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  • venerdì 20 Marzo 2015

Il massacro di Sana’a, in Yemen

Due attentatori si sono fatti esplodere in due moschee frequentate da sciiti: ci sono almeno 137 morti e una rivendicazione dell'ISIS

Questa mattina, durante la preghiera del venerdì, due attentatori suicidi si sono fatti esplodere all’interno di due moschee di Sana’a, la capitale dello Yemen. Reuters scrive che sono morte almeno 137 persone e molte altre sono rimaste ferite, ma circolano cifre anche più alte. Le moschee colpite dai due attentatori erano frequentate soprattutto da musulmani sciiti, la stessa setta dell’Islam a cui appartengono anche i ribelli Houthi, che da diverse settimane hanno preso il controllo di Sana’a, hanno fatto un colpo di stato e hanno costretto presidente e governo yemenita a dimettersi. Lo Stato Islamico (o ISIS) ha rivendicato l’attentato.

Reuters scrive che gli attentati di oggi sono la più grande escalation di violenza in Yemen degli ultimi anni. Ieri, giovedì 19 marzo, era avvenuto un altro fatto ripreso molto dalla stampa internazionale: il palazzo presidenziale di Aden – una delle principali città dello Yemen – era stato bombardato dagli Houthi e il presidente yemenita Abdel Rabbo Mansour Hadi era stato costretto a scappare. Hadi si trovava ad Aden dal mese scorso, quando era riuscito a scappare dagli arresti domiciliari che gli erano stati imposti dai ribelli Houthi nel suo palazzo a Sana’a.

Diversi giornalisti ed esperti sostengono che in Yemen sia cominciata una guerra civile che contrappone le forze alleate al presidente Hadi, sostenute anche dalle Nazioni Unite, e i ribelli Houthi, che molti credono siano appoggiati direttamente dall’Iran, paese anch’esso sciita. Oggi gli Houthi controllano il nord dello Yemen – la loro zona di provenienza – e la capitale Sana’a. Hadi si è stabilito ad Aden, anche se non è ben chiaro cosa farà ora. Nel sud-est dello Yemen ci sono invece ampie zone di territorio controllate da al Qaida in Yemen (AQAP, il gruppo terroristico che ha rivendicato l’attentato al settimanale satirico francese Charlie Hebdo dello scorso gennaio). Fino ad oggi l’ISIS non è stata considerata una presenza significativa in Yemen, anche se si sapeva dell’esistenza di una “provincia” yemenita del Califfato islamico: la rivendicazione agli attentati di Sana’a’ è arrivata da questa provincia dell’ISIS.