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  • venerdì 10 Aprile 2015

In Yemen c’è un genocidio, dice Khamenei

L'ayatollah dell'Iran ha criticato i bombardamenti dell'Arabia Saudita contro i suoi alleati Houthi: la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente

Giovedì 9 aprile l’ayatollah Ali Khamenei – la “guida suprema” dell’Iran, cioè la massima autorità iraniana – ha condannato l’intervento militare dell’Arabia Saudita in Yemen, definendolo un “genocidio”. Si tratta della critica più dura fatta finora dall’Iran nei confronti dell’operazione contro i ribelli sciiti Houthi in Yemen e secondo alcuni esperti potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione nel paese, considerata già oggi molto grave. I bombardamenti dell’Arabia Saudita e di altri paesi arabi sullo Yemen vanno avanti da due settimane: il bersaglio degli attacchi sono i ribelli Houthi, che in molti credono siano appoggiati e finanziati dall’Iran e alleati con le forze fedeli all’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh (la versione lunga della storia si legge qui).

La rivalità tra Iran e Arabia Saudita
Gli Houthi – sciiti, ma di uno sciismo considerato per parecchio tempo molto vicino al sunnismo – da diversi mesi stanno cercando di prendere il potere in Yemen togliendolo al presidente Abdel Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dall’Occidente. Alle grandi rivalità interne tra sostenitori dell’attuale presidente Hadi e dell’ex presidente Saleh si stanno sommando le tensioni tra Arabia Saudita e Iran, che sono grandi avversari nell’area del Golfo Persico. Le ultime dichiarazioni di Khamenei – sostenute anche dal più moderato presidente Hassan Rouhani – sono arrivate il giorno successivo all’annuncio dell’invio da parte dell’Iran di due navi da guerra al largo delle coste yemenite. Con l’aumento delle tensioni tra sauditi e iraniani, la situazione in Yemen potrebbe peggiorare ulteriormente.

Gli Houthi avanzano
Nonostante i bombardamenti sauditi, gli Houthi sono riusciti a conquistare negli ultimi giorni altro terreno verso sud e a entrare nella città portuale di Aden, dove si era rifugiato Hadi fino al 25 marzo scorso. Giovedì sono anche entrati nella capitale di Shabwa, provincia orientale dello Yemen a maggioranza sunnita. In generale, i bombardamenti sauditi non sono riusciti a fermare l’avanzata degli Houthi. L’Arabia Saudita ha qualche problema anche a livello di alleati: venerdì il Pakistan – che poteva essere un potenziale valido alleato dei sauditi in Yemen – ha approvato in Parlamento una mozione che stabilisce la neutralità del paese nella guerra. Finora i bombardamenti e gli scontri a terra hanno causato l’uccisione di più di 600 persone, mentre almeno altre 100mila sono state costrette a lasciare le loro case, hanno detto le Nazioni Unite. Oxfam, organizzazione umanitaria che lavora in Yemen da trent’anni, ha detto che i prezzi dei beni di prima necessità sono raddoppiati e il costo della benzina quadruplicato.

Al Qaida in Yemen
Una delle forze che più ci sta guadagnando dalla guerra in Yemen è al Qaida nella penisola arabica (AQAP, il gruppo responsabile dell’attentato alla sede di Charlie Hebdo a Parigi lo scorso 7 gennaio). Tra le altre cose, le tensioni in Yemen – esistenti da prima dell’inizio dei bombardamenti sauditi – hanno spinto l’amministrazione americana di Barack Obama a rivedere la sua collaborazione anti-terrorismo con il governo yemenita, necessaria per limitare le operazioni di al Qaida in Yemen. Lo scorso mese gli Stati Uniti hanno ordinato l’evacuazione dal paese di 125 consiglieri per le operazioni speciali: la scorsa settimana al Qaida è entrata a Mukalla, quinta città yemenita per grandezza, ha rapinato la banca centrale portato via tutti i soldi e liberato centinaia di detenuti dalla prigione locale, tra cui molti importanti esponenti di al Qaida: uno di loro, Khalid Saeed Batarfi, si è fatto poi fotografare in tutta tranquillità all’interno del palazzo del governatore di Makalla.

 

Secondo il New York Times, di recente AQAP ha mostrato sempre più sicurezza nei propri mezzi: mercoledì, per esempio, ha annunciato una ricompensa di 20 chilogrammi di oro per chiunque uccida o catturi il leader dei ribelli Houthi, Abdel Malik al Houthi, o l’ex presidente Saleh.

nella foto: la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei (destra), e l’allora presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, durante un incontro a Teheran del 18 aprile 2000. (ATTA KENARE/AFP/Getty Images)