Il problema con la Spagna

Perché è necessario un prestito internazionale, dove verranno presi i soldi, cosa dovrà fare il governo in cambio

Ieri sera la Spagna, la quarta economia dell’eurozona, ha chiesto un prestito di decine di miliardi di euro agli altri paesi dell’eurozona. Si parla di circa 100 miliardi di euro, ma la cifra precisa verrà decisa nei prossimi giorni quando ci saranno due summit tra le banche spagnole in grave crisi e i rappresentanti dei paesi dell’euro per calcolare l’esatto ammontare del prestito.

Perché è necessario un prestito
La decisione si è resa necessaria per ricapitalizzare il sistema bancario spagnolo che, secondo molti analisti e lo stesso governo del premier Mariano Rajoy, sarebbe in una situazione molto pericolosa: diverse banche sono in rosso e in crisi di liquidità. Dovessero fallire creerebbero un effetto a catena che coinvolgerebbe diversi istituti di credito e avrebbe gravi ripercussioni per la Spagna e per tutta l’eurozona. Oggi il primo ministro Rajoy, nonostante la situazione finanziaria molto grave, ha definito il prestito “una vittoria della credibilità dell’euro”.

Da dove verranno presi i soldi
I 100 miliardi di euro di cui si è parlato nelle ultime ore dovrebbero arrivare da due fondi comuni europei, ossia il vecchio fondo salva-stati EFSF (European Financial Stability Facility) e quello più potente, che il prossimo mese ne prenderà il posto, ossia l’European Stability Mechanism (ESM). Nel prestito non verranno coinvolti, a quanto pare, né il Fondo Monetario Internazionale né la Banca Centrale Europea.

Che cosa dovrà fare la Spagna in cambio
Nonostante le dichiarazioni rassicuranti delle ultime ore, questo è ancora uno dei punti più oscuri. Il premier Rajoy ha assicurato che alla Spagna non verranno chiesti altri sacrifici, principalmente per due motivi: nel caso spagnolo, a differenza di Grecia, Portogallo e Irlanda, non è direttamente coinvolta la cosiddetta “troika” (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea), che negli altri casi ha, almeno in parte, supervisionato i paesi in difficoltà per controllare strettamente i piani di risanamento delle loro economie.

Inoltre, la Spagna recentemente ha già approvato dure misure di austerità. Si prevede già una crescita della disoccupazione, già molto alta, e nuovi tagli potrebbero peggiorare la situazione. Del resto il prestito internazionale non è destinato direttamente alle casse del governo spagnolo ma alle banche, che a loro volta dovranno rispettare nuovi parametri che verranno resi noti nei prossimi giorni. È vero, però, che anche l’Irlanda ha ricevuto gli aiuti internazionali per una crisi del sistema bancario simile a quella spagnola: con il coinvolgimento dell’FMI, ha dovuto approvare in cambio dure misure di austerità.

Come si è arrivati a questo punto
La crisi spagnola è iniziata in seguito alla crisi del mercato immobiliare, che durante gli anni tra il 2004 e il 2008 aveva vissuto una fase di grande espansione, ma che si è velocemente sgonfiato negli ultimi quattro anni generando un tasso molto alto di disoccupazione. Questo ha portato anche a un crollo delle entrate fiscali e a un aumento molto veloce delle spese da parte dello stato per i cosiddetti ammortizzatori sociali, ovvero gli aiuti e i sussidi ai disoccupati.

Le banche, che nel periodo di crescita esponenziale del settore immobiliare avevano visto crescere moltissimo i prestiti in uscita, al momento del collasso hanno subito grandissime perdite. Ad aggravare l’incertezza e il nervosismo degli investitori è il fatto che l’ammontare di questo buco non è per niente chiaro. L’esatta dimensione di questo buco sarà nota a fine giugno, quando saranno pubblicati due rapporti indipendenti commissionati dal governo spagnolo. Il buco potrebbe avvicinarsi ai 180 miliardi di euro.

Per ora la banca più colpita è stata Bankia, la quarta banca spagnola, che a fine maggio ha chiesto un aiuto allo stato spagnolo di 19 miliardi di euro. Ma altre banche, incluse CatalunyaCaixa e NovaGalicia potrebbero avere bisogno, secondo quanto scrive la BBC, di aiuti che si aggirano sui 9 miliardi di euro.

Il futuro dell’economia spagnola
Non sembra affatto buono. Lo scorso aprile la Spagna è tornata ufficialmente in recessione e, secondo alcune stime, la crescita non tornerà almeno fino al 2013 (si stima che nel 2012 il suo Prodotto Interno Lordo (PIL) scenderà dell’1,7 per cento). La disoccupazione, arrivata a livelli record e oramai insostenibili: oltre il 24 per cento della forza lavoro e il 50 per cento dei giovani non hanno un impiego.

Il governo del nuovo premier conservatore Mariano Rajoy ha approvato nei primi cento giorni di governo tagli per ben 42,3 miliardi di euro, allo scopo di raggiungere nel 2013 un obiettivo cruciale per l’Europa, cioè il rapporto deficit/PIL al 3 per cento. Il rapporto deficit/PIL della Spagna nel 2011 è salito all’8,5 per cento, superando le stime che lo davano precedentemente al 6 per cento. Dopo molte polemiche, Rajoy si è impegnato con l’Europa a farlo scendere al 5,3 per cento nel 2012. Ieri c’è stata una grande manifestazione in Spagna contro i tagli del governo Rajoy.

nella foto, il premier spagnolo Mariano Rajoy (AP/Daniel Ochoa de Olza)