• Mondo
  • giovedì 18 dicembre 2014

La zuffa al parlamento del Kenya

Si stava discutendo su una legge (poi approvata) per contrastare gli estremisti islamici di al Shabaab: è finita con urla, lanci di libri e vestiti strappati

Giovedì 18 dicembre l’Assemblea Nazionale del Kenya, la camera bassa del parlamento kenyano, doveva votare su una nuova legge anti-terrorismo voluta dal governo per fermare gli attentati del gruppo estremista somalo al Shabaab. Alcuni parlamentari dell’opposizione hanno criticato molto il provvedimento, che secondo loro trasformerà il Kenya in uno “stato di polizia”, visti gli ampi poteri che attribuisce discrezionalmente alle forze dell’ordine: hanno disturbato la seduta urlando slogan contro il governo e strappando copie della legge.

Alcuni parlamentari della maggioranza hanno strappato i vestiti del senatore Johnston Muthama, che si trovava nella galleria pubblica del parlamento. Un parlamentare ha spruzzato dell’acqua sul vice presidente dell’Assemblea Nazionale Joyce Laboso, altri quattro sono stati aggrediti e due hanno iniziato una rissa. Laboso ha ordinato una prima sospensione della seduta nella mattinata. È stato poi sostituito dal presidente dell’Assemblea Justin Muturi, verso il quale alcuni parlamentari hanno scagliato libri, costringendolo a ripararsi e farsi proteggere dagli inservienti. Muturi ha poi ordinato che alcuni parlamentari venissero scortati fuori dall’aula: la legge alla fine è stata approvata.

La legge – che è stata definita “draconiana” da un membro dell’opposizione – consiste in una serie di emendamenti che hanno l’obiettivo di rafforzare le misure di sicurezza nel paese: tra le altre cose, estendono il periodo in cui un sospettato può essere detenuto senza accuse e prevedono multe per i media che pubblicano materiale che potrebbe provocare paura e allarmismo (la legge prevede anche che i giornalisti debbano ottenere il permesso della polizia prima di indagare o pubblicare inchieste sul terrorismo interno e su temi di sicurezza nazionale). Nove rappresentanti diplomatici di altri paesi – tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Australia – hanno detto di sostenere i piani del governo per migliorare la sicurezza nazionale, precisando però che devono essere rispettati anche i diritti umani.

In Kenya i miliziani del gruppo estremista somalo al Shabaab hanno recentemente compiuto due grossi attentati: il 22 novembre hanno dirottato un autobus e ucciso 28 persone non musulmane che si trovavano a bordo, il 2 dicembre hanno ucciso 36 lavoratori di una cava nel distretto di Manderaa, nel nord del paese. Gli attentati in Kenya si sono intensificati dall’ottobre del 2011, quando l’esercito kenyano è intervenuto in Somalia per fermare l’avanzata di al Shabaab. L’attacco più violento è stato compiuto nel settembre 2013, quando alcuni miliziani del gruppo hanno assaltato il centro commerciale Westgate a Nairobi, uccidendo 67 persone.

Al Shabaab, che in arabo significa “la gioventù”, è un gruppo formato da estremisti islamici che si è sviluppato dall’Unione delle Corti Islamiche in Somalia, una rete di gruppi islamici che all’inizio del 2006 prese il controllo di Mogadiscio, la capitale somala. Fino a due anni fa al Shabaab aveva il controllo di buona parte del territorio somalo e compiva attacchi piuttosto frequenti anche in Kenya: dopo essere stati attaccati dall’esercito somalo e da un contingente di forze regionali – tra cui soldati keniani – i membri di al Shabaab hanno abbandonato Mogadiscio e diverse altre città del sud del paese, tra cui l’importante porto di Chismaio, e si sono concentrati nelle zone rurali del nord del paese. Nel 2012 l’organizzazione ha annunciato di essersi affiliata con al Qaida.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.