• Mondo
  • venerdì 8 febbraio 2013

Due anni dopo la Primavera araba

Paese per paese, come vanno le cose oggi nei posti dove due anni fa manifestazioni e proteste innescarono grandi cambiamenti

Sono passati poco più di due anni da quando manifestazioni e proteste di grande intensità e forza hanno iniziato a ripetersi con continuità in Nord Africa e in Medioriente, generando cambiamenti storici con pochissimi precedenti. Nelle sue prime fasi, la cosiddetta “Primavera araba” venne paragonata alle rivolte del 1989 in Europa Orientale e fu descritta come il movimento delle popolazioni arabe contro dei regimi vecchi e corrotti in favore di governi più democratici. Fu soprattutto Al Jazeera, il canale di proprietà dell’emiro del Qatar, a diffondere le immagini delle proteste e a dare ampio spazio alle ragioni dei manifestanti. Dittatori come il tunisino Zine El-Abidine Ben Ali, l’egiziano Hosni Mubarak e il libico Muammar Gheddafi, alla guida dei loro paesi da decenni, vennero sostituti da governi democraticamente eletti.

A due anni di distanza, le situazioni nei vari paesi coinvolti dalle proteste sono molto diverse. Anche in Tunisia, per esempio, il paese che fino a pochi mesi fa veniva visto come un modello di rivoluzione ben riuscita, è iniziata una profonda crisi politica causata dall’omicidio di Chokri Belaïd, uno dei leader dell’opposizione di sinistra. Altri paesi si trovano a gestire la transizione senza avere forze politiche sufficientemente strutturate, come la Libia e soprattutto lo Yemen. Si sono aperti nuovi spazi per la diffusione di movimenti islamici radicali e per gruppi legati ad al-Qaida. Oggi la situazione più grave e complicata è sicuramente quella della Siria, dove dall’inizio del conflitto sono morte per gli scontri circa 60.000 persone. Dentro ogni foto c’è un punto della situazione sui paesi che hanno attraversato i cambiamenti più importanti.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.