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  • mercoledì 13 novembre 2013

La storia di Piero Marrazzo

Che è tornato a condurre un programma in Rai, quattro anni dopo la drammatica fine della sua carriera politica per uno scandalo sessuale

Piero Marrazzo è tornato in televisione, mercoledì sera, riprendendo il suo lavoro di giornalista e conduttore televisivo dopo essere stato presidente della regione Lazio e dopo uno scandalo sessuale che aveva demolito la sua carriera politica ed era stato oggetto di grandi attenzioni mediatiche e politiche, con implicazioni che avevano coinvolto anche l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Piero Marrazzo divenne governatore del Lazio nel 2005, a 46 anni, dopo aver vinto le elezioni come candidato di una coalizione di centrosinistra. Gran parte del suo risultato e della sua popolarità risalivano alla sua precedente carriera di giornalista televisivo in Rai, culminata nella conduzione per sei anni del programma Mi manda Raitre, dedicato alla tutela dei consumatori. Per diversi anni Marrazzo aveva lavorato anche come conduttore e inviato del Tg2, e poi aveva collaborato in diversi programmi con Giovanni Minoli.

Lo scandalo che coinvolse Marrazzo iniziò il 23 ottobre 2009: diversi importanti quotidiani italiani diedero la notizia dell’arresto di quattro carabinieri che avevano ricattato l’allora governatore del Lazio con un video che fu definito “compromettente”. Il filmato, che non fu mai diffuso pubblicamente, fu trovato durante un blitz degli stessi carabinieri e mostrava Marrazzo in atteggiamenti intimi insieme a un transessuale (si dimostrò poi che il blitz era una trappola). Nel video si vedeva anche della droga appoggiata su un tavolino. L’incontro era avvenuto nel luglio precedente in un appartamento di via Gradoli, nella zona della Tomba di Nerone a nord di Roma, nello stesso condominio dove nel 1978 fu scoperto un appartamento delle Brigate Rosse utilizzato come base per il sequestro di Aldo Moro. Da indagini successive si venne a sapere che quel condominio era piuttosto frequentato da transessuali che si prostituivano.

Dopo avere ripetutamente negato di essere coinvolto nella vicenda, il 24 ottobre Marrazzo decise di autosospendersi da presidente della Regione Lazio, definendo quello che era successo come il «frutto di una mia debolezza della vita privata». L’autosospensione fu molto criticata da alcuni esponenti all’opposizione appartenenti al Popolo della Libertà, perché non prevista dallo Statuto regionale. Il 26 ottobre comunque Marrazzo si dimise ufficialmente dall’incarico di commissario regionale per la sanità – che aveva assunto nel luglio 2008 – e il giorno successivo anche da presidente della Regione Lazio.

Marrazzo spiegò tempo dopo che fu Silvio Berlusconi a informarlo dell’esistenza del video, il 19 ottobre 2009:

«Un direttore del gruppo Mondadori, forse Signorini, aveva visto un video che mi riguardava e che era inutilizzabile perché non si capiva bene. Aggiunse anche che ce lo aveva un’agenzia di Milano e mi diede un numero al quale telefonai successivamente. Mi rispose una donna, mi confermò di averlo. Le risposi che mi sarei attivato per mandare qualcuno di mia fiducia a vederlo. Poi, dopo forse un giorno, mi richiamò ancora Berlusconi affermando che il video era stato sequestrato dai Ros e che tutto era andato bene. Mi volle tranquillizzare.»

Nei mesi successivi ci furono due morti che qualcuno definì “sospette” legate al caso Marrazzo. Il 12 settembre 2009 Gianguerino Cafasso, colui che probabilmente girò il video con cui Marrazzo era stato ricattato, fu trovato morto per overdose da cocaina. Il 20 novembre fu trovata morta soffocata per un incendio nel suo appartamento anche Brenda, una transessuale coinvolta nello scandalo. Ad ogni modo, nell’aprile del 2010 la Corte di Cassazione stabilì che Marrazzo «fu vittima di un’imboscata», e confermò le misure cautelari nei confronti di alcuni carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale, accusati di ricatto. Nella sentenza si legge che ci fu da parte dei carabinieri una «accurata preparazione di quella scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche, nello stesso tavolino, accanto al piatto che la conteneva, della tessera personale della vittima, affinché non vi fossero dubbi sulla identificazione del personaggio» al quale non si voleva «dare scampo».

Nel 2012 Marrazzo tornò a fare il giornalista, dopo essere stato in disparte per diverso tempo e essersi sottoposto a una terapia di analisi, come lui stesso ha raccontato durante un’intervista data a Concita de Gregorio pubblicata su Repubblica il 15 agosto 2011. Nel 2012 collaborò nella produzione di un documentario sull’Armenia andato in onda su Rai3. Oggi, 13 novembre, è tornato a condurre un programma televisivo: si tratta di Razza Umana, in onda in seconda serata su Rai2, che lui stesso ha definito «non uno “strano ma vero”, ma il racconto curioso della complessità del nostro mondo». Il programma farà vedere dei documentari brevi, di 15 minuti, provenienti da tutto il mondo e collegati in uno studio da Marrazzo con ospiti ogni volta diversi.

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