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  • domenica 24 Novembre 2013

C’è un accordo sul nucleare iraniano

È stato firmato a Ginevra, prevede l'arresto di parti del programma nucleare dell'Iran: Israele l'ha definito un «errore storico» che renderà il mondo «molto più pericoloso»

Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 novembre l’Iran e i paesi del “5+1” – cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU col potere di veto (Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Francia e Russia) più la Germania – hanno annunciato di aver raggiunto un accordo sulla discussa questione del nucleare iraniano (qui il testo completo): se rispettato, l’accordo dovrebbe bloccare alcune parti chiave del programma nucleare dell’Iran in cambio di un alleggerimento delle sanzioni economiche e commerciali imposte all’Iran nel corso degli ultimi anni. È la prima volta in circa 10 anni, hanno detto alcuni funzionari statunitensi, che si riesce a concludere un accordo internazionale sul nucleare iraniano.

L’accordo è stato firmato al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, in Svizzera, dopo diversi giorni di intensi colloqui a cui hanno partecipato anche i ministri degli Esteri degli stati coinvolti: prevede che l’Iran blocchi il processo di arricchimento dell’uranio oltre il 5 per cento, una soglia sufficiente per garantire la produzione dell’energia nucleare ma insufficiente per il processo di produzione della bomba nucleare (per quello è necessario superare il 20 per cento, livello al quale l’uranio non viene più usato per scopi legati alla ricerca, principalmente medici, ma anche per gli armamenti). L’accordo riguarda inoltre le riserve iraniane di uranio arricchite al 20 per cento – che dovranno essere diluite o convertite in ossido, in modo che non possano essere utilizzate con facilità per scopi militari – e il divieto di installare nuove centrifughe o di costruire nuovi impianti di arricchimento in giro per il paese.

In cambio l’Iran ottiene la sicurezza che per sei mesi non verranno approvate nuove sanzioni internazionali legate al suo programma nucleare, oltre a garantirsi un alleggerimento su una serie di sanzioni già esistenti pari a circa 7 miliardi di dollari (circa 4,2 miliardi di dollari, scrive il New York Times, sarebbero i proventi della vendita del petrolio al momento congelati in banche estere). Lo scopo dell’accordo, che dovrebbe avere una durata di sei mesi, è di dare ulteriore tempo ai negoziatori per raggiungere un patto più ampio e dettagliato che permetta alla comunità internazionale di limitare e monitorare le attività che vengono svolte negli impianti legati alla produzione del nucleare – i più importanti sono Natanz, Fordow, Bushehr, Gachin, Isfahan, Parchin e Arak.

L’accordo è già stato criticato molto da Israele, che si può definire come una terza parte coinvolta in qualsiasi tentativo di dialogo sul nucleare iraniano: Israele, principale alleato degli Stati Uniti in Medioriente, teme infatti che l’Iran possa usare l’arma atomica contro il suo territorio (il regime iraniano, in passato, ha più volte negato il diritto di esistere di Israele). Il problema, dicono alcuni funzionari israeliani, è che l’Iran non ha rinunciato al suo diritto di sviluppare l’energia nucleare, e che non ci si può fidare delle recenti aperture diplomatiche del nuovo presidente iraniano Hassan Rouhani, che sono state le basi per riaprire il dialogo sul nucleare. Il nuovo ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, ha detto un po’ minacciosamente che l’accordo spingerà Israele a prendere “decisioni differenti”; il primo ministro Benjamin Netanyahu ha invece definito l’accordo come un «errore storico» che rende il mondo «molto più pericoloso» di quanto sia ora.

Sulle possibilità di riuscita della strategia del gruppo dei paesi “5+1” – ma in particolare si parla di strategia statunitense – ci sono diverse opinioni contrastanti. Zbigniew Brzezinski e Brent Scowcroft, due ex consiglieri della sicurezza nazionale di precedenti amministrazioni americane, hanno inviato di recente una lettera ad alcuni membri del Congresso statunitense per sostenere l’approccio di Obama sulla questione, scrivendo: «L’apparente impegno del nuovo governo dell’Iran di rivedere l’andamento delle sue attività nucleari ha bisogno di essere testato per assicurarsi che gli iraniani non possano costruire in tempi rapidi l’arma nucleare».

Diversi altri esperti sostengono invece che sia molto improbabile che Ali Khamenei, Guida Suprema e autorità politico-religiosa più potente in Iran, decida di farsi coinvolgere in un accordo che impedisca del tutto al suo paese di arricchire l’uranio per sviluppare la bomba nucleare: l’accordo raggiunto oggi potrebbe essere solo il primo di una serie di accordi parziali in grado di limitare, ma non risolvere del tutto, il problema del nucleare iraniano.

Foto: Il segretario di Stato statunitense, John Kerry, abbraccia il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, dopo la firma dell’accordo sul nucleare iraniano a Ginevra (AP Photo/Keystone, Martial Trezzini)