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  • venerdì 6 settembre 2013

Il Kenya vuole lasciare il Tribunale Internazionale

I due leader del paese, un tempo rivali, sono accusati delle stragi seguite alle elezioni del 2007: ma saranno processati comunque

Giovedì 6 settembre il parlamento del Kenya ha votato una mozione per non riconoscere più la Corte Penale Internazionale dell’Aia (Paesi Bassi), decisione con cui si sottrarrebbe alla sua giurisdizione. Entro i prossimi 30 giorni il governo introdurrà una legge per chiudere i rapporti con la Corte, ma i responsabili del tribunale hanno già fatto sapere che la procedura richiederà almeno un anno e che non avrà conseguenze sui casi in corso.

La Corte Penale Internazionale ha accusato il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, e il suo vice, William Ruto, di crimini contro l’umanità per le violenze compiute in Kenya dopo le elezioni del 2007: più di mille persone furono uccise e 600mila obbligate a lasciare le loro case. I due hanno sempre respinto ogni accusa di avere partecipato o organizzato gli scontri, originati in seguito all’accusa di brogli da parte del candidato del Movimento Democratico Arancione.

Kenyatta e Ruto erano uno contro l’altro alle elezioni del 2007, mentre per le presidenziali di marzo di quest’anno hanno presentato un’alleanza, facendo propaganda contro la loro incriminazione all’Aia, definita un’ingerenza inaccettabile negli affari interni del paese. Come spiega BBC, negli ultimi anni diversi governi africani hanno mostrato una certa insofferenza nei confronti della Corte Penale Internazionale, avanzando l’ipotesi di non riconoscerne più i poteri. Se il governo darà seguito alla mozione del parlamento, il Kenya sarà il primo paese a lasciare la Corte.

La Corte Penale Internazionale esiste dal 2002 e non è un organo delle Nazioni Unite, che ha un suo tribunale che si chiama Corte Internazionale di Giustizia (entrambi hanno sede all’Aja). L’Italia e buona parte dell’Europa fanno parte della Corte Penale Internazionale, mentre non vi appartengono stati come la Cina, l’India e l’Indonesia. Gli Stati Uniti, come la Russia e diversi altri stati, hanno sottoscritto lo statuto di costituzione del tribunale, ma non lo hanno ratificato.

foto: il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta insieme al suo vice William Ruto,
prima di essere eletti durante la campagna elettorale (AP Photo/Ben Curtis)

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