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  • mercoledì 17 giugno 2015

La Grecia rischia di non poter ripagare i suoi debiti

Senza un nuovo accordo il governo di Alexis Tsipras ha confermato che non sarà in grado di versare al Fondo Monetario Internazionale 1,6 miliardi di euro in scadenza a fine mese

Un uomo nel quartiere Monastiraki di Atene, 15 giugno 2015 (AP Photo/Petros Giannakouris)

Euclid Tsakalotos, negoziatore del governo greco impegnato nelle trattative con i creditori internazionali, ha confermato che senza un nuovo accordo la Grecia non sarà in grado di pagare il suo debito al Fondo Monetario Internazionale. La Grecia è in attesa dallo scorso febbraio dell’erogazione già approvata di un prestito da 7,2 miliardi e deve versare entro la fine di giugno circa 1,6 miliardi di euro all’FMI. Si parla da mesi di “settimane decisive” e “ultime possibilità” ma, secondo diversi giornali, stavolta ci siamo davvero.

Domani, giovedì 18 giugno, ci sarà un nuovo incontro in Lussemburgo tra i ministri delle Finanze dei paesi della zona euro che viene descritto come l’ultima occasione di trovare un accordo o di creare le premesse per una conclusione a breve termine delle trattative. La Grecia rischia un default e le conseguenze di un default porterebbero a dei limiti sulle possibilità dei cittadini greci di prelevare soldi dalle banche e renderebbero più concreta l’ipotesi – comunque estrema – dell’uscita della Grecia dalla zona euro. Intanto, nella sera di mercoledì 17 giugno, è prevista una manifestazione anti-austerità e a sostegno di Tsipras in piazza Syntagma ad Atene, fuori dal parlamento greco.

Le ultime dichiarazioni di Tsakalotos e Tsipras
Euclid Tsakalotos ha un ruolo di primo piano nei colloqui del governo greco con la cosiddetta “troika”, l’organo formato da rappresentanti della BCE, della Commissione Europea e del Fondo Monetario internazionale, e dallo scorso aprile ha di fatto sostituito nei negoziati il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Oggi, mercoledì 17 giugno in un’intervista a Reuters, Tsakalotos ha fatto sapere che la Grecia non potrà pagare il suo debito al Fondo Monetario Internazionale.

Il governo di Alexis Tsipras avrebbe dovuto versare venerdì 5 giugno una rata da 300 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale, ma aveva fatto sapere di voler accorpare in un’unica rata i quattro pagamenti previsti, per un totale di 1,6 miliardi di euro, da versare entro il 30 giugno. La Grecia è in difficoltà, in attesa dell’erogazione dei 7,2 miliardi di prolungamento degli aiuti già concessi lo scorso febbraio dall’Eurogruppo: i creditori internazionali chiedono austerità e riforme in cambio dell’erogazione ed è su questo punto che non si riesce a trovare un accordo.

Riprendendo quanto dichiarato dal primo ministro Alexis Tsipras, Tsakalotos ha aggiunto che il governo greco è disposto a fare delle concessioni purché queste siano «economicamente sostenibili» e che tra queste non sono inclusi i tagli chiesti dai creditori al sistema delle pensioni: «I tagli alle pensioni non dovrebbero essere all’ordine del giorno; all’ordine del giorno dovrebbe esserci una riforma delle pensioni», ha spiegato Tsakalotos. Il negoziatore ha poi detto in modo molto chiaro che «i negoziati consistono in un processo di dare e avere, non in una convergenza sulla posizione originaria dell’altra parte».

Nelle ultime ore il primo ministro greco Alexis Tsipras, scrive Bloomberg, ha parlato di un «grande no» a un cattivo accordo e ha anche detto che è pronto ad assumersi la responsabilità delle conseguenze che questo rifiuto comporterebbe. I funzionari di Paesi Bassi, Portogallo e Germania hanno nel frattempo fatto sapere che si stanno preparando a una rottura della trattativa.

La borsa di Atene, la BCE e la Banca centrale greca
Oggi la borsa di Atene ha perso il 3,2 per cento, dopo il calo di oltre 9 punti degli ultimi due giorni. Si tratta della chiusura più bassa dal settembre del 2012. Nel frattempo, la Banca centrale europea ha deciso di alzare il tetto dei prestiti di emergenza Ela (Emergency liquidity assistance) a favore degli istituti di credito ellenici passando da 83 miliardi di euro a 84,1 miliardi. Il programma di emergenza Ela permette alla Banca centrale della Grecia di concedere liquidità alle banche del Paese, applicando un tasso di interesse superiore rispetto a quello offerto dalla BCE.

Oggi la Banca centrale greca ha pubblicato il rapporto annuale sulla politica monetaria nazionale per il biennio 2014-2015 in cui ha scritto che in caso di fallimento delle trattative tra Atene e i suoi creditori, la Grecia uscirà dall’euro e dall’Unione europea: «Il mancato raggiungimento di un accordo segnerà l’inizio di un percorso doloroso che porterà prima al default della Grecia e, di conseguenza, all’uscita del paese dall’eurozona e, probabilmente, dalla stessa Unione europea». Ha fatto sapere che il raggiungimento di un accordo «è di fondamentale importanza per arginare i rischi immediati per l’economia, per ridurre l’incertezza e assicurare un percorso di crescita sostenibile per il paese». E ancora: «L’uscita dall’euro non farebbe che peggiorare il già difficile contesto, visto che la connessa crisi dei cambi spingerebbe al rialzo l’inflazione. Tutto questo porterebbe a una profonda recessione, a un declino drammatico dei redditi, a una crescita esponenziale della disoccupazione e al collasso di tutto quello che l’economia greca ha ottenuto negli anni della sua permanenza nell’Ue e nell’eurozona». Il presidente della Banca centrale greca è Yannis Stournaras, ministro delle finanze tra il 2012 e il 2014 durante il precedente governo conservatore di Samaras a favore dell’austerità.

Dopo una riunione ad Atene, la presidente del parlamento greco e esponente di Syriza Zoi Konstantopoulou ha criticato in una nota Yannis Stournaras: dicendo che il paese è sull’orlo di una «crisi incontrollabile», il presidente della Banca centrale greca ha oltrepassato i confini imposti dal ruolo che ricopre e, sempre secondo Konstantopoulou, ha tentato di influenzare in modo negativo i negoziati in corso con i creditori internazionali. Nella nota, infine, si dice: «E vale la pena chiedersi perché questo stia accadendo, dato che si presume che il ruolo della Banca centrale della Grecia sia quello di mantenere la stabilità del sistema bancario».

Die Welt e Vladimir Putin
Il quotidiano tedesco Die Welt – la Germania è uno dei principali paesi che rifiuta le proposte del governo greco – ha scritto che alla fine è probabile che i politici di maggior successo della zona euro saranno proprio il leader di Syriza Alexis Tsipras e il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Il quotidiano scrive che i due stanno deliberatamente prolungando le trattative in modo da arrivare a «una soluzione politica» a livelli più alti e che sono forse riusciti nell’impresa di mettere a dura prova la psiche della Germania: «Stanno osservando a mente lucida che la paura sta erodendo le anime dei tedeschi e stanno traendo le loro conclusioni. Quello che abbiamo letto di continuo negli ultimi mesi, cioè che Tsipras e Varoufakis sono stati messi all’angolo, è sbagliato. In questo momento, probabilmente sono i politici più di successo in Europa».

Venerdì 19 giugno, a margine di un vertice economico a San Pietroburgo, il presidente russo Vladimir Putin e il premier greco Alexis Tsipras si incontreranno e discuteranno della costruzione del gasdotto Turkish Stream che dovrebbe portare il gas russo verso l’Europa attraverso la Turchia e la Grecia, aggirando l’Ucraina. Diversi giornali scrivono che il governo russo potrebbe offrire a Atene una soluzione all’attuale crisi. Il Guardian cita ad esempio Chris Weafer, analista finanziario che lavora a Mosca e che ha detto: «Un pacchetto a favore della Grecia è sicuramente possibile, ma è improbabile che prenda la forma di un prestito di salvataggio diretto e è più probabile che venga confezionato come parte di un accordo di acconto sul trasferimento di gas o qualcosa di simile».

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