Una giornata in attesa

Monti vede Napolitano, Berlusconi dice di tornare per vincere e che non è stato possibile trovare un altro leader per il PdL

21.00. Mario Monti intende dimettersi da presidente del Consiglio appena approvate le leggi di stabilità e di bilancio: lo dice la nota diffusa dal Quirinale subito dopo l’incontro con Giorgio Napolitano. Secondo Monti, la decisione del PdL di astenersi nei confronti del governo “costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del Governo e della sua linea di azione”.

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Oggi il presidente Napolitano incontrerà il presidente del Consiglio Mario Monti per discutere di questi ultimi mesi del suo governo e, forse, per concordare la data delle elezioni, dopo aver incontrato ieri i presidenti delle Camere e i leader dei partiti della maggioranza.

Sull’attuale situazione politica, Monti oggi ha detto:«Mi sembra una situazione gestibile della vita democratica di un paese». Per quanto riguarda la decisione del PdL di astenersi in Parlamento, ha spiegato che il «fatto di ritirare il suo appoggio sistematico introduce un elemento molto importante». Il presidente del Consiglio, in un discorso fatto a Cannes, ha sottolineato l’importanza dei provvedimenti presi dal suo governo nell’ultimo anno contro la crisi e ha criticato l’approccio di alcuni esponenti politici non citati esplicitamente che ricercano il consenso «attraverso la presentazione di promesse illusorie».

Nel pomeriggio, intanto, Silvio Berlusconi ha confermato la sua volontà di candidarsi. Dopo lungo silenzio, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook quattro messaggi nell’arco del pomeriggio, in cui ha criticato il governo e ha annunciato di tornare in campo per vincere le elezioni. Ha scritto che la data del 10 marzo può essere quella giusta per votare e ha confermato che il suo partito continuerà ad approvare nel frattempo «i provvedimenti che sono già in Parlamento». Ha spiegato che per vincere le prossime elezioni «era opinione di tutti che ci volesse un leader riconosciuto»: ma questo leader, «un Berlusconi del ’94, ahimé non l’abbiamo trovato». «Non è che non lo si sia cercato, questo leader: l’abbiamo cercato eccome, ma non c’è». Berlusconi (o chi gestisce il profilo per lui) ha detto anche di sperare di «cambiare l’attuale legge elettorale», «in caso contrario andremo a votare con l’attuale legge».

La situazione politica italiana si è complicata sempre di più da giovedì scorso, quando il PdL ha annunciato che i suoi gruppi parlamentari di Camera e Senato non avrebbero partecipato a due voti di fiducia chiesti dal governo su due decreti leggi, uno riguardo allo sviluppo e un altro sui costi della politica (seppur facendo in modo di mantenere il numero legale per le votazioni). La fiducia è stata comunque approvata e lo stesso è successo ieri, con il voto per la conversione in legge di un decreto sul finanziamento degli enti locali. In tutti e tre i casi però, nonostante la fiducia, il governo non ha mai ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, venendo meno, appunto, quelli del PdL che da ora in poi ha detto che si asterrà nelle votazioni che prevedono la fiducia.

Ieri, il segretario del partito Angelino Alfano ha incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dopo l’incontro ha detto che il PdL considera «conclusa» l’esperienza del governo Monti: «Tredici mesi fa questo governo nacque perché le cose andassero meglio. Tredici mesi dopo le cose vanno peggio». Non solo: giovedì Alfano aveva detto che le primarie del PdL sono annullate, dopo la decisione di Silvio Berlusconi di candidarsi per la sesta volta alla presidenza del Consiglio. La crisi politica in atto è nata da queste due prese di posizione del PdL, che è il più grande dei tre partiti che sostengono il governo di Mario Monti ed è il partito di maggioranza relativa sia alla Camera, sia al Senato.

Al governo, facendo alcuni conti, resterebbe circa un mese e già si parla di una possibile data per le elezioni: il 10 marzo, una data che potrebbe andare bene anche al segretario del Partito Democratico e candidato premier del centrosinistra, Pier Luigi Bersani, secondo quanto riporta il Corriere della Sera di oggi. Una data, tra l’altro, in cui si potrebbero svolgere, in contemporanea, anche le elezioni regionali della Lombardia. Di sicuro, ha detto Alfano, il suo partito appoggerà l’approvazione della legge di Stabilità e forse qualche altro provvedimento, come la legge delega fiscale e il decreto sviluppo: «non vogliamo mandare le istituzioni e il paese allo scatafascio», ha detto.

 

Foto: Mario Monti (AP Photo/Lionel Cironneau)