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  • lunedì 23 settembre 2013

La situazione a Nairobi

Il governo del Kenya dice che il centro commerciale è sotto controllo, e gli ostaggi sono stati liberati

Aggiornamento 23.45 – Il governo e le forze di sicurezza kenyane hanno fatto sapere di avere il pieno controllo del centro commerciale Westgate, a Nairobi, e di avere liberato tutti gli ostaggi che erano stati catturati dai militanti del gruppo somalo al-Shabaab. Il ministero degli Interni ha detto che più di 10 persone sono state arrestate per essere interrogate in relazione all’attentato terroristico iniziato sabato 21 settembre, che ha provocato la morte di almeno 62 persone (il numero delle vittime potrebbe salire ancora nelle prossime ore). Diversi siti di news internazionali sono ancora piuttosto cauti sul dichiarare terminato l’assalto, visto che già nel pomeriggio di lunedì le autorità kenyane si erano mostrate troppo ottimiste sull’esito delle operazioni.

Associated Press ha fatto un punto della situazione sulla nazionalità di alcune delle vittime dell’attentato, scrivendo che l’attacco ha ucciso persone provenienti dall’Africa, dall’Europa, dall’Asia e dalle Americhe. Non è ancora chiaro invece da dove provengano gli attentatori: dalle notizie diffuse nella giornata di lunedì, sembra che siano tutti uomini e che siano di varie nazionalità.

(attenzione: la galleria fotografica contiene alcune immagini forti)

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Si starebbe per concludere l’operazione delle forze di sicurezza kenyane per sventare l’attacco terroristico iniziato sabato 21 settembre da 10-15 militanti del gruppo terroristico somalo al-Shabaab in un centro commerciale chiamato Nakumatt Westgate a Nairobi, in Kenya: gli uomini armati hanno ucciso decine di persone (per il momento i morti sono 62: la Croce Rossa ha rivisto al ribasso la cifra rispetto a ieri), ne hanno ferite circa 170. Nella serata di lunedì un portavoce del governo kenyano ha fatto sapere che gli ultimi ostaggi rimasti all’interno dell’edificio sono stati liberati dalla polizia, e gli attentatori sono stati arrestati. Tra le vittime ci sono anche sei cittadini britannici, un olandese, e il poeta ed ex ambasciatore ghanese Kofi Awoonor. Secondo la polizia per il momento sono rimasti uccisi nelle operazioni militari 3 terroristi, mentre 11 soldati sono rimasti feriti. La polizia ha aggiunto che in tutto sono stati salvati circa 200 civili, 65 dei quali sono attualmente in cura negli ospedali locali.

Alle 16.35 di lunedì il ministro dell’Interno kenyano Joseph Ole Lenku ha detto su Twitter che l’intero edificio è sotto il controllo dell’esercito – la stessa cosa è stata ripetuta in serata. Nel pomeriggio la polizia del Kenya aveva spiegato che durante l’operazione per liberare il centro commerciale erano stati uccisi tre terroristi, e che altri erano rimasti feriti. Il capo della polizia kenyana su Twtter aveva aggiunto che l’esercito era ancora all’interno dell’edificio «non per portare pasticcini agli attentatori, ma per finirli e punirli». In serata il ministro degli Interni ha aggiunto che il Kenya non fermerà le sue operazioni militari in Somalia, che sono il motivo per cui il gruppo al Shabaab ha detto di avere attaccato il Westgate.

I tentativi delle forze di sicurezza per risolvere la crisi andavano avanti da due giorni: fonti kenyane avevano fatto sapere domenica pomeriggio che era stato liberato il piano superiore del centro commerciale (qui una mappa semplificata dell’edificio pubblicata da Business Insider). Intorno alle 12 di lunedì si erano sentite forti esplosioni e colpi di pistola provenienti dal Westgate, seguite da una colonna di fumo nero che si è sviluppata sopra l’edificio. Sempre lunedì il ministro degli Interni kenyano aveva chiarito alcuni dubbi su una notizia che girava dalla mattina su alcuni siti di news internazionali, cioè che ci fossero anche delle donne tra gli attentatori: tutti i terroristi, aveva detto il ministro, sono uomini, di nazionalità diverse, e alcuni di essi si sarebbero travestiti da donne. Quello al centro commerciale è l’attacco terroristico più grande compiuto in Kenya dalle bombe all’ambasciata statunitense a Nairobi, nel 1998, dove rimasero uccise più di 200 persone.

Tra i molti video e immagini che hanno testimoniato quello che è successo all’interno dell’edificio, sono circolate molto le foto eccezionali (e impressionanti) di Tyler Hicks, fotografo del New York Times e vincitore di numerosi premi (anche un Pulitzer), che si trovava nel Westgate insieme alle forze di sicurezza kenyane. Domenica l’agenzia AFP aveva diffuso un video che mostra alcune fasi dell’irruzione della polizia kenyana nel Westgate, e la liberazione di diversi ostaggi (attenzione: il video contiene immagini piuttosto forti).

Domenica un gruppo di forze armate israeliane si era unito ai militari dell’esercito kenyano, e una fonte della sicurezza israeliana aveva detto che alcuni consiglieri avevano iniziato ad aiutare le autorità di Nairobi a formulare una strategia per liberare il centro commerciale. Da diversi anni i due paesi cooperano molto su questioni legate alla sicurezza: nel 2011, per esempio, il governo israeliano ha fornito assistenza a quello kenyano con l’obiettivo di colpire il gruppo al-Shabaab. L’interessamento israeliano non riguarda solo il Kenya: recentemente il governo di Tel Aviv ha rafforzato i legami con alcuni paesi dell’Africa Orientale, tra cui Kenya, Uganda e il Sud Sudan.

Il gruppo al-Shabaab ha confermato su Twitter di essere responsabile dell’attacco terroristico, prima che il suo account venisse sospeso. Un portavoce del gruppo ha rilasciato un’intervista ad Al Jazeera nella quale ha affermato, fra le altre cose, che è stato deciso di attaccare il Westgate perché «è un posto dove vengono turisti da tutto il mondo per fare shopping, ma che viene anche utilizzato da alcuni diplomatici come sede per riunioni interne. Ci vengono anche le persone più influenti del Kenia per rilassarsi e divertirsi, e inoltre ci sono anche negozi ebrei e americani. Quindi abbiamo deciso di attaccarlo.»

Al-Shaabab è formato da estremisti islamici, è guidato da Ahmed Abdi Godane ed è collegato ad al Qaida: già alla fine del 2011 aveva annunciato un attacco terroristico contro Nairobi in risposta all’invio di truppe dell’esercito kenyano in Somalia, per contrastare le attività militari degli shabaab che da anni operano nel paese. Nel settembre del 2012 un contingente militare di forze kenyane, somale e dell’Unione Africana aveva ripreso il controllo della città portuale di Chismaio, nella Somalia meridionale, ultima roccaforte degli shabaab: da allora i militanti del gruppo somalo si erano riorganizzati per lo più nelle campagne, abbandonando le città.

Domenica il presidente kenyano Uhuru Kenyatta si è rivolto alla nazione spiegando che le forze di sicurezza hanno già liberato almeno 1000 persone che si trovavano nell’edificio. Lunedì mattina invece il Tribunale Penale Internazionale ha annunciato di avere aggiornato la seduta del processo a carico del vicepresidente del Kenya, William Ruto, per permettergli di fare ritorno in Kenya e gestire la crisi: Ruto e il presidente Kenyatta devono affrontare un processo per crimini contro l’umanità per le violenze compiute in Kenya dopo le elezioni del 2007.

foto: SIMON MAINA/AFP/Getty Images

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