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  • mercoledì 5 febbraio 2014

L’ONU contro il Vaticano sui preti pedofili

Un documento molto severo chiede che siano rimossi i preti colpevoli di abusi, e accusa la Chiesa di avere fatto troppo poco

Aggiornamento ore 17. In un’intervista a Radio Vaticana il nunzio apostolico Silvano Tomasi, capo della delegazione del Vaticano alle Nazioni Unite a Ginevra, ha detto di essere rimasto “sorpreso” dal documento reso noto mercoledì 5 gennaio dalla Commissione dell’ONU che richiede la rimozione immediata degli esponenti del clero colpevoli o anche solo sospettati di aver commesso crimini sessuali sui bambini. Tomasi ha detto che il documento “sembra non essere aggiornato” e non tenere in conto “quello che in questi ultimi anni è stato fatto a livello di Santa Sede, con le misure prese direttamente dall’autorità dello Stato della Città del Vaticano e poi nei vari Paesi dalle singole Conferenze episcopali”.

Tomasi ha anche aggiunto che “probabilmente delle Organizzazioni non governative – che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni – hanno certamente avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica”.

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Mercoledì 5 febbraio la Commissione dell’ONU sui diritti dell’infanzia che si sta occupando dei casi di abusi sessuali su minori noti al Vaticano, ha reso pubblico un documento in cui chiede alla Santa Sede di rimuovere «immediatamente» gli esponenti del clero che hanno commesso dei crimini sessuali sui bambini o che sono sospettati di averlo fatto. Nel documento, oltre a criticare il Vaticano per le sue posizioni sull’omosessualità, sulla contraccezione e sull’aborto (con esplicito riferimento al caso della bambina brasiliana di 9 anni violentata dal patrigno e alle scomuniche fatte dal vescovo ai medici che avevano praticato l’aborto), si denuncia il fatto che non siano state prese le misure necessarie per prevenire gli abusi:

«Il Comitato è seriamente preoccupato che la Santa Sede non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori e per proteggere i bambini, e che le politiche e le pratiche che sono state adottate abbiano portato alla prosecuzione degli abusi e all’impunità dei colpevoli»

Nelle sue raccomandazioni la commissione delle Nazioni Unite ha scritto che «nel trattare le accuse di abusi sessuali su minori, il Vaticano ha sempre messo la reputazione della Chiesa e la protezione dei colpevoli al di sopra degli interessi dei bambini» e che «a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero, pena la scomunica, i casi di abuso sessuale non sono stati quasi mai segnalati alle autorità giudiziarie dei paesi in cui si sono verificati tali crimini».

Crimini che, precisa il documento, sono stati commessi in «tutto il mondo» e sono a «decine di migliaia». Infine si dice che gli «autori sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in un altro paese con lo scopo di coprire i loro crimini». Una pratica, quest’ultima, «documentata da diverse commissioni nazionali d’inchiesta» che ha permesso a molti sacerdoti «di rimanere in contatto con i bambini e continuare con gli abusi». Si chiede infine di rendere pubblici tutti i rapporti interni sui casi di pedofilia di cui il Vaticano è a conoscenza affinché i colpevoli e «coloro che hanno nascosto i loro crimini possano risponderne». Finora non c’è stata dal Vaticano nessuna risposta al documento delle Nazioni Unite.

Lo scorso luglio la Commissione dell’ONU sui diritti dell’infanzia aveva chiesto informazioni dettagliate su tutti i casi di abusi sessuali noti al Vaticano dal 1995. Si trattava della prima volta che una richiesta così ampia e precisa veniva formulata da un dipartimento delle Nazioni Unite. Le domande riguardavano casi specifici e anche le omissioni e le coperture delle gerarchie ecclesiastiche, oltre alle violenze e le intimidazioni subite dalle vittime. La Commissione chiedeva di spiegare come la Chiesa aveva condotto le indagini, se le vittime degli abusi avevano ricevuto sufficiente e adeguata assistenza legale, se le persone colpevoli di reati sessuali erano state autorizzate a rimanere in contatto con i bambini e se il clero avesse l’obbligo di riferire gli abusi alla polizia. In sostanza le domande presentate dall’ONU avevano l’obiettivo di valutare il rispetto da parte della Chiesa cattolica della Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino, firmata nel 1990 anche dal Vaticano.

In vista dell’audizione periodica di fronte al Comitato sull’applicazione della Convenzione – che si è svolta lo scorso 16 gennaio – il Vaticano aveva preparato un documento in cui si testimoniava come nel 2011 fossero stati dimessi dallo stato clericale 260 preti, mentre nel 2012 simili provvedimenti avessero riguardato 124 sacerdoti. Durante i colloqui alle Nazioni Unite, il nunzio apostolico Silvano Tomasi aveva presentato il documento assicurando anche che la Chiesa cattolica voleva diventare un modello nella lotta agli abusi e aveva elencato gli strumenti approvati negli ultimi anni dal Vaticano per contrastare il fenomeno degli abusi, compresa la creazione voluta da Papa Francesco di una commissione specifica «per la protezione dei bambini» composta da esperti internazionali.

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