Cosa hanno deciso Renzi e Berlusconi

Renzi ha detto che c'è "profonda sintonia" sulla legge elettorale, sulla riforma del Senato e su quella del Titolo V della Costituzione: e che lunedì ne sapremo di più

Sabato 18 gennaio il segretario del PD Matteo Renzi ha incontrato Silvio Berlusconi nella sede del PD di via Sant’Andrea delle Fratte a Roma. L’incontro è cominciato alle 16 ed è terminato intorno alle 18.30. Alle 19.10 Renzi ha fatto una breve conferenza stampa in cui ha sintetizzato quello che è stato deciso: Renzi ha abbandonato la conferenza stampa molto rapidamente dopo poche domande dei giornalisti spiegando che aveva un treno da prendere.

Renzi ha detto che c’è “profonda sintonia” tra le proposte del PD e quelle di Berlusconi su tre temi.

Il primo è la riforma del Titolo V della Costituzione, che oggi consente alle regioni una forte autonomia di spesa. Il Titolo V è ritenuto da alcuni la causa degli alti stipendi dei consiglieri regionali (che Renzi ha indicato come un punto su cui intervenire) e dei numerosi scandali sui rimborsi ai gruppi consiliari regionali scoppiati negli ultimi mesi.

Il secondo è la proposta di mettere fine al bicameralismo perfetto, trasformando il Senato in una “camera delle autonomie”. Renzi ha specificato che comunque sia definita questa camera ci sono alcuni “paletti” da parte del PD. Il governo non dovrà chiedere la fiducia a questa camera, e i senatori non saranno eletti direttamente e non riceveranno alcuna indennità.

Il terzo tema su cui c’è stata “profonda sintonia” è quello di cui si è più parlato in questi giorni: la legge elettorale. Renzi non ha parlato dei dettagli discussi con Berlusconi, ma ha elencato alcune generiche caratteristiche che dovrà avere la nuova legge elettorale, caratteristiche che aveva già descritto nei giorni passati. Dovrà consentire la governabilità e dovrà «eliminare il potere di ricatto dei partiti più piccoli». La bozza della legge, inoltre, sarà «aperta al contributo» di tutte le forze politiche che vorranno partecipare. Renzi ha detto che darà maggiori dettagli sulla legge elettorale lunedì 20 gennaio, dopo una riunione della direzione nazionale del PD in cui le proposte discusse oggi con Berlusconi saranno messe ai voti.

Di un incontro tra Renzi e Berlusconi si parlava oramai da diversi giorni. La sera di venerdì 17 gennaio, durante il programma Le invasioni barbariche Renzi ha confermato che l’incontro sarebbe avvenuto sabato alle 16. Negli ultimi giorni alcuni esponenti del PD hanno criticato la scelta di Renzi, sostenendo che il segretario non avrebbe dovuto incontrare un pregiudicato, cioè Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale. Altri hanno sottolineato che sarebbe un grosso rischio per il governo accordarsi con Berlusconi senza tenere conto degli altri componenti dell’attuale maggioranza.

Il timore diffuso in questi giorni tra altri partiti minori era che dall’incontro nascesse un accordo per una legge elettorale che avrebbe penalizzato i partiti più piccoli. In un caso simile, diverse forze che al momento sostengono la maggioranza avrebbero potuto decidere di lasciare il governo. Ad esempio, Scelta Civica e il Nuovo Centrodestra si troverebbero in difficoltà alle prossime elezioni se ci fosse una legge elettorale, ad esempio, con una soglia di sbarramento molto alta.

Diversi esponenti di questi due partiti hanno già detto di essere contrari a un accordo per una legge elettorale condiviso soltanto da PD e Forza Italia. Sabato 17, a Pesaro, durante la manifestazione dei giovani del Nuovo Centro Destra, Renato Schifani ha dichiarato che Renzi avrebbe dovuto discutere la legge elettorale anche con il suo movimento.
Mezz’ora dopo l’annuncio di Renzi, l’account di Twitter del segretario del partito alleato del PD al governo, il nuovo centrodestra, ha pubblicato un commento molto severo.

 

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