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  • Sabato 22 giugno 2013

Le foto del “burning monk”, 50 anni fa

La storia del monaco buddhista che si diede fuoco nel 1963 a Saigon, e del giornalista di Associated Press le cui foto fecero il giro del mondo

EDS NOTE: GRAPHIC CONTENT - Thich Quang Duc, a Buddhist monk, burns himself to death on a Saigon street June 11, 1963 to protest alleged persecution of Buddhists by the South Vietnamese government. (AP Photo/Malcolm Browne)
EDS NOTE: GRAPHIC CONTENT - Thich Quang Duc, a Buddhist monk, burns himself to death on a Saigon street June 11, 1963 to protest alleged persecution of Buddhists by the South Vietnamese government. (AP Photo/Malcolm Browne)

Lo scorso 11 giugno è stato il cinquantesimo anniversario del giorno in cui il monaco buddhista Thích Quảng Đức si diede fuoco in una piazza di Saigon, in Vietnam, per protestare contro il regime cattolico estremista di Ngô Đình Diệm. Malcolm Browne, un giornalista di Associated Press, fu l’unico che riuscì a fotografare l’evento grazie a una segnalazione ricevuta la sera prima: ne venne fuori una serie di foto pazzesche, che furono pubblicate dai giornali di tutto il mondo e che si dice abbiano contribuito ad accelerare la caduta del regime di Diệm. La storia di come si arrivò a quelle fotografie è appassionante, e Associated Press l’ha di nuovo raccontata in questi giorni.

Malcolm Browne arrivò in Vietnam il 7 novembre del 1961, quando aveva trent’anni: da sette anni era al potere Ngô Đình Diệm, un ex funzionario cattolico che lavorava nell’amministrazione francese del paese, dove aveva fatto carriera fino a diventare ministro dell’Interno. Grazie all’appoggio dell’apparato francese e degli Stati Uniti, che vedevano nel Vietnam guidato da un cattolico un presidio contro il diffondersi del comunismo, Diệm si insediò a capo di una dittatura (in un paese in cui più del 70 per cento delle persone è buddhista). In pochi anni Diệm sostituì la classe dirigente del paese con persone fedeli a lui, tutte cattoliche, redistribuì le terre, ordinò segretamente di saccheggiare i monasteri buddhisti e vietò di esporre pubblicamente la bandiera buddhista.

L’8 maggio 1963 moltissimi vietnamiti manifestarono in favore dell’uguaglianza religiosa e per il diritto di esporre la bandiera buddhista; nella città costiera di Huế, governata da un fratello del dittatore Diệm, nel corso di una di queste manifestazioni la polizia sparò sulla folla, uccise nove persone e ne ferì quattordici. Dalla fine di maggio in avanti le proteste divennero più frequenti. Il 10 giugno, il giorno prima di una delle più grosse proteste a Saigon, il giornalista Malcolm Browne ricevette una telefonata molto strana. Qui sotto la ricostruzione – foto per foto, ora per ora – di cosa avvenne durante quella manifestazione, la mattina dell’11 giugno.

All’epoca del suicidio Thích Quảng Đức aveva 70 anni, ed era considerato uno dei massimi esponenti del clero buddhista vietnamita: in trent’anni di attività da monaco e predicatore aveva fondato più di 17 templi nel sud del Vietnam. Anche secondo le interpretazioni del buddhismo che vietano il suicidio, il suo fu un gesto coraggioso e “positivo”, in quanto mirava a far conoscere i guai del Vietnam e dei credenti buddhisti, e perciò non identificabile come un peccato.

Le prime foto della manifestazione, fra cui quella del monaco mentre ancora stava bruciando, furono spedite in aereo verso Manila, nelle Filippine. Da lì vennero trasmesse a San Francisco, dove furono passate alla sede centrale di Associated Press, a New York. Dalla sede centrale le foto vennero trasmesse a tutte le pubblicazioni giornalistiche che si appoggiavano all’agenzia. Da quando avvenne il fatto a quando questo diventò una breaking news passarono circa 15 ore: un lasso di tempo oggi impensabile.

L’allora presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, rimase molto colpito dalla foto di Thích Quảng Đức. “Nessuna fotografia nella storia del giornalismo ha mai generato le stesse emozioni di questa, nel mondo”, disse. Il governo statunitense ordinò a quello vietnamita di accettare le richieste dei buddhisti. Il 16 giugno Ngô Đình Diệm firmò un trattato assieme ai buddhisti, cedendo alle pressioni del governo americano; non appena il console degli Stati Uniti lasciò il paese venne però istituita la legge marziale, il 21 agosto. La situazione peggiorò notevolmente, e il regime tornò ad attaccare i monasteri buddhisti e a usare la violenza per reprimere le proteste. Il 1 novembre, con l’approvazione degli Stati Uniti, l’esercito rovesciò Ngô Đình Diệm, che venne assassinato il giorno seguente.

Thích Quảng Đức fu considerato un eroe da moltissimi vietnamiti, e divenne un simbolo della protesta in Vietnam nell’immaginario collettivo occidentale; si stima anche che nei tre anni seguenti 33 persone in Vietnam imitarono il suo gesto di protesta, e tuttora – soprattutto in Tibet – capita con una certa frequenza che monaci buddhisti si diano fuoco per ragioni politiche. Il ritrovamento del cuore di Đức dopo l’incendio rafforzò nei monaci buddhisti la convizione che lui fosse un Bodhisattva, cioè una figura dalla natura semi-divina e perciò sacra per il buddhismo. Ancora oggi il suo cuore è conservato nella pagoda Thien Mu, nella città di Huế, mentre per alcuni anni venne conservato nel caveau della banca nazionale.

Malcolm Browne divenne un giornalista molto famoso, e prima di lasciare Associated Press vinse un premio Pulitzer, nel 1964. Lavorò poi per un po’ di tempo come freelance, e nel 1968 entrò nella redazione del New York Times, per il quale diventò nel 1972 il corrispondente dall’America del Sud. È morto il 27 agosto 2012, in seguito alle complicazione del morbo di Parkinson da cui era affetto da alcuni anni.

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