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La mostra di Ai Weiwei a Berlino

È la più grande dedicata al famoso artista cinese, si estende su 3.000 metri quadrati: c'è anche la riproduzione della cella in cui fu detenuto per 81 giorni

Dal 3 aprile al 7 luglio il museo Martin-Gropius Bau di Berlino ospiterà la mostra Evidence, dedicata all’artista cinese Ai Weiwei. È la più grande mostra delle sue opere – appositamente realizzate o esposte in Germania per la prima volta – e si sviluppa in 18 stanze su tremila metri quadrati.

Ai Weiwei è nato a Pechino nel 1957 ed è considerato tra i più importanti artisti in attività. Oltre che fotografo, architetto e scultore, è anche un attivista per i diritti umani, molto critico con il governo cinese. Ha indagato e denunciato la corruzione e la scarsità di materiali con cui erano state costruite le cosiddette “scuole tofu”, che crollarono durante il terremoto in Sichuan del 2008 causando la morte di migliaia di studenti. Il 3 aprile 2011 venne arrestato senza alcuna accusa formale e detenuto in carcere per 81 giorni: un’esperienza raccontata nell’installazione 81, che riproduce la cella. Dopo la scarcerazione Weiwei è tornato a lavorare nel suo studio in periferia di Pechino; ha il permesso di viaggiare in Cina – dov’è tenuto d’occhio da agenti segreti in borghese – ma gli è stato ritirato il passaporto. Qualche giorno fa Weiwei ha pubblicato online un video in cui chiede alle autorità cinesi di restituirglielo e concedergli di andare in Germania per l’inaugurazione della mostra, ma per il momento non ha ottenuto il permesso di lasciare il paese.

Le sue opere hanno quasi sempre un significato politico; per la mostra a Berlino, per esempio, ha ricreato la disputa tra Cina e Giappone per le isole cinesi Diaoyutai (Senkaku per i giapponesi), altre installazioni invece ricordano il terremoto in Sichuan o la sua incarcerazione.