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  • mercoledì 30 luglio 2014

Un incontro con “il Diavolo”, a Gorlovka

Un giornalista del Guardian ha fatto una specie di intervista al misterioso e potente separatista filo-russo accusato di avere abbattuto il volo MH17: non è andata benissimo

Giovedì 24 luglio il giornalista del Guardian Shaun Walker è andato a Gorlovka, città di poco meno di 300mila abitanti della regione di Donetsk, e ha incontrato Igor Bezler: Bezler, chiamato anche “il Diavolo”, è uno dei più importanti separatisti filo-russi che operano in Ucraina orientale ed è l’uomo accusato dai servizi di sicurezza ucraini di essere il responsabile dell’abbattimento del volo MH17.

Walker ha raccontato l’incontro in un articolo intitolato: «Ukraine rebel chief Igor Bezler threatens to execute interviewer» («Il capo dei ribelli Igor Bezler minaccia di uccidere il suo intervistatore»). L’articolo, come si capisce già dal titolo, non è solo una rara intervista a uno dei personaggi più misteriosi del fronte separatista: è anche un’interessante testimonianza di cosa sia diventata la guerra in Ucraina orientale, e di come abbia cambiato la vita di quelli che hanno deciso di cominciare a combattere e della popolazione civile.

Walker ha raccontato di essere arrivato a Gorlovka partendo da Donetsk, la capitale dell’omonima regione ucraina. Nel suo viaggio è stato accompagnato da una giornalista russa: i due hanno raggiunto i confini della città controllata dai separatisti guidando lungo una serie di strade deserte, per circa 40 minuti.

«All’entrata della città c’era un checkpoint di barricate fatte con sacchi di sabbia, controllato da uomini armati con le armi puntate sulla strada. Era presidiato da ribelli armati di kalashnikov e lanciagranate. L’uomo sul posto, che si è presentato come Gorynych – un drago a tre teste della cultura folkloristica russa – non voleva farci passare, ma gli abbiamo spiegato di avere in programma un’intervista con Diavolo in persona. Poi sono state fatte delle telefonate, e ci è stato permesso di entrare in città.»

L’ufficio di Bezler, nel centro di Gorlovka, si è dimostrato essere altrettanto inaccessibile e controllato. Chiunque entri nella stanza, ha raccontato Walker, deve lasciare i telefoni e le armi sul tavolo: «Un uomo con un cappello di pelliccia cosacco ha depositato due pistole, un kalashnikov, un pugnale con una lama di 30 centimetri e un iPhone 5 su un tavolo, prima di poter entrare». Alcuni dei combattenti di Gorlovka sono originari di queste zone; altri invece provengono dalla Russia e arrivano qui dopo essere stati addestrati in un campo militare a Rostov sul Don, una città russa meridionale non troppo lontana dal confine con l’Ucraina orientale. Alcuni dei ribelli presenti nell’edificio hanno mostrato a Walker una stanza completamente in disordine, con documenti alla rinfusa sul pavimento. In un angolo c’erano un centinaio di conigli uno di fianco all’altro. Un ribelle ha detto a Walker che uno dei conigli è stato soprannominato Yatsenyuk, come l’ultimo primo ministro ucraino nominato dopo le proteste a Kiev dello scorso inverno. Nel bagno, al posto della carta igienica, c’era una copia del codice penale ucraino.

 

Prima di incontrarsi con Bezler, Walker è stato portato al piano terra dell’edificio, dove c’erano due piccole stanze piene di ostaggi, soprattutto giornalisti e soldati ucraini: uno di loro si trovava lì con la moglie, che aveva viaggiato da Kiev fino a Gorlovka per farsi catturare volontariamente e poter stare assieme al marito. Un altro era un giornalista ucraino arrestato dai ribelli con l’accusa di avere legami con Pravy Sektor, il gruppo di estrema destra molto discusso che aveva partecipato attivamente alle proteste a Kiev dello scorso inverno e che era riuscito a ottenere anche un incarico nel nuovo governo di Yatsenyuk. Il giornalista, che si chiama Vasyl Budik, si trovava lì da tre mesi. Quando nel cortile dell’edificio è arrivato un furgone carico di corpi di separatisti uccisi nei combattimenti con l’esercito ucraino, Budik ha riconosciuto uno dei ragazzi uccisi: lo conosceva da quando aveva otto anni, lo ha aiutato nella sua istruzione e gli ha insegnato a tirare di boxe. «Ho assistito a uno straordinario testamento della natura cieca e fratricida della guerra, nella quale un uomo è in lutto per la morte di uno dei suoi carcerieri», ha scritto Walker.

L’incontro con Bezler non è andato molto meglio. Bezler è uno dei leader più temuti e misteriosi del fronte dei ribelli. È nato in Crimea e ha vissuto per lungo tempo in Russia, prima di trasferirsi a Gorlovka, dove ha lavorato per un periodo come direttore delle pompe funebri locali. Secondo i servizi di sicurezza ucraini, è un agente dell’intelligence militare russa che coordina le sue azioni direttamente con il governo di Mosca. È uno dei leader separatisti che l’Ucraina accusa di essere agenti russi, come un altro misterioso personaggio del fronte ribelle, Igor Girkin, soprannominato anche “Strelkov”, comandante in capo dei ribelli a Donetsk (Strelkov aveva ammesso lo scorso anno di essere un agente russo, e di avere preso parte all’operazione in Crimea che ha portato l’ex regione ucraina a essere annessa alla Russia).

Igor Strelkov

Fonti ucraine accusano Bezler di essere il responsabile dell’abbattimento del volo MH17, precipitato giovedì 17 luglio nei pressi di Grabovo, città della regione di Donetsk. In un’intercettazione telefonica che il governo ucraino considera risalente a due minuti prima dell’abbattimento dell’aereo della Malaysia Airlines, si sente un uomo dire a Bezler: «Un uccello sta volando verso di te». Bezler chiede se grande o piccolo, l’uomo gli risponde che è difficile stabilirlo, vola sopra le nuvole. In un’altra intercettazione, che il governo ucraino dice essere stata fatta venti minuti dopo l’incidente, Bezler dice – forse a un funzionario dell’intelligence russa – che l’aereo è stato abbattuto. Lo stesso Bezler ha riconosciuto l’autenticità delle registrazioni, ma ha detto che le conversazioni non si riferivano al volo MH17 ma ad altri aerei da guerra ucraini.

Walker non ha fatto a tempo a chiedere a Bezler se sono stati i suoi uomini ad abbattere il volo MH17. Poco dopo essersi presentato ai due giornalisti – sigaretta in bocca e con addosso la telnyashka, la maglietta a strisce bianche e blu della Marina russa – si è subito innervosito per una domanda sugli ostaggi. E ha risposto, urlando:

«L’unica ragione per cui loro sono qui è che sono soldati ucraini. Quelli che stanno combattendo con l’esercito ucraino li facciamo prigionieri. Quelli che stanno combattendo con i battaglioni volontari li interroghiamo e poi li uccidiamo sul posto. Perché dovremmo avere pietà di loro? […] Dovreste vedere cosa hanno fatto alla nostra gente. Gli hanno mozzato le teste e gli hanno cagato negli elmetti! Sono dei fascisti! Perché dovremmo usare dei riguardi con loro? Interrogatorio ed esecuzione, questo è. Impiccherò quei fottuti stronzi ai lampioni!»

Quando si è accorto che i due giornalisti stavano registrando e prendendo appunti di quello che stava dicendo, Bezler ha reagito furiosamente. Ha ordinato ai suoi uomini di distruggere i quaderni degli appunti e tutto il materiale in possesso di Walker e della giornalista russa che lo accompagnava. Prima di cacciarli fuori dalla città, Bezler ha urlato: «Non pensate nemmeno per un minuto che esiterei a sparare a entrambi».

Il giorno dopo Gorlovka è stata colpita con dei missili Grad, un tipo di arma molto imprecisa e studiata per massimizzare i danni. Di recente l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha accusato l’esercito ucraino di usare i Grad con una certa frequenza contro i territorio dell’Ucraina orientale controllati dai ribelli, uccidendo diversi civili. Al momento dell’attacco, Bezler non si trovava nel quartier generale dei separatisti, che comunque non è stato colpito. Domenica un altro attacco con dei missili Grad ha colpito di nuovo Gorlovka, facendo 13 morti.

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