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  • mercoledì 6 Novembre 2013

Le esplosioni in Cina

Sono state 7, davanti a una sede del partito comunista a Taiyan: è morta una persona e altre 8 sono rimaste ferite

Mercoledì 6 novembre nella città cinese di Taiyan, capitale della provincia nord-orientale di Shanxi, c’è stata una serie di esplosioni fuori dalla sede provinciale del partito comunista. Il giornale Xinhua ha scritto che secondo la polizia le esplosioni sono state provocate da bombe artigianali: secondo il canale statale CCTV sarebbero sette, che avrebbero fatto saltare in aria anche un minivan parcheggiato in via Yingze, di fronte alla sede del partito. Le esplosioni hanno provocato la morte di una persona e il ferimento di altre otto, e diversi danni alle macchine parcheggiate nella zona.

Finora le autorità non hanno diffuso ulteriori dettagli sulle esplosioni e non hanno parlato apertamente di attentato terroristico. La polizia ha isolato la zona e sta facendo i rilevamenti necessari. Xinhua ha pubblicato una ricostruzione fatta al computer del luogo dell’esplosione.

Sul sito di microblogging cinese Sina Weibo e su Twitter sono state pubblicate alcune foto che mostrano dei cuscinetti a sfera ritrovati sul luogo delle esplosioni: sembrerebbero confermare l’ipotesi dell’uso di bombe costruite artigianalmente.

 

La televisione CCTV ha riportato le testimonianze di due persone che si trovavano nei pressi dell’edificio del partito comunista di Taiyan al momento delle esplosioni. Liu Guoliang e Zheng Quan stavano percorrendo in macchina la strada lì vicino: una ventina di secondi dopo le esplosioni, che hanno sentito, hanno visto una massiccia colonna di fumo svilupparsi di fronte all’edificio. Testimonianze simili, scrive il Guardian, sono state riportate da diversi utenti di Sina Weibo.

Le esplosioni nella provincia di Shanxi arrivano una settimana dopo l’attacco terroristico compiuto – pare – da alcuni cinesi di etnia uighura a Pechino, nella famosa e centrale piazza Tienanmen. Il 28 ottobre un’auto aveva preso fuoco all’entrata della Città Proibita dopo essersi lanciata sulla folla a due passi dalle sedi di importanti istituzioni politiche cinesi, come la Grande Sala del Popolo, sede del parlamento nazionale, e lo Zhongnanhai, sede della partito comunista e del governo.