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  • giovedì 26 marzo 2015

L’Arabia Saudita ha attaccato lo Yemen

Per fermare l'avanzata dei ribelli sciiti Houthi appoggiati dall'Iran: intanto il presidente yemenita è scappato a Riyadh

L’Arabia Saudita ha avviato alcuni attacchi aerei contro i ribelli sciiti Houthi in Yemen. L’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, Adel al Jubeir, ha detto che gli attacchi servono per “difendere il governo legittimo” del presidente yemenita Abdel Rabbo Monsour Hadi, che in molte zone del paese è stato sostituito di fatto da quello dei ribelli Houthi. L’ambasciatore al Jubeir ha detto anche che nella coalizione formata per attaccare gli Houthi ci sono 10 paesi: non ha specificato quali, ma alcuni analisti dicono che si tratta dei sei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo – Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar – più Egitto, Giordania, Marocco e Sudan. Nel pomeriggio di giovedì la televisione saudita ha detto che il presidente Hadi è arrivato a Riyadh, la capitale dell’Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti non sono coinvolti direttamente negli attacchi aerei, ma al Jubeir ha detto che il governo saudita si è consultato con quello statunitense prima di iniziare a bombardare: l’amministrazione americana ha confermato che fornirà sostegno logistico e di intelligence alla coalizione contro gli Houthi. Militari egiziani hanno detto che Egitto e Arabia Saudita avvieranno un’operazione di terra in Yemen, dopo che i bombardamenti avranno indebolito i ribelli Houthi.

L’Arabia Saudita è intervenuta insieme ad altri paesi arabi per frenare la rapida avanzata verso sud degli Houthi, che sono considerati come una forza militare manovrata dall’Iran, paese sciita tradizionalmente avversario dei sauditi in Medio Oriente. La presenza di forti interessi esterni in Yemen ha fatto parlare diversi giornalisti e analisti di proxy war (“guerra per procura”): il rischio è che sauditi e iraniani si facciano la guerra per ottenere il controllo dello Yemen, considerato da tempo uno “stato fallito” e dove la situazione è già molto caotica. Questa mattina il governo iraniano ha condannato gli attacchi sauditi in Yemen e ha detto che farà tutto il possibile per “controllare la crisi” nel paese. AFP ha scritto anche che quattro navi da guerra egiziane hanno attraversato il Canale di Suez e sono dirette verso il Golfo di Aden, che si trova di fronte alle cose meridionali dello Yemen.

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Semplificando molto, si può dire che lo Yemen è diviso in tre parti: i territori del nord-ovest e fino a sud della capitale Sana’a sono controllati dai ribelli Houthi, che molti credono siano appoggiati e finanziati dall’Iran (l’Iran è un paese sciita, come gli Houthi). Alcune zone del sud-est sono controllate da al Qaida nella Penisola Arabica (AQAP, gruppo sunnita responsabile tra le altre cose dell’attentato alla sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo lo scorso 7 gennaio). Una limitata porzione di territorio del sud-ovest è ancora controllata dalle forze fedeli al presidente Hadi, unica autorità riconosciuta dall’Occidente e da molti altri paesi arabi. La situazione è diventata ancora più complicata in seguito agli attentati del 20 marzo compiuti da un gruppo affiliato allo Stato Islamico (o ISIS) a Sana’a: alcuni attentatori suicidi si sono fatti esplodere in due moschee sciite, uccidendo circa 140 persone. L’ISIS in Yemen si oppone a tutti: al Qaida, il presidente Hadi e i ribelli Houthi.

Nelle ultime settimane Hadi era stato costretto a lasciare Sana’a, dopo che era riuscito a scappare dagli arresti domiciliari che gli erano stati imposti dagli Houthi. Si era poi stabilito ad Aden, città portuale del sud-ovest che aveva dichiarato “capitale provvisoria”: mercoledì ha dovuto lasciare di nuovo la sua residenza, a causa della rapida avanzata degli Houthi verso sud. Pochi giorni fa gli Houthi avevano preso il controllo anche di Taiz, la terza città più grande del paese.

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