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  • venerdì 9 Novembre 2012

Barack Obama andrà in Birmania

Sarà il suo primo viaggio ufficiale dopo la rielezione e il primo presidente statunitense a visitare il paese, parte il 17 novembre

La prima visita ufficiale di Barack Obama dopo la rielezione alla presidenza degli Stati Uniti sarà in Asia: dal 17 al 20 novembre il presidente visiterà la Thailandia, la Cambogia e la Birmania. Le ultime due tappe hanno un’importanza che in molti definiscono storica: nessun presidente americano in carica ha mai visitato uno dei due stati. Il viaggio mostra l’intenzione di Obama e della sua amministrazione di accrescere l’influenza americana nell’area del Pacifico, nel tentativo di contenere il peso che ha la Cina nella regione. La brevità della visita è dovuta alla necessità per Obama di trovare entro la fine dell’anno un accordo con i repubblicani sui tagli alla spesa pubblica, le tasse e l’innalzamento del tetto del debito pubblico.

(Il primo problema di Obama)

Obama incontrerà a Yangon il presidente birmano Thein Sein e Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione, premio Nobel per la pace e simbolo della lotta per la democrazia nel paese. I due si erano già incontrati a Washington lo scorso settembre, quando Suu Kyi aveva ricevuto di persona la Medaglia d’oro del Congresso, che le era stata assegnata nel 2008 ma che non aveva potuto ritirare perché si trovava agli arresti domiciliari in Birmania. In Cambogia Obama parteciperà a un incontro con i leader dell’Associazione delle nazioni del sudest asiatico nella capitale Phnom Penh. Il presidente ha fatto sapere che nella sua visita parlerà di molte questioni, dall’economia, alla sicurezza, ai diritti civili.

L’annuncio del viaggio in Birmania e Cambogia ha sollevato molte polemiche e preoccupazioni da parte dei gruppi che si occupano della promozione dei diritti civili. Molti temono che la visita in Cambogia possa rafforzare e in un certo senso legittimare il governo autoritario del primo ministro Hun Sen, al potere da 27 anni. Sen è accusato di aver represso l’opposizione, di limitare la libertà dei cittadini e di ripetute violazioni dei diritti umani. Anche il viaggio in Birmania è stato molto contestato.

Nel marzo del 2011 il nuovo governo – composto esclusivamente da civili – ha preso il posto della giunta militare, al potere dal 1962, ha avviato un processo di democratizzazione: migliaia di prigionieri politici sono stati liberati, è stato riaperto il Parlamento dopo vent’anni e si sono svolte le elezioni, è stata abolita la censura e intrapreso un dialogo con i gruppi etnici armati che da anni combattono per ottenere l’indipendenza. Nonostante i numerosi passi avanti però molti attivisti giudicano il viaggio di Obama prematuro e temono che possa avere l’effetto opposto di bloccare ulteriori riforme. Altri opinionisti sostengono invece che sia proprio il momento giusto, così da premiare il governo e incoraggiarlo a continuare il processo democratico.

La nuova Birmania

Ritratti di detenuti politici, James MacKay fotografa attivisti, studenti, giornalisti e avvocati usciti dalle prigioni della Birmania

Foto: Barack Obama con Aung San Suu Kyi nello Studio ovale della Casa Bianca 19 settembre 2012 (BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/GettyImages)