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  • lunedì 27 gennaio 2014

Scarlett Johansson, Israele e le bibite

È diventata testimonial di una società israeliana che produce nei territori occupati, ma dal 2005 è ambasciatrice di una famosa ONG contraria all'occupazione

Aggiornamento del 30 gennaio: Scarlett Johansson ha deciso di lasciare il suo ruolo da ambasciatrice di Oxfam.

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Venerdì 10 gennaio l’azienda israeliana SodaStream ha tenuto una conferenza stampa a New York per presentare la sua nuova testimonial, la nota attrice Scarlett Johansson. Johansson ha girato uno spot che andrà in onda durante l’intervallo del Super Bowl ed è stata nominata “ambasciatrice globale” della società – ma ne è nato un piccolo caso, che ha portato la stessa Johannson a diffondere un comunicato per difendersi dalle accuse.

SodaStream produce principalmente una specie di elettrodomestico, chiamato “gasatore”, che permette di ottenere bibite gassate unendo dell’acqua minerale ad alcune miscele dai vari gusti: da tempo è molto criticata poiché possiede una grossa fabbrica a Ma’ale Adumim, in Cisgiordania, in un territorio occupato militarmente da Israele e rivendicato dalla Palestina. Oltre a essere testimonial di Sodastream, Scarlett Johansson da diversi anni è ambasciatrice per Oxfam, una nota federazione di 17 associazioni umanitarie non governative dichiaratamente a favore della causa palestinese, e per questo in questi giorni ha ricevuto critiche e prese in giro (e gruppi di attivisti hanno chiesto a Oxfam di interrompere la collaborazione con lei).

In un comunicato ufficiale, Oxfam ha detto che «sebbene l’organizzazione rispetti l’indipendenza dei propri ambasciatori, le società che hanno centri di produzione in quegli insediamenti incoraggiano la povertà e la politica del rifiuto dei diritti della comunità palestinese, che noi lavoriamo per sostenere». Johannson ha risposto ieri alle critiche con un breve post sul suo blog dello Huffington Post:

«Rimango una sostenitrice della cooperazione economica e sociale fra Israele e Palestina. SodaStream è una società che non solo è attenta all’ambiente, ma si occupa anche di costruire un ponte di pace fra Israele e Palestina, incoraggiando persone israeliane e palestinesi a lavorare l’una a fianco dell’altra e a ricevere gli stessi diritti e lo stesso stipendio. Questo è quello che succede alla fabbrica di Ma’ale Adumim ogni giorno. E proprio come ambasciatrice per Oxfam ho potuto vedere in prima persona che alcuni progressi ci sono stati; è quello che succede quando due comunità lavorano assieme ed entrambe sono soddisfatte della grande qualità del prodotto e dell’ambiente di lavoro»

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