sanò, un imprenditore con un master in meteorologia. Oggi è il sito di previsioni meteo più popolare in Italia: nel 2013 aveva 45 milioni di utenti unici al mese. Sanò nel 2012 ha detto che i nomi propri dei fenomeni meteorologici vengono scelti attraverso il forum del sito e su Facebook. La pratica ha spesso causato polemiche e interventi critici da parte di altri meteorologi, sulla base del fatto che le procedure di assegnazione non sono riconosciute ufficialmente, o che non sia stato stabilito con chiarezza quali caratteristiche deve avere un fenomeno per ricevere un proprio nome.

Succede così ovunque?
In Europa la pratica di assegnare nomi agli eventi meteorologici non è consueta, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti con tempeste e cicloni di violenza sconosciuta da noi: “Katrina”, “Sandy” e così via. La pratica è iniziata durante la Seconda guerra mondiale, quando i meteorologi statunitensi dell’esercito in servizio nel Pacifico iniziarono ad assegnare alle tempeste tropicali nomi femminili: l’idea ebbe molto successo, dato che fino ad allora le tempeste erano indicate con un metodo molto meno pratico, le coordinate geografiche del luogo in cui avevano avuto origine. Dal 1953, il sistema di assegnazione di nomi propri venne adottato dal National Hurricane Center per tempeste tropicali che nascevano nell’Oceano Atlantico.

La scelta di nomi esclusivamente femminili portò a qualche protesta, per esempio da parte dei movimenti femministi – non era raro che gli scienziati assegnassero i nomi di mogli, fidanzate o suocere – e attualmente il sistema statunitense prevede che negli anni pari siano dati nomi maschili, mentre negli anni dispari nomi femminili.

L’unico ente europeo che, fin dagli anni Cinquanta, dà nomi ai fenomeni atmosferici di alta e di bassa pressione (non limitandosi quindi a fenomeni molto distruttivi come gli uragani, molto più rari in Europa) è l’Istituto di Meteorologia della Freie Universität di Berlino. Come precisa il suo sito ufficiale, “ad esclusione del Servizio Meteorologico degli Stati Uniti, l’Istituto di Meteorologia è l’unica fonte mondiale per fornire nomi ai vortici”, anche se non fornisce prove a supporto della sua affermazione. Anche il sito dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (OMM) non registra tra gli argomenti trattati le procedure di denominazione per altro che non siano le tempeste tropicali e gli uragani. L’Istituto di Meteorologia berlinese ha iniziato a dare nomi nel 1954, inizialmente chiamando i fenomeni di alta pressione con nomi maschili e quelli di bassa pressione con nomi femminili: ma fino agli anni Novanta i nomi erano usati solo dai giornali berlinesi.

foto: JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images