Le attività online controllate dagli USA

Le più grandi società di Internet, da Google a Facebook passando per Microsoft, sono coinvolte in PRISM: un piano di sorveglianza dei cittadini stranieri senza precedenti, dicono Washington Post e Guardian

La National Security Agency (NSA), l’Agenzia per la sicurezza nazionale statunitense, da almeno sei anni controlla e monitora le comunicazioni online all’estero – quelle effettuate ovunque ma non negli Stati Uniti – tramite un progetto che si chiama PRISM, avendo accesso diretto ai dati di alcune delle più grandi società informatiche del mondo come Microsoft, Google, Facebook e Apple. La notizia, che sta facendo molto discutere e che arriva a un giorno di distanza da quella sulle telefonate controllate dalla stessa NSA, è stata diffusa con due inchieste separate dal giornale statunitense Washington Post e dal britannico Guardian, già autore dello scoop sui tabulati telefonici sorvegliati. Entrambi sono entrati in possesso di una presentazione PowerPoint dell’aprile 2013, riservata e top secret, in cui sono descritte alcune delle pratiche usate dall’Agenzia per controllare le comunicazioni informatiche.

Il documento è costituto da 41 slide e sembra fosse stato realizzato nell’ambito di corsi interni di formazione e aggiornamento, indirizzati ad alcuni dipendenti NSA per mostrare le capacità di PRISM. Nel documento si parla esplicitamente di “raccolta di dati direttamente attraverso i server” delle principali società attive su Internet con sede negli Stati Uniti. I server sono i computer che consentono la circolazione di buona parte dei contenuti online, e che conservano nelle loro memorie le informazioni degli account cui siamo iscritti come foto, email, documenti, cronologie dei motori di ricerca, video, eccetera. Oltre a essere top secret, nel documento si specifica che le informazioni contenute non possono essere condivise in alcun modo con gli alleati degli Stati Uniti.

La possibilità per l’NSA di accedere a questo tipo di dati, potenzialmente le conversazioni e i dettagli di quasi chiunque abbia un account online in qualsiasi parte del mondo, era stata data in seguito a una serie di provvedimenti approvati nel 2007 dall’amministrazione di George W. Bush, e rinnovati alla fine dello scorso anno dall’attuale presidente Barack Obama.

Stando al documento, nell’operazione sono coinvolte da anni alcune delle più grandi società attive su Internet. La raccolta di informazioni dai server di Microsoft iniziò nel 2007, seguita circa un anno dopo da quella presso Yahoo. Nel 2009 fu la volta di Google, Facebook e di PalTalk, un servizio di messaggistica istantanea molto usato durante la cosiddetta “Primavera Araba”. Nel 2010 l’operazione PRISM fu estesa a YouTube, la cui proprietà è di Google, mentre nel 2011 furono aggiunti Skype e il fornitore di servizi Internet AOL (America Online). Infine, a ottobre del 2012 fu aggiunta anche Apple. Sui server negli Stati Uniti di tutte queste società circolano le informazioni non solo degli statunitensi, ma anche di chi si è iscritto ai loro servizi in altre parti del mondo.

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La legge degli Stati Uniti, e questo si sa da tempo, prevede che in determinate circostanze le società su Internet forniscano dati e informazioni sui loro utenti nell’ambito di particolari indagini, spesso legate alla lotta contro il terrorismo internazionale. PRISM funziona diversamente, spiegano Guardian e Washington Post, perché dà la possibilità di accedere direttamente alle informazioni sui server con “l’assistenza dei fornitori di servizi negli Stati Uniti”. Nel documento si dice che il sistema permette alla NSA di ottenere i dati senza che siano inoltrate precedentemente richieste alle società e senza la necessità di un’ordinanza di un magistrato.

I responsabili di Google hanno diffuso un comunicato per smentire di essere mai stati a conoscenza dell’esistenza di PRISM: «Google ha profondamente a cuore la sicurezza dei dati dei propri utenti. Riveliamo le informazioni sugli utenti seguendo la legge, e controlliamo attentamente ogni richiesta. Viene spesso detto che abbiamo creato una “porta di servizio” per il governo all’interno dei nostri sistemi, ma Google non ha nulla del genere per consentire al governo di accedere ai dati privati degli utenti».

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