L’allenatore di sci nordico sospeso per una chat piena di materiale pornografico e razzista
In Veneto un'inchiesta della procura federale ha coinvolto 15 persone tra cui anche dodici atleti, di cui due minorenni
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La corte federale d’appello della Federazione italiana sport invernali (FISI) ha confermato la condanna a sei mesi di sospensione nei confronti di un allenatore di sci nordico in Veneto che gestiva una chat dove lui stesso e diversi atleti, tra cui alcuni minorenni, si scambiavano materiale pornografico, pedopornografico e razzista. Il giudizio di secondo grado era stato sollecitato dalla procura federale che aveva chiesto una pena superiore nei confronti del presidente del comitato regionale della FISI del Veneto, Roberto Visentin, e della sua vice Federica Monti, assolti in primo grado. La sentenza di appello li ha invece condannati a tre mesi di sospensione per non aver denunciato immediatamente il fatto.
L’inchiesta era stata aperta lo scorso anno in seguito a una lettera inviata alla federazione da un genitore di un’atleta minorenne. In poco tempo la procura federale era riuscita a ricostruire che la chat – chiamata “Francesco Totti” anche se l’ex capitano della Roma è completamente estraneo alla vicenda – era stata creata dall’allenatore per tenere aggiornati 12 atleti sugli orari di allenamenti e dei ritrovi in vista delle gare. Oltre a queste informazioni, l’allenatore e gli atleti si scambiavano immagini e video a contenuto pornografico, pedopornografico e immagini di atlete minorenni: erano foto inviate dalle stesse atlete ai loro ragazzi che poi le condividevano nella chat senza il loro consenso. In casi come questo il reato ipotizzato è la “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, più comunemente conosciuto come revenge porn. Nella chat venivano diffusi e commentati anche materiali con riferimenti al fascismo e al nazismo, e diversi contenuti razzisti.
La procura federale ha indagato 15 persone tra cui l’allenatore, che è anche sottufficiale dell’esercito di stanza a Verona come allievo paracadutista, 10 atleti ventenni, due minorenni e i due dirigenti della federazione. A marzo, nel processo sportivo di primo grado, la procuratrice federale Stefania Crippa aveva chiesto la sospensione da sei mesi a un anno per tutte le persone coinvolte, ma i giudici avevano assolto gli otto atleti che non avevano condiviso contenuti pornografici o razzisti, e condannato i quattro rimasti a pene lievi come l’ammonizione o la sospensione per un mese. I due dirigenti, Visentin e Monti, erano stati assolti.
Solo l’allenatore era stato condannato a una sospensione di sei mesi, confermata in appello: «la sua funzione di istruttore, di insegnante, ne aggrava la condotta», hanno scritto i giudici nella sentenza, in quanto «egli doveva gestire la chat e inibire i ragazzi dal pubblicare e diffondere foto, commenti, offensivi, inopportuni, indecorosi». Oltre alla procura sportiva, del caso si stanno occupando anche la procura di Verona e la procura militare.



