• Mondo
  • domenica 29 luglio 2012

La brigata internazionale in Siria

La storia del piccolo esercito formato anche da veterani libici che combatte in Siria e ha misteriosi finanziamenti

La giornalista della CNN Jomana Karadsheh racconta la storia della brigata “Liwaa al-Umma”, un gruppo di ex ribelli libici che dopo essere stati tra i primi a entrare a Tripoli l’anno scorso, hanno attraversato il Mediterraneo e sono andati a combattere in Siria contro il regime di Bashar al Assad. La brigata è guidata da Al-Mahdi al-Harati, un libico-irlandese che sugli altri articoli che parlano di lui viene descritto, di volta in volta, come un ribelle romantico, un fanatico religioso o un capitano di ventura. Grazie a finanziamenti di provenienza poco chiara Harati in poco più di un anno è passato da essere un maestro di scuola a sedere nel Consiglio di Transizione libico e guidare una brigata di 6.000 uomini in Siria.

Il nome della brigata, “Vessillo nazionale” o “delle nazioni”, ricorda quello delle brigate internazionali, i gruppi di volontari da tutto il mondo che tra il 1936 e il 1939 andarono in Spagna per combattere il regime fascista di Francisco Franco. «Ho deciso di mettere la mia nazionalità da parte», ha spiegato alla CNN, «e mettere la mia esperienza a disposizione di chi ne ha bisogno». Nella brigata combattono, oltre a molti siriani, arabi di varie nazionalità provenienti da tutto il mondo.

Harati è stato tra i primi ribelli a entrare a Tripoli, lo scorso agosto. All’epoca guidava la “Brigata rivoluzionaria di Tripoli”, una delle formazioni armate più famose dell’esercito di liberazione libico. L’anno scorso l’Irish Times ha raccontato la sua biografia. Harati, 38 anni, era un insegnante di arabo. Sua moglie e suo figlio vivono tutt’ora a Dublino, dove Harati insegnava. Harati era a bordo di una delle navi della Freedom Flotilla, il gruppo di navi turche che nel 2010 cercò di forzare il blocco israeliano a Gaza.

Harati ha visitato la Siria per la prima volta l’anno scorso, dopo la liberazione della Libia. Racconta che il suo primo viaggio è stato una specie di ricognizione sul campo, per vedere di cosa potessero aver bisogno i ribelli siriani. Alcuni mesi fa, racconta Harati, decise di partire per andare a combattere in Siria. La sua brigata, ha spiegato alla CNN, è composta soltanto da volontari. Per il momento sarebbero circa 30 i veterani libici che si sono uniti alla brigata. In tutto, secondo l’Irish Times, la brigata sarebbe composta da seimila persone, per il 90 per cento siriani e per il 10 per cento libici o di altre nazioni.

Parte della brigata di Harati è impegnata nei combattimenti a circa 10 chilometri da Aleppo, la città più grande della Siria, da ieri sotto assedio da parte del regime. Secondo Harati venerdì, dopo uno scontro di quattro ore, i suoi uomini hanno ucciso 63 soldati di Assad, perdendo 3 dei loro. Nonostante combattano nello stesso territorio, la brigata di Harati e il Free Syrian Army (FSA), la principale forza dei ribelli al regime di Assad, operano in modo indipendente.

Quelli che scelgono di arruolarsi nella brigata Liwaa al-Umma spesso lo fanno per la sua ispirazione religiosa. «Ci dicono che siamo jihadisti estremisti», ha raccontato alla CNN Mohammed, un ragazzo di 23 anni, volontario, «ma non lo siamo. In Libia abbiamo fatto il Jihad, abbiamo assaporato la bellezza del Jihad. Ma non facciamo il Jihad come la fanno al Qaida e altri».

Oltre all’accusa di arruolare fanatici religiosi, Harati è anche sospettato di essere un mercenario. Alcuni suoi viaggi fanno pensare che Harati e i suoi uomini abbiano ricevuto finanziamenti e addestramento in Qatar, uno dei pochi paesi arabi a fornire un aiuto militare alle forze della coalizione durante i bombardamenti in Libia.

foto: MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.