• Sport
  • sabato 7 settembre 2013

Le Olimpiadi 2020 saranno a Tokyo

Lo ha deciso sabato sera il Comitato Olimpico Internazionale, che ha molte altre scelte da prendere

Aggiornamento: il Comitato Olimpico ha annunciato sabato sera che le Olimpiadi del 2020 si terranno a Tokyo, in Giappone, dove già si svolsero nel 1964.

*****

Venerdì 6 settembre a Buenos Aires, in Argentina, è stata inaugurata la 125esima sessione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), il massimo organismo sportivo del mondo. I 105 membri attivi che compongono il CIO (ce ne sono altri 32 onorari, che non prendono parte alle votazioni) dovranno prendere due decisioni importanti per quanto riguarda l’organizzazione dei Giochi Olimpici del 2020: sarà scelta la città ospitante, tra le candidature di Madrid, Tokyo e Istanbul; sarà scelto uno tra i tre sport finora esclusi dalla lista di quelli “di base” e nei prossimi giorni sarà nominato il nuovo presidente del CIO, che sostituirà il belga Jacques Rogge.

Nella conferenza stampa del 4 settembre, Rogge – che è in carica dal 2001 – ha parlato anche delle Olimpiadi invernali di Soči 2014, spiegando che gran parte dei lavori sono ormai completati, mentre ha sottolineato i ritardi nella costruzione degli impianti per i Giochi Olimpici estivi di Rio de Janeiro 2016. Per quanto riguarda la sua successione, i membri del CIO dovranno sceglierne uno tra Thomas Bach, Ng Ser Miang, Richard Carrion, Wu Ching-kuo, Denis Oswald e Serhij Bubka (qui le schede sui loro profili). Tutte le decisioni che verranno fatte in Argentina sono al centro di trattative complesse che proseguono da parecchi mesi.

Le candidature
La decisione più attesa tra quelle su cui si dovrà esprimere il CIO è quella sulla città che ospiterà i Giochi Olimpici del 2020, tra le candidate arrivate alla fase finale: Madrid, in Spagna; Tokyo, in Giappone; Istanbul, in Turchia. Sabato 7 settembre, intorno alle 17 ora locale (quando in Italia saranno più o meno le 22), i membri del CIO comunicheranno la loro decisione.

Oggi le delegazioni delle città e le autorità politiche dei governi faranno le presentazioni della candidatura. Seguirà un question time, in cui le delegazioni dovranno rispondere alle domande dei membri del CIO su questioni critiche relative all’organizzazione e alla situazione sociale, economica e politica dei paesi di appartenenza. Tutte e tre le città hanno presentato problemi ancora irrisolti: ospitare i Giochi Olimpici rappresenta una grande responsabilità, ma anche un’opportunità per la crescita economica, il miglioramento delle infrastrutture, la capacità di attrarre investimenti esteri e dare prestigio alla città e alla nazione.

Madrid
La città di Madrid ha già perso recentemente l’opportunità di organizzare i Giochi Olimpici: è stato così per le edizioni del 2012 e del 2016. La delegazione spagnola spera di vincere dopo aver ricevuto un buon giudizio dai tecnici del CIO durante i sopralluoghi fatti all’inizio dell’anno. I suoi rappresentanti contano di vincere la gara anche grazie alla lunga tradizione sportiva del paese e per l’esperienza positiva delle Olimpiadi di Barcellona 1992.

La delegazione ha spiegato che saranno fatti dei controlli ancora più severi sulla speculazione edilizia, per evitare problemi come quelli degli anni della crisi immobiliare: saranno ristrutturate soprattutto le infrastrutture esistenti, ha detto Ana Botella, sindaco di Madrid, spiegando che 28 dei 35 impianti necessari sono già pronti. Gli investimenti, secondo le stime delle autorità, saranno pari a circa 1,5 miliardi di euro. A pesare sulla decisione dei membri del CIO potrebbe invece esserci la situazione economica della capitale spagnola, che ha circa 7 miliardi di debiti, il tasso più alto tra tutte le altre città spagnole, scrive il Financial Times, a cui vanno aggiunti i tagli alla spesa pubblica imposti dal governo spagnolo alle amministrazioni locali.

Tokyo
La candidatura di Tokyo prevede investimenti pari a circa 7,6 miliardi di euro, tra infrastrutture, impianti sportivi, alloggi per gli atleti, che saranno finanziati anche da sponsor privati. I dubbi sulla sua candidatura riguardano invece i problemi che ci sono stati, anche recentemente, alla centrale nucleare di Fukushima, dopo il devastante tsunami del marzo 2011. Il primo ministro Abe, volato a Buenos Aires per la presentazione, ha detto che Fukushima non provocherà danni a Tokyo, che l’acqua radioattiva è stata bloccata in una zona delimitata e che non ci saranno problemi di salute per nessuno.

Istanbul
Se sarà scelta, Istanbul rappresenterebbe la prima città a ospitare le Olimpiadi estive in un paese a maggioranza musulmana. Il problema principale riguarda la situazione che si è creata nei mesi scorsi in tutto il paese. Migliaia di persone hanno manifestato contro il governo del primo ministro conservatore Recep Tayyip Erdogan che ha reagito pesantemente facendo intervenire le forze di sicurezza, provocando violenti scontri, arresti e più di duemila feriti.

Anche oggi, sui social network, alcuni attivisti del movimento hanno detto di essere contrari alla candidatura per i Giochi Olimpici del 2020, mentre Erdogan – che ha risposto personalmente alle domande dei membri del CIO durante il question time – ha spiegato che i Giochi Olimpici in Turchia potranno contribuire a far migliorare la situazione in Medio oriente. Da quando il partito conservatore di Erdogan è al potere, dal novembre 2002, la Turchia ha raggiunto alti tassi di crescita economica (solo nel 2013 il PIL turco è cresciuto del 3,2 per cento, secondo le stime dell’Unione Europea), mentre il piano di investimenti presentato dalla delegazione olimpica è di 14,5 miliardi di euro.

L’ultimo posto disponibile per uno sport olimpico
Il Consiglio Esecutivo (EB) del CIO ha approvato il 12 febbraio scorso la lista delle 25 discipline sportive “di base”, che dovranno essere approvate definitivamente. Le 25 discipline selezionate sono: atletica leggera, canottaggio, badminton, basket, pugilato, canoa, ciclismo, equitazione, scherma, calcio, ginnastica, sollevamento pesi, pallamano, hockey, judo, nuoto, pentathlon, taekwondo, tennis, ping pong, tiro, tiro con l’arco, triathlon, vela, pallavolo.

Nella riunione del 29 maggio il Consiglio Esecutivo ha selezionato tre discipline, tra quelle escluse inizialmente, che avranno ancora la possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici del 2020. Ne sarà scelta una tra: la lotta – sia la greco-romana che la libera – lo squash e il baseball/softball. Le altre discipline escluse definitivamente sono: karate, i cosiddetti roller sports cioè i vari sport su rotelle (pattinaggio e skateboard, tra gli altri), arrampicata, wakeboard (uno sport che si basa sulla fusione tra lo sci nautico e lo snowboard) e le arti marziali cinesi.

Secondo quanto scrive il Wall Street Journal, lo squash sembra essere lo sport meno favorito, tra gli altri. Il favorito, invece, sembra essere la lotta, una delle più antiche discipline delle Olimpiadi: fu introdotta per la prima volta nell’edizione delle Olimpiadi antiche del 708 a.C. ed è stata una delle discipline più importanti e rappresentative dall’inizio delle Olimpiadi moderne, a partire dall’edizione del 1896 ad Atene. Tra le motivazioni con le quali il Comitato aveva deciso di escluderla c’era la confusione che si era creata ultimamente nell’assegnazione dei punti durante i combattimenti, che aveva causato diverse proteste anche ai Giochi di Londra 2012.

Le decisioni dei prossimi giorni
I voti dei membri del CIO, riguardo a tutti i temi che saranno trattati, saranno segreti. Questa sera sarà scelta la città organizzatrice dei Giochi Olimpici del 2020, mentre domani sarà stabilito l’elenco ufficiale delle discipline olimpiche che ne faranno parte: la comunicazione del CIO dovrebbe arrivare intorno alle 10 ora locale, quando in Italia saranno le 15. La nomina del nuovo presidente del CIO ci sarà invece fatta il 10 settembre, nella giornata conclusiva della 125esima sessione, intorno alle 00.30, quando in Italia saranno le 5.30 del mattino.

Foto: il primo ministro giapponese Shinzo Abe (Fabrice Coffrini /Pool/Getty Images)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.