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  • lunedì 12 Agosto 2013

“La moglie di”

Adriano Sofri ha incontrato Alma Shalabayeva ad Almaty e si è fatto raccontare molte cose della sua vita prima e dopo il matrimonio con Mukhtar Ablyazov

Adriano Sofri ha incontrato Alma Shalabayeva ad Almaty, in Kazakistan. Shalabayeva si trova ad Almaty dal 31 maggio, quando è stata messa su un aereo all’aeroporto di Ciampino, a Roma, e riportata nel suo paese. Per la stampa italiana, ma anche per quella internazionale, Shalabayeva è sempre stata “la moglie di”: la moglie di un dissidente, di un truffatore, o di un fuggitivo. Anche per il governo kazako è “la moglie di”, usata come mezzo per mettere pressione al marito, Mukhtar Ablyazov, ricercato in Kazakistan ufficialmente per reati finanziari. Sofri ha raccontato su Repubblica la storia di Shalabayeva, prima che diventasse “la moglie di”: una storia che inizia a «Azhezdy, il paesino in cui sono nata, nella regione di Karaganda, faceva così freddo che se sputavi quando atterrava era già ghiaccio».

ALMATY. C’è una vita di prima, dovrà esserci una vita dopo. C’è un tratto comune nella vicissitudine di Alma Shalabayeva. Lei non è esistita se non come “moglie di”. La polizia italiana, spinta dall’eccesso di zelo dei suoi responsabili politici, cercava il marito, non l’ha trovato, e ha raccattato con le brutte lei e la bambina.

Per consolazione, come in un inventario di reperti: “Documenti cartacei, un computer, banconote, la moglie e la figlia piccola…”. Poi è toccato alle autorità kazake che, per risarcimento della caccia all’uomo provvisoriamente mancata, hanno incamerato “la moglie di”, con l’altro accessorio, la figlia piccola, che fino ad allora non si erano sognati di cercare, improvvisando un’imputazione qualunque. La “moglie di” e la bambina acclusa diventavano una carta da giocare nella caccia all’uomo.

L’opinione italiana si è indignata e commossa per la deportazione. Ma anche allora Alma Shalabayeva (e bambina) è rimasta essenzialmente “la moglie di”, e buona parte dei sentimenti manifestati al suo riguardo si è improntata al giudizio sul marito: oligarca, dissidente, truffatore, crapulone o braccato. Lo “scoop” sulla bionda avvocata slava voleva rendere più che mai Alma Shalabayeva “moglie di”: in quella specie di antonomasia maschile che è la moglie tradita. Come se la deportazione illegale e brutale di due persone fosse attenuata o aggravata dalla loro eventuale felicità famigliare.

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foto: Alma Shalabayeva (Neige De Benedetti)