Perché si riparla del patto del Nazareno

Matteo Renzi ha detto che "scricchiola", ma potrebbe essere solo una tattica per arrivare presto all'approvazione della legge elettorale

Sabato 8 novembre sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani si parla di nuovo del cosiddetto “patto del Nazareno”, cioè l’accordo tra Partito Democratico e Forza Italia per approvare le riforme costituzionali e la nuova legge elettorale. Secondo il Corriere della Sera, il segretario del PD Matteo Renzi avrebbe inviato al leader di Forza Italia Silvio Berlusconi un “ultimatum”. Secondo Stampa e Repubblica, invece, Berlusconi sarebbe pronto a dare il suo definitivo “via libera” agli accordi contenuti nel patto. Tutto è cominciato da una frase pronunciata da Renzi giovedì 6 novembre – il «patto del Nazareno scricchiola» – che per la verità è stato un breve inciso all’interno di una frase che riguardava tutt’altra cosa.

La frase di Renzi ha spinto diversi giornalisti a dire che il PD sta pensando a un cambio di alleanze, cioè sostituire Forza Italia con il Movimento 5 Stelle per approvare una nuova leggere elettorale. Secondo altri il clamore di questi giorni nasconde semplicemente una tattica della dirigenza del PD per portare a una rapida approvazione della legge elettorale, che dallo scorso marzo è ferma al Senato. Abbiamo messo un po’ di ordine in questa vicenda che sembra molto complicata, ma che non lo è poi così tanto.

Che cos’è il “patto del Nazareno”
Il “patto del Nazareno” è il nome di un accordo tra Renzi e Berlusconi per riformare la costituzione e cambiare la legge elettorale. Il patto è nato da una serie di incontri tra i due leader, il primo dei quali avvenne lo scorso 18 gennaio nella sede del PD a Roma, che si trova vicino al Largo del Nazareno. Al termine dell’incontro Renzi tenne una conferenza stampa in cui spiegò a grandi linee su cosa lui e Berlusconi si fossero accordati: riforma del Titolo V della Costituzione, fine del bicameralismo perfetto e nuova legge elettorale. L’accordo di gennaio non includeva i dettagli delle tre riforme. I particolari vennero discussi, contrattati e precisati in una serie di incontri successivi tra esponenti del PD e di Forza Italia (e altri due incontri tra Renzi e Berlusconi lo scorso 14 aprile e il 6 agosto). Alcuni aspetti, a quanto sembra, sono in discussione ancora oggi. Nel corso dei mesi, intorno al patto del Nazareno e alle sue ipotizzate “clausole segrete” si è sviluppata una sorta di mitologia (di cui aveva scritto anche Francesco Costa).

Com’è andata
La legge elettorale è stata approvata alla Camera lo scorso 12 marzo e da allora è sostanzialmente bloccata al Senato. Secondo le indiscrezioni giornalistiche della scorsa primavera, l’approvazione definitiva della legge elettorale sarebbe dovuta arrivare soltanto dopo l’approvazione delle riforme costituzionali (cioè la riforma del Senato e quella del Titolo V). Questa clausola sarebbe servita a Forza Italia per ritardare l’approvazione della legge elettorale. Una volta approvata, infatti, il PD e Matteo Renzi potrebbero andare a nuove elezioni e quindi ottenere una nuova e maggioranza autonoma (al momento la sopravvivenza del governo dipende dai voti del Nuovo Centro Destra al Senato, senza contare che i parlamentari del PD sono stati scelti in gran parte dalla dirigenza dell’ex segretario Pier Luigi Bersani).

Un PD con una maggioranza autonoma renderebbe molto meno importanti nel quadro politico sia i partiti minori che appoggiano il governo – come NCD – sia Forza Italia, che al momento è “alleata” del PD per quanto riguarda le riforme costituzionali. Con la legge elettorale attualmente in vigore (frutto delle modifiche della Corte Costituzionale al cosiddetto Porcellum) un voto anticipato difficilmente porterebbe a una chiara maggioranza da parte di una singola forza politica. Il PD quindi, che secondo tutti i sondaggi è il partito che gode di maggiori consensi, non avrebbe una grande convenienza ad andare al voto ora, poiché dopo le elezioni si troverebbe comunque costretto ad allearsi con altre forze politiche per formare un governo.

Che succede ora?
I “timori” sulla tenuta del patto diffusi dai giornali derivano da una serie di retroscena e indiscrezioni, rivelati in genere da dirigenti del PD e spesso in maniera anonima. Alcune cose però si sanno per certo. Ad esempio venerdì 7 novembre, durante l’assemblea dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), Renzi ha detto che il «patto del Nazareno scricchiola» (si è trattato di un inciso di una frase in cui Renzi parlava d’altro). Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, che per il suo ruolo è coinvolta direttamente nell’approvazione delle riforme costituzionali, ha detto che sulla legge elettorale il PD andrà avanti «anche senza Forza Italia», se sarà necessario.

Secondo molti più che di vere tensioni tra PD e Forza Italia, le dichiarazioni di questi giorni sono il risultato di un espediente tattico della dirigenza del PD per spingere Forza Italia ad accelerare l’approvazione della legge elettorale. Se i partiti di minoranza hanno convenienza a che la legge elettorale sia approvata il più tardi possibile, al PD conviene esattamente il contrario, e cioè che la legge elettorale sia approvata molto rapidamente. Le minacce di questi giorni servirebbero quindi ad accorciare i tempi della discussione sui dettagli della legge elettorale che non sono ancora stati definiti (se ne parla qui, su Repubblica) e quindi arrivare a una veloce approvazione della legge in Senato, con il numero minore di modifiche possibili (se la legge approvata alla Camera viene modificata, infatti, il testo deve ritornare alla Camera per essere votato nuovamente).

Secondo Claudio Cerasa, cronista politico del Foglio, rientrerebbero nella “tattica” del PD per fare pressioni a Forza Italia anche le recenti “aperture” fatte da Renzi nei confronti del Movimento 5 Stelle. Giovedì 6 novembre, ad esempio, il PD ha eletto alla Corte Costituzionale la docente di diritto del lavoro Silvana Sciarra, anche grazie ai voti del Movimento 5 Stelle. Lo stesso giorno il Movimento 5 Stelle ha eletto il suo candidato Alessio Zaccaria al Consiglio Superiore della Magistratura, grazie ai voti del PD. Secondo Cerasa, e secondo molti altri cronisti, la minaccia di un accordo con il M5S dovrebbe spingere Berlusconi ad accelerare l’approvazione della legge elettorale visto che «l’unica speranza che ha Forza Italia oggi di contare qualcosa nel panorama politico è quella di rimanere aggrappata al patto del Nazareno».

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