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  • giovedì 20 febbraio 2014

Le sanzioni dell’UE contro l’Ucraina

Colpiranno i «responsabili delle violenze», probabilmente funzionari del governo e della sicurezza: intanto continua a lavorare la diplomazia internazionale

L’Unione Europea ha deciso di approvare le sanzioni contro «i responsabili delle violenze» di questi ultimi due giorni in Ucraina, e in particolare a Kiev: non è ancora stato deciso a saranno indirizzate le sanzioni, ma dovrebbero colpire diversi esponenti del governo e delle forze armate ucraine. Gli scontri tra manifestanti anti-governativi e forze di polizia hanno provocato decine di morti tra mercoledì e giovedì: la cifra finale potrebbe essere superiore a cento, ma per ora il ministro della Salute ucraino ha confermato 75 morti (qui quello che è successo oggi a Kiev).

In un comunicato diffuso nel tardo pomeriggio di giovedì, il Consiglio dei ministri europei – che oggi riuniva i ministri degli Esteri dei paesi membri dell’UE – ha condannato l’uso della violenza a cui si è ricorso in Ucraina e ha parlato di «gravi violazioni dei diritti umani» che dovranno essere sanzionate. Ha chiesto anche all’opposizione moderata di isolare gli elementi più radicali delle proteste di piazza, e ha aggiunto, relativamente alle sanzioni:

«Alla luce del deterioramento della situazione, l’UE ha deciso di introdurre sanzioni mirate che includono il congelamento dei beni e il divieto di visto per coloro che sono responsabili delle violazioni dei diritti umani, della violenza e dell’uso eccessivo della forza. Gli stati membri hanno deciso di sospendere le licenze di esportazione per il materiale che potrebbe essere usato per la repressione interna […]. Il Consiglio ha incaricato il gruppo di lavoro apposito di fare immediatamente i necessari preparativi. La scala di implementazione verrà stabilita sulla base degli sviluppi che ci saranno in Ucraina.»

I ministri degli Esteri hanno deciso anche per un alleggerimento delle procedure per il visto per le persone ferite e i dissidenti, mentre non è menzionato l’embargo sulle armi, che pure era una delle opzioni da valutare. Al termine della riunione dei ministri degli Esteri dell’UE, Catherine Ashton – il capo della diplomazia europea – ha detto ai giornalisti che la “responsabilità primaria” per la risoluzione della crisi in Ucraina è del presidente, Viktor Yanukovych. Sulle stesse posizioni si è espresso negli ultimi due giorni il governo statunitense: giovedì il dipartimento di stato ha annunciato di avere imposto il divieto di visto a 20 membri del governo ucraino, senza però specificarne ancora i nomi.

Nella giornata di oggi si sono susseguite testimonianze e resoconti giornalistici che hanno parlato dell’abbandono del paese di diversi membri del Partito delle Regioni, la forza politica guidata da Yanukovych. In una votazione che si è tenuta questa sera al parlamento ucraino i banchi del partito di Yanukovych erano praticamente vuoti: il parlamento ha approvato a maggioranza la proposta di ritirare le forze di sicurezza da piazza Indipendenza e di fermare l’uso della forza. Ha inoltre ricordato che solo il parlamento può decidere di imporre lo stato di emergenza, e non il governo o il presidente.

Nel frattempo sta proseguendo l’intenso lavoro diplomatico portato avanti da Frank-Walter Steinmeier, Laurent Fabius e Radoslaw Sikorski, ministri degli Esteri rispettivamente di Germania, Francia e Polonia. I tre ministri hanno incontrato questa mattina i principali leader delle opposizioni. Poi hanno avuto dei colloqui con il presidente Yanukovych che si sono però rivelati molto lenti e difficili. Non è ben chiaro come stiano andando i colloqui, e le informazioni che ne escono sono piuttosto contraddittorie: l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt, ha confermato in serata che Yanukovych avrebbe fatto delle leggere aperture verso la possibilità di tenere le elezioni anticipate nel paese.

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