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  • mercoledì 16 Luglio 2014

Il nuovo capo dei socialisti spagnoli

Pedro Sánchez ha 42 anni ed è stato scelto con le primarie tra gli iscritti: dovrà risollevare il PSOE da una grossa crisi di voti

Domenica 13 luglio gli iscritti e le iscritte al Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) hanno eletto il nuovo segretario del partito: si chiama Pedro Sánchez, ha 42 anni e ha preso il 48,7 per cento dei voti. Era la prima volta che tutti gli iscritti al partito (in totale 198 mila) potevano votare direttamente il segretario: l’hanno fatto circa in 130 mila.

Il PSOE è oggi il principale partito di opposizione in Spagna – il governo è presieduto da Mariano Rajoy, del Partito Popolare – ed è andato molto male alle elezioni europee del 25 maggio 2014, ottenendo solo il 23 per cento dei voti. Dopo questo risultato, l’allora segretario Alfredo Pérez Rubalcaba si era dimesso e aveva fissato per il mese di luglio le “primarie”. Oltre a Sánchez si erano presentati altri due candidati alla segreteria: Eduardo Madina e José Antonio Pérez Tapias. La scelta di fare le primarie tra gli iscritti è stata una risposta alle richieste di maggiore trasparenza e democrazia interna, dovute anche alle preoccupazioni per la crescente popolarità del partito di sinistra Podemos, che alle europee ha preso l’8 per cento sottraendo molti voti al PSOE.

Pedro Sánchez è stato un professore di economia alla Camilo José Cela University fino al 2008, quando è stato eletto per la prima volta in Parlamento. Prima di allora era stato membro del consiglio comunale di Madrid ma in entrambi i casi era stato il primo dei non eletti, ottenendo la carica in seguito alla rinuncia di una persona eletta. Ha lavorato per il Parlamento europeo e in Bosnia per l’ONU ed è molto apprezzato per il suo carisma. Fino a pochi mesi fa non era granché conosciuto, e secondo molti la sua elezione è dovuta alla volontà degli iscritti di attuare un netto ricambio generazionale nella direzione del partito. La fiducia dei cittadini spagnoli nei principali partiti politici è in generale in forte calo, dopo la criticata gestione della crisi economica da parte di José Zapatero (PSOE) e gli scandali legati alla corruzione che hanno colpito il Partito Popolare nel 2013. La speranza del PSOE è che Sánchez riesca a ricostruire un partito competitivo per le prossime elezioni politiche, che si terranno nel 2015. Dopo l’elezione il nuovo segretario ha detto che «il cambiamento interno al PSOE è l’inizio del cambiamento per la Spagna e l’inizio della fine di Rajoy». Molti analisti però pensano che il compito di Sánchez sarà tutt’altro che facile, perché il Partito Popolare al governo sta riguadagnando consensi a causa dei recenti segni di ripresa economica; a questo si deve aggiungere la crescita di popolarità di Podemos.

Sánchez ha anche detto che «il PSOE sarà di sinistra quanto lo è il suo elettorato, evitando però il populismo e la demagogia» e ha offerto agli altri due candidati alla segreteria – Eduardo Madina e José Antonio Pérez Tapias – un ruolo nella direzione del partito. Secondo alcuni analisti una questione delicata in termini di voti sarà per Sánchez quella dell’indipendenza della Catalogna, che storicamente è una regione in cui il PSOE è molto forte. Sia Sánchez sia Madina in passato si erano opposti al referendum programmato dal governo catalano a novembre, mentre Tapias l’aveva appoggiato. A fine anno si terranno le primarie anche per eleggere il candidato del PSOE alle elezioni del 2015: in molti pensano che la favorita sia Susana Dìaz, attuale presidente della regione dell’Andalusia.