Una granata tra le macerie di Kobane, in Siria, il 21 febbraio 2015. (Antonio Pampliega/picture-alliance/dpa/AP Images
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  • giovedì 25 giugno 2015

L’ISIS ha attaccato di nuovo Kobane

Ci sono stati due attentati suicidi e attacchi coordinati da est e sud, ma potrebbe essere solo una mossa per distogliere l'attenzione dei curdi siriani da Raqqa

Una granata tra le macerie di Kobane, in Siria, il 21 febbraio 2015. (Antonio Pampliega/picture-alliance/dpa/AP Images

Giovedì due autobombe sono esplose a Kobane, città siriana sotto il controllo dei curdi e vicino al confine con la Turchia. Gli attentati, che hanno ucciso diverse persone, sono stati compiuti dallo Stato Islamico (o ISIS), che contemporaneamente ha attaccato Kobane su tre fronti: da sud, da est e da sud-est. Dal gennaio del 2015 Kobane è controllata dall’YPG, una sigla che sta per “Unità di protezione del popolo” e che raccoglie le milizie curde siriane: l’YPG aveva preso il controllo della città dopo una lunga battaglia combattuta contro l’ISIS che era stata molto seguita dalla stampa internazionale. La vittoria dell’YPG era stata considerata di grande importanza simbolica, più che strategica.

Alcune fonti dell’ospedale di Kobane, ha scritto Reuters, parlano di almeno 12 morti e 70 feriti, causati sia dall’autobomba sia dagli scontri che hanno seguito l’esplosione e che si sono verificati nel centro città tra curdi e miliziani dell’ISIS. I curdi siriani hanno detto che i miliziani dell’ISIS sono entrati a Kobane dal confine con la Turchia, che da tempo è accusata di non opporsi a sufficienza all’ISIS. In diversi sostengono che le autorità turche stiano facendo di tutto per evitare che i curdi diventino troppo forti e che possano consolidare il loro potere nella regione, per poi rivendicare l’indipendenza. Il confine tra Turchia e Siria viene considerato in diversi punti molto “poroso”, ovvero è molto facile far passare uomini, armi o altri beni di contrabbando da una parte all’altra (senza contare che molte guardie di confine turche sono facilmente corruttibili). La Turchia ha negato qualsiasi accusa e finora non ci sono prove certe che dimostrino che i miliziani dell’ISIS siano effettivamente entrati a Kobane dal territorio turco. Nelle ultime ore alcuni account Twitter hanno scritto che è probabile che i miliziani del gruppo siano entrati a Kobane indossando le divise dell’YPG o usando dei segni di riconoscimento dell’Esercito Libero Siriano (gruppo di ribelli siriani moderati).

bbc

L’attacco di questa mattina non sembra per il momento mettere in discussione il controllo di Kobane da parte dell’YPG (quindi Kobane per ora non “rischia di cadere“). Secondo alcuni esperti, l’ISIS sta cercando di distogliere l’attenzione dei curdi da Raqqa, città nel nord della Siria considerata la capitale del Califfato islamico. La situazione è questa: lo scorso 16 giugno i curdi siriani hanno riconquistato la città di Tal Abyad – nel nord della Siria, vicino al confine con la Turchia – prima controllata dall’ISIS. Poi l’YPG ha cominciato ad avanzare verso sud, ovvero verso Raqqa: ha conquistato Ain Issa, una città a soli 50 chilometri dalle sedi principali del “governo” dell’ISIS a Raqqa. Prendendo Ain Issa, i curdi hanno anche bloccato una delle vie di rifornimento più importanti per l’ISIS. Insieme all’attentato a Kobane, l’ISIS ha cominciato un attacco a Hasakah, città nel nord-est della Siria controllata dall’esercito siriano fedele al presidente Bashar al Assad insieme ai curdi siriani (qui una mappa dell’attacco dell’ISIS a Hasakah).. Charles Lister, uno degli esperti più preparati sull’ISIS, ha scritto che entrambi gli attacchi – quello a Kobane e quello a Hasakah – sono stati compiuti dall’ISIS per alleviare la tensione su Raqqa.

È difficile dire chi vincerà tra ISIS e YPG: nelle ultime settimane l’ISIS sembra essersi indebolito nel nord-est della Siria, nei territori ormai controllati dai curdi siriani. La riconquista da parte dei curdi siriani di Kobane prima e Tal Abyad poi hanno dato parecchio vantaggio all’YPG, soprattutto per quanto riguarda il controllo delle linee di rifornimento. Come però ha dimostrato l’attacco di questa mattina a Kobane, e gli scontri che sono poi seguiti nel centro città tra curdi e sostenitori dell’ISIS, lo Stato Islamico ha mantenuto la sua capacità di infiltrarsi nelle città della Siria e compiere attacchi molto violenti anche all’interno di territori che non controlla.

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