• Mondo
  • domenica 5 maggio 2013

Il punto sulla Siria

Negli ultimi giorni ci sono stati diversi massacri nelle aree costiere, Israele ha bombardato di nuovo sabato notte, mentre il conflitto minaccia sempre più di allargarsi ai paesi vicini

Negli ultimi giorni l’opposizione siriana ha denunciato una serie di massacri ed esecuzioni di intere famiglia di religione sunnita avvenuti nella città di Banias, nel centro del territorio a maggioranza alawita – la minoranza religiosa che appoggia il regime di Assad. Secondo le prime testimonianze, che non possono essere indipendentemente verificate a causa della difficoltà per i giornalisti di muoversi in Siria, circa 60 persone sarebbero state uccise.

Su Internet già da ieri hanno cominciato a girare molte fotografie e video particolarmente impressionanti che mostravano intere famiglie, donne e bambini compresi, uccisi con armi da fuoco, coltelli e armi contundenti. I loro corpi erano disposti in modo da lasciare supporre che si sia trattato di esecuzioni deliberate. I massacri sarebbero cominciati giovedì scorso. Secondo fonti locali citate da molti giornali, almeno 4.000 persone di religione sunnita avrebbero cercato di abbandonare l’area costiera a maggioranza alawita, ma sarebbero state bloccate da alcuni posti di blocco del governo.

Le aree alawite
Gli alawiti sono un gruppo religioso sciita, uno dei meno numerosi nei quali si divide il mondo musulmano. Nonostante la grande maggioranza dei siriani sia di religione sunnita, sono alawiti la famiglia Assad, che governa il paese da diversi decenni, buona parte dei vertici dell’esercito e della burocrazia. Gli alawiti sono la maggioranza in tutta la regione costiera che dal Libano, a sud, arriva sino al confine con la Turchia, a nord.

Quest’area nel corso degli ultimi due anni è rimasta tra le più pacifiche del paese. Gli scontri principali sono quasi tutti avvenuti nelle grandi città: Aleppo, che si trova vicino al confine settentrionale della Turchia, la zona dove i ribelli sono più forti; Homs, più o meno al centro del paese, e la capitale Damasco, dove i ribelli controllano tutt’ora zone della periferia e alcuni quartieri meridionali.

Nella zona costiera erano state riportate violenze e omicidi nei confronti dei sunniti, che in quell’aerea sono una minoranza, già nei primi mesi di guerra. Si era trattato di casi isolati, molto diversi dai massacri degli ultimi giorni, portati avanti da milizie irregolari di alawiti e che, in qualche modo, ricordano la “pulizia etnica” avvenuta nei Balcani nel corso degli anni Novanta.

Secondo il Guardian, questi massacri dimostrano come la guerra civile siriana si stia sempre più trasformando in una guerra religiosa. Il conflitto è scoppiata nel marzo 2011, in seguito alla repressione violenta di una serie di manifestazioni che chiedevano maggiore democrazia, e si ritiene che abbia causato fino ad ora circa 70 mila morti. La spina dorsale dell’opposizione è costituita dalla maggioranza sunnita del paese: spesso sono forze, se non proprio laiche, non troppo influenzate dalla religione.

L’estremismo religioso
In altri casi le brigate rivoluzionarie utilizzano ampiamente la retorica del jihad e ricevono aiuti e volontari da altri movimenti jihadisti dei paesi vicini. I ribelli ricevono un qualche tipo di aiuti anche da paesi come Giordania, Arabia Saudita e Qatar, ma il rapporto che questi paesi hanno con loro è tuttora ambiguo e poco chiaro.

Sono stati riportati diversi casi di collaborazione tra militanti ed estremisti religiosi in Iraq e in Siria. Esistono anche diversi casi, uno documentato piuttosto bene, di militanti libici che, finita la guerra nel loro paese, si sono trasferiti in Siria con il loro bagaglio di conoscenze militari e, a volte, portando con sé armi o volontari. A queste forze si oppone la minoranza alawita, legata al regime di Assad, che è appoggiata anche da quella cristiana (circa il 10% del paese): questa, secondo i commentatori, teme che una vittoria dei ribelli possa significare la nascita di una Siria islamica e quindi un aumento delle persecuzioni nei loro confronti.

Il regime siriano è appoggiato anche dall’Iran, un paese sciita come la minoranza al governo della Siria, e dal movimento terrorista di Hezbollah, anche questo sciita, che controlla buona parte del Libano meridionale. La Russia ha sempre tenuto un atteggiamento ambiguo nei confronti della Siria: i due paesi sono tradizionalmente alleati – in Medio Oriente, la Siria è l’ultimo alleato della Russia, che ha basi navali nel porto di Tartus – e le industrie degli armamenti russi hanno sempre esportato molto in Siria.

Gli attacchi israeliani
Negli ultimi mesi è cresciuto il timore che il conflitto siriano possa allargarsi ai paesi vicini. Venerdì alcuni aerei israeliani hanno attaccato un convoglio che trasportava armi, missili probabilmente, verso il confine con il Libano, per consegnarli probabilmente agli Hezbollah. Ieri notte gli aerei israeliani hanno colpito nuovamente Damasco – che si trova vicino al confine con il Libano e non molto lontano da quello con Israele. Secondo alcune fonti anonime, sarebbe stato colpito un centro di ricerca sulle armi chimiche. Un altro attacco era avvenuto a gennaio.

La settimana scorsa, il leader di Hezbollah ha minacciato l’Occidente, dicendo che il regime di Assad ha amici che non permetteranno che venga fatto cadere. Ha poi aperto un altro fronte, avvertendo che se i “jihadisti”, come chiama gli estremisti sunniti che combattono con i ribelli, dovessero attaccare i templi sciiti in Siria, scateneranno delle azioni di rappresaglia.

Cosa dice Obama
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, venerdì scorso ha dichiarato che non prevede uno scenario in cui soldati americani si troveranno a combattere sul suolo siriano e che gli Stati Uniti continueranno a indagare sull’uso di armi chimiche in Siria. Obama, diverse settimane fa, aveva dichiarato che se il regime di Assad avesse fatto uso di armi chimiche – gas tossici – gli Stati Uniti sarebbero stati pronti a intervenire militarmente. Negli ultimi giorni un numero crescente di prove sembra confermare che in alcune parti della Siria siano stati effettivamente usati gas tossici, ma non è ancora possibile dimostrare da parte di chi e contro chi.

Un bambino corre con la banidera dei curdi siriani 

Foto: AP Photo/Manu Brabo

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.