Che succede con la legge elettorale?

La commissione Affari costituzionali del Senato ha adottato la proposta del PdL: i tempi, cosa contiene e quali sono le principali differenze col testo del PD

©lapresse
13-04-2008 Brescia Italia
politica
Elezioni camera e senato comune circoscizione 2008 ; primo giorno di voto ;
nella foto lo scrutatore verifica i documenti

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13-04-2008 Brescia Italia
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Elezioni camera e senato comune circoscizione 2008 ; primo giorno di voto ;
nella foto lo scrutatore verifica i documenti

Ieri la Commissione Affari costituzionali del Senato ha deciso di adottare come testo base per la riforma della legge elettorale il testo presentato dal Popolo delle Libertà a firma di Lucio Malan. A favore hanno votato in 16 (PdL, UdC, Lega, FLI, MpA e Coesione Nazionale) e contro in 10 (PD, IdV e Carlo Vizzini, del PSI, presidente della Commissione). La proposta del Partito Democratico, a firma Enzo Bianco, è automaticamente decaduta.

I tempi
Il termine per la presentazione degli emendamenti da discutere in Aula è stato fissato alle ore 18.00 di mercoledì prossimo e dovrebbe essere votato entro il 24 ottobre al Senato, anche se il presidente Vizzini ha dichiarato che la discussione potrebbe essere rimandata all’inizio di novembre a causa delle elezioni siciliane per il rinnovo dell’Assemblea regionale. Se l’Aula del Senato non modificherà il testo base di Malan, la bozza passerà poi alla Camera.

Che cosa contiene il testo approvato ieri:
Formula elettorale: si tratta di un sistema proporzionale assegnato su base nazionale alla Camera e con circoscrizionali regionali al Senato, che prevede delle soglie di sbarramento e un premio alla lista o alla coalizione di liste che ottiene il maggior numero di seggi a livello nazionale.

Soglie di sbarramento: è stato fissato lo sbarramento del 5 per cento a livello nazionale sia per la Camera che per il Senato. Con delle deroghe: dal 5 per cento si scende al 4 per i partiti che scelgono di coalizzarsi (e dunque a prescindere dal risultato degli alleati) e si sale al 7 per cento per le liste che ottengono il risultato in un numero di circoscrizioni  (regioni) pari ad almeno un quinto della popolazione (questo per premiare i partiti maggiormente radicati sul territorio).

Premio di coalizione: il premio è del 12,5 per cento dei seggi complessivi (76 alla Camera e 37 al Senato) alla lista o alla coalizione di liste che ottiene il maggior numero di seggi a livello nazionale sia al Senato che alla Camera. Il premio su base nazionale in entrambe le Camere supera il metodo dei premi regionali al Senato previsti dal cosiddetto Porcellum attualmente in vigore che rendeva possibile la coesistenza di due maggioranze diverse nei due rami del Parlamento.

Candidature: restano le 27 circoscrizioni della legge attuale, il cosiddetto Porcellum, ma ciascuna lista è formata da due elenchi. Nel primo (che attribuirà i due terzi dei seggi assegnati alla circoscrizione) la scelta avverrà con il voto di preferenza. Nel secondo (che attribuirà il restante terzo dei seggi assegnati alla circoscrizione) avverrà con listino bloccato. In caso di elezione di un unico deputato su base circoscrizionale passerà quello del secondo elenco a listino bloccato e non quello del primo con le preferenze (questa opzione è stata voluta dall’UdC).

Preferenze: tra i candidati del primo elenco (che attribuirà i due terzi dei seggi assegnati alla circoscrizione) sarà possibile esprimere 1 o 2 voti di preferenza.

Rappresentanza di genere: l’opzione è stata proposta dal PD. L’elenco dei candidati da scegliere con la preferenza può contenere un numero di candidati dello stesso sesso non superiore ai due terzi dell’elenco stesso. Se l’elettore o l’elettrice esprime due voti di preferenza dovrà indicare un uomo e una donna, altrimenti la seconda preferenza sarà annullata. Anche il listino bloccato, per essere ammesso, dovrà essere formato da candidati di sesso diverso in ordine alternato escluso il o la capolista.

Incandidabilità: verrà estesa ai membri delle giunte regionali (presidente e assessori). Era già prevista per i presidenti di giunte provinciali e i sindaci di comuni con più di 20 mila abitanti.

La proposta del Pd a firma di Enzo Bianco:
Sono sostanzialmente due le differenze tra la proposta del PD e il testo base approvato ieri. La prima riguarda i collegi uninominali voluti dal Partito Democratico per evitare le preferenze e limitare i casi di corruzione e inquinamento dei voti. La seconda ha invece a che fare con il premio di maggioranza. Lo spiega la Stampa:

Il problema per il partito di Bersani, non sta solo nel meccanismo di voto quanto, soprattutto, nel premio di maggioranza. Un “magro” bottino di 76 seggi alla Camera (e 37 al Senato) che consentono di governare (ma con una maggioranza di una manciata di seggi) a malapena alla coalizione che arriva al 40%. Una quota che, stando ai sondaggi, è difficile che Pd, che pure è il primo partito, possa raggiungere insieme a Sel. Se la legge dovesse passare il Pd incasserebbe comunque il premio ma non sarebbe in grado di governare o, per farlo, dovrebbe cercare alleanze post-elettorali. Insomma, il voto di oggi ha tutta l’aria di essere il primo tassello di un mosaico verso il Monti bis.

Il quotidiano Europa ha provato ad applicare la nuova legge alle percentuali di voto attribuite ai singoli partiti secondo il sondaggio Ipsos proposto durante la puntata di Ballarò di martedì scorso. E questo sarebbe il risultato se si votasse oggi:

 

 

 

 

 

 

E sarebbe la questione legata al premio di maggioranza il motivo principale del voto contrario del Pd all’interno della Commissione Affari costituzionali del Senato. Scrive Claudio Cerasa sul Foglio:

Venerdì scorso il Pd, l’Udc e il Pdl avevano trovato un accordo e l’accordo prevedeva una riforma con un premio di maggioranza alla coalizione circa del 15 per cento e le preferenze. Su quel testo il Pd era disposto a votare di sì, nonostante le preferenze (che il Pd non vuole). Per due ragioni. La prima ragione è legata al premio di maggioranza più alto, cosa che il Pd chiedeva e che nella bozza che circolava fino a venerdì era presente. La seconda ragione è legata al premio di maggioranza alla coalizione e non al partito (cosa che il Pd chiedeva dal momento che le primarie organizzate dal centrosinistra non sono primarie di partito ma di coalizione). A queste due condizioni, Bersani aveva fatto sapere al Pdl e all’Udc (tramite Migliavacca) che sarebbe stato disponibile a non votare contro la riforma elettorale proposta dal relatore Malan (Pdl). A inizio settimana però Bersani scopre che l’Udc e il Pdl hanno “chiuso” su un premio diverso a quel punto il segretario sceglie di dare mandato ai suoi senatori di votare contro, con l’idea di puntare tutto nelle prossime settimane sulla negoziazione del premio di maggioranza.